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Massa e contagio

La psicosi epidemica che percorre la società ci investe come singoli e come “massa”. Il panico e l’obiettivo della sopravvivenza individuale polverizzano la massa nella fuga incontrollata dei suoi membri. Ma si creano altre “masse”: quelle dei malati e dei morti, anzitutto. E, poi, il contagio è, da secoli, la metafora più usata di un’azione di massa.

L’unico futuro possibile

Cosa ci aspetta dopo l’epidemia? Aumenteranno i disoccupati, i poveri, le differenze e, insieme, saranno messe in campo ingenti risorse finanziarie. Bisogna produrre, tra le due situazioni, un corto circuito virtuoso investendo in scuola, formazione, università e ricerca, salute, ambiente e territorio, infrastrutture materiali e digitali. 

Alfabeto dell’epidemia

“La Peste” di Albert Camus (1947) è uno dei grandi libri del Novecento. Rileggerlo significa non solo cogliere alcune costanti delle pestilenze di ogni tempo, ma anche capire le insufficienze e gli errori nel nostro modo di governare la pandemia. Il libro contiene anche la migliore sintesi dell’attuale situazione mondiale: «Nessuno sapeva niente».