Contro l’estetica della morte

L’estetica della morte è parte integrante della “disperazione culturale” tipicamente fascista. Dà forma alla sua distinzione tra Signori e gente comune. Ora quell’ombra la vediano profilarsi di nuovo, sotto il velo luttuoso dell’epidemia coronavirus, nei comportamenti dei nuovi aspiranti Signori. Costruire la comunità dei fragili per la vita è un buon antidoto.

Questo 25 aprile

Oggi festeggiamo la sconfitta dei fascisti. Ora i loro eredi, i nuovi fascisti, sembrano oscurati dalla pandemia. Ma è una illusione ottica: sono sempre lì, ad aspettare come sciacalli nell’ombra. Se ne usciremo peggiori – più ingiusti e diseguali, più schiavi del bisogno, più ignoranti – i nuovi fascisti guadagneranno terreno, torneranno al governo anche da noi.

A volte ritornano

L’attribuzione dei pieni poteri al presidente Orbán in Ungheria non realizza una “democrazia illiberale”. È la riproposizione letterale del metodo del fascismo italiano nel 1925. Forse per questo piace tanto alla destra nostrana di Salvini e Meloni. L’Ungheria è vicina: occorre esserne consapevoli per evitare che il passato ritorni.