Arridateci la Fornero!

C’era una volta la riforma delle pensioni, con lacrime, di Elsa Fornero. Oggi, nel paese occidentale in cui si muore di più sul lavoro, l’asticella continua a salire: quota 100, poi 101, poi 102, 103 e ora con il Governo Meloni addirittura quota 104, che vuol dire 63 anni d’età e 41 di contributi. Questa volta senza le lacrime, perché Giorgia Meloni e i suoi ministri sono molto più bravi a far piangere i poveri cristi che a versare lacrime in proprio.

Le nuove generazioni motore della crescita?

C’è, nel Rapporto annuale ISTAT 2023 (e nella sua edizione “in pillole”), un paragrafo intitolato “Le nuove generazioni come motore della crescita futura”. Il titolo fa ben sperare ma subito apprendiamo che «nel 2022 quasi un giovane su due mostra almeno un segnale di deprivazione e che oltre 1,6 milioni (pari al 15,5 per cento dei 18-34enni), sono multi-deprivati». Non è un segnale incoraggiante…

Lavorare per il re di Prussia

Sulle pensioni, o meglio sui contributi versati dai lavoratori italiani, è stata caricata in questi anni una quota significativa del debito pubblico. Contemporaneamente si è presentata la previdenza come un grande sperpero. Il tutto per mettere impunemente le mani sulle risorse dei lavoratori.