Si fa presto a dire flat tax

La flat tax, lungi dall’essere strumento di uguaglianza come sostiene la destra, avrebbe l’effetto opposto come già avviene con la sua applicazione ai redditi d’impresa, produttiva di grande disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e dipendenti. Di più, una sua estensione generalizzata provocherebbe, secondo stime autorevoli, un’insostenibile diminuzione di 58 miliardi di euro delle entrate fiscali dovute.

Un voto contro Meloni e contro le oligarchie

Lo scontato imminente trionfo della destra non è un unicum, uno sconvolgimento delle nostre fondamenta costituzionali. Esso si colloca piuttosto in un quadro di sostanziale continuità con un passato in cui l’élite dominante nostrana ha puntato su diversi cavalli pur di controllare le leve del potere reale. Per incrinare questa linea è importante sostenere le forze, dal M5S in giù, più invise al mainstream.

Fisco: cosa c’è dietro la riforma che ancora non c’è?

Era previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; era atteso in Parlamento entro il 31 luglio; per di più «ce lo chiede l’Europa». Eppure della legge delega di riforma fiscale si sono perse le tracce. Poi, in questi giorni, si è ripreso a parlarne. Ma è bastato evocare la revisione del catasto per far entrare in fibrillazione il sistema politico.

La flat tax incrementale è incostituzionale

Dopo l’introduzione di una sorta di flat tax (con aliquota del 15%) per le partite IVA con ricavi non superiori a 65.000 euro il Governo ne sta ipotizzando una nuova per i redditi incrementali, cioè per gli incrementi di reddito denunciati. Una versione di evidente incostituzionalità e più irrazionale e iniqua della precedente.

Lo shock fiscale di cui c’è bisogno

Non c’è dubbio che l’Italia ha bisogno di uno “shock fiscale”. Ma il suo segno è opposto a quello della flat tax voluta da Salvini. Quel che occorre è reintrodurre una reale progressività, tassare in modo adeguato i patrimoni mobiliari e le successioni, contrastare l’evasione con misure congrue e non solo a parole.

I paradossi della flat tax all’italiana

Chissà cosa direbbe Milton Friedman, l’economista americano padre della flat tax, di fronte all’introduzione in Italia di quell’imposta. La domanda si pone perché la tassa piatta all’italiana è incoerente, applicata in modo disomogeneo e con effetti di grave iniquità. In ogni caso assai diversa da quella ideata da Friedman.