Più cannoni e meno diritti!

Commissione e Parlamento europeo preannunciano un atto legislativo per «sostenere direttamente, con i fondi UE, lo sviluppo dell’industria della difesa, per l’Ucraina e per la nostra sicurezza» con la previsione che, anche in deroga alla legislazione ordinaria, le fabbriche di armi e munizioni possano funzionare giorno e notte, sette giorni su sette, entrando in «modalità economia di guerra». Insomma, più cannoni e meno diritti.

Occorre un’imposta di solidarietà

Siamo – come ha detto il presidente del Consiglio – in un’economia di guerra. In essa la risorsa principale cui si deve attingere è la solidarietà. Senza provvedimenti straordinari si aprirà inevitabilmente una profonda crisi sociale e politica (che, anzi, si sta già aprendo). Non c’è alternativa: occorre un’imposta di solidarietà sulla ricchezza finanziaria, con aliquote progressive e quota esente.

Verso un’economia di guerra

Nessuno, due mesi fa, immaginava che la guerra avrebbe sconvolto, in poche settimane, anche le prospettive della nostra economia. Invece, è tornato lo spettro della recessione, con l’inflazione mai così alta da 30 anni a questa parte, e il PNRR già superato nella sua impostazione di fondo. Purtroppo, siamo solo all’inizio e ormai si parla apertamente di economia di guerra.