Cambiano gli studenti e il clima: per tutti, ma non per il Governo

Il caldo è insopportabile ma gli edifici scolastici non conoscono ristrutturazioni. La dispersione scolastica è elevatissima e raggiunge cifre da capogiro per i “nuovi italiani” ma, mentre molte scuole si attrezzano per contenerla, l’amministrazione centrale sembra ignorarlo. Gli infondati auto elogi del Governo non bastano ad affrontare l’impatto delle nuove generazioni e la complessità e le incertezze del loro cammino di crescita.

Nulla accade in polizia che il ministro non sappia e non voglia

Di fronte a gravi fatti di cronaca che coinvolgono operatori di polizia l’attenzione si concentra sul singolo intervento, sulla decisione presa per strada in pochi secondi. È giusto che sia così ma non basta. La responsabilità maggiore sta in alto ed è fatta di strategie politiche sicuritarie, di condizionamenti realizzati con piccoli o grandi privilegi, di mancate risposte a sollecitazioni che vengono anche dall’interno del corpo.

Le molte ragioni contro la proposta di legge elettorale della destra

La proposta di legge elettorale della destra è inaccettabile non solo per la dichiarata volontà di impedire, con essa, la vittoria della parte avversa ma anche per la finalità strategica. La sua idea di fondo è che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. Di qui una serie di distorsione che meritano di essere evidenziate e denunciare.

Le molte ragioni del NO: per riaprire la questione delle garanzie

C’è, tra i giuristi progressisti (soprattutto avvocati), chi sostiene che la riforma costituzionale sottoposta a referendum potrà essere, grazie alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, un veicolo di crescita delle garanzie. È una posizione infondata: non per ragioni di principio ma per le caratteristiche di “questa” separazione, che affievolisce l’autonomia dei giudici e tende a riportarli nell’orbita del Governo.

Contro il Governo che cerca lo scontro, restare umani

Il Governo cerca lo scontro in piazza, se serve il sangue o addirittura il morto. Il ministro degli Interni lo ha detto senza mezzi termini. Lo sgombero di Askatasuna era un segnale univoco e il decreto legge appena approvato va in quella direzione. Ma tutto questo non giustifica il pestaggio di un poliziotto. “Restiamo umani” deve essere la parola d’ordine di un’opposizione forte, di massa, realistica, disarmata.

Askatasuna il giorno dopo

Il giorno dopo l’irruzione della polizia nella sede di Askatasuna, con interruzione del percorso di trasformazione concordato con il Comune di Torino, i problemi sono più acuti di prima. La città è militarizzata, la polizia ha alzato il livello dello scontro, il rischio di “disordini” è permanente. Ed è facile prevedere che, se il Comune non riprenderà l’iniziativa, la città vivrà mesi di tensione e di conflitto senza soluzione.

A scuola in tuta mimetica: come ti educo alla guerra

Secondo tutte le rilevazioni, gli italiani, votanti e non votanti, sono in gran maggioranza contrari alla guerra, a cui, invece, il Governo si sta preparando. Di qui la campagna governativa di “rieducazione” del popolo con l’intento di affermare una nuova cultura, nazionalista, virile, guerresca, a partire dalla scuola, indottrinando anche i bambini delle elementari, tra l’altro invitandoli alle esposizioni di arsenali bellici nelle piazze.

L’autonomia differenziata e la Costituzione tradita

Non è solo sciatteria. L’uso dell’identico testo per le pre-intese sull’autonomia differenziata siglate dal ministro Calderoli e dalle Regioni del Nord è, nella forma e nella sostanza, una plateale violazione dei paletti posti dalla Consulta per salvare il sistema da una censura di incostituzionalità. È, dunque, un atto eversivo dell’ordinamento costituzionale che pone una esplicita questione di emergenza democratica.

Il caso Almasri e l’idea di Stato della destra

L’affaire Almasri non è solo un “infortunio” rivelatore del favoreggiamento, da parte dell’Italia, di un personaggio impresentabile. È anche la spia della modifica della forma di Stato perseguita dalla destra, nella quale il Governo è il solo responsabile dell’interesse nazionale, svincolato, per questo, da ogni regola e sottratto al controllo del Parlamento e della magistratura. In attesa dell’introduzione del premierato…

Te la do io l’efficienza!

La sbandierata efficienza del Governo esiste solo sulla carta. Lo si vede dai cosiddetti decreti attuativi, necessari per rendere operativa gran parte delle leggi. Un monitoraggio di Open Polis mostra che, nei primi due anni di Governo Meloni, ne è stata emanata meno della metà di quelli necessari (397 su 800). E – quel che è peggio – ciò sta bloccando risorse per 12,8 miliardi di euro.