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Gaza: voci ebraiche contro la guerra, anche in Italia

Il 7 ottobre anche noi che viviamo in Italia siamo stati scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto. Ma la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti: Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un’azione militare senza via d’uscita, che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi. Noi vogliamo restare umani e sconfiggere l’antisemitismo crescente con un dialogo di pace.

L’atroce paradosso del nuovo antisemitismo

Un antisemitismo antico, diffuso nel mondo, ha accompagnato e favorito l’Olocausto, che ricordiamo nel Giorno della memoria. E numerosi sono stati gli esempi di reticenza e di implicita connivenza nei confronti dell’eccidio degli Ebrei. Oggi, per un atroce paradosso, il veleno antisemita riemerge, veicolato dal Governo di Israele con l’eccidio che si sta consumando nella striscia di Gaza.

Lettera agli ebrei italiani

Ogni casa che gli israeliani distruggono, ogni vita che uccidono va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e di sapienza che, nella e per la cultura d’Occidente, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora, dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Parlino, dunque, gli ebrei della Diaspora e i loro amici!

«Una volta in Palestina eravamo fratelli», intervista ad Ali Rashid

Ali Rashid, già rappresentante dei palestinesi in Italia, continua a sognare uno Stato democratico per due popoli e racconta: «Il villaggio delle mie origini, Lifta, era un rifugio sicuro per gli ebrei che scappavano dal fascismo e dal nazismo che li annientava nella tragedia dell’Olocausto e, quando ci torno, penso a mio nonno che andava a Safad in Galilea per comprare un foulard di seta dalla comunità ebraica».

Il Giorno della Memoria è per tutti: nessuno può essere dimenticato

Il Giorno della Memoria è stato istituito dalla legge «in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti». Una proposta di legge approvata dal Senato, si muove, peraltro, in direzione contraria, omettendo ogni richiamo agli antifascisti inviati nei lager, anch’essi macchia indelebile di un regime da cui chi ci governa non vuole prendere le distanze.

Il fondamento della violenza nazista

«Che razza di esseri umani sono, che razza di mostri quelli che non sono mai sazi di uccidere, per i quali ogni miseria che riversavano sugli ebrei altro non era che uno stimolo a spingerli in una miseria ancora più profonda e più spietata?». La domanda di Thomas Mann rimanda al fenomeno dell’autoalimentazione della violenza che è stata il connotato più profondo dell’irrazionalismo nazista.

Meloni e l’errore della retorica identitaria

C’è, nel discorso di Meloni per la festa ebraica di Hanukkah, una retorica identitaria, non percepita dai più, il cui riferimento è una comunità apparentemente di eguali ma caratterizzata da gerarchie di riconoscimento e di diritti tra membri legittimi e illegittimi. Un’idea, diffusa non solo nella destra, che esclude pezzi di società (a cominciare dai migranti, considerati esterni pur se in essa vivono, lavorano e muoiono).

Primo Levi, la minaccia nucleare e la sua rimozione

Tra le tante sollecitazioni che ci vengono dagli scritti di Primo Levi una è particolarmente attuale: la comparazione, in forma di domanda aperta, fra la rimozione degli esiti ultimi, pur largamente intuibili, dell’ideologia nazista fin dalla sua affermazione nei primi anni ’30, e l’odierna rimozione del rischio di una immane distruzione dell’Europa causata da una guerra nucleare.

Giorno della memoria 2022: «Meditate che questo è stato»

Il 27 gennaio 1945 caddero i cancelli di Auschwitz. 77 anni dopo, il Giorno della Memoria ci ricorda l’abisso in cui era precipitata l’umanità, ma anche coloro che vi si opposero. Di quella tragedia stanno venendo a mancare anche gli ultimi testimoni, ma resta il dovere di ricordare, spiegare, discutere, accettare tutte le domande, anche le più difficili. Per evitare che quel che è stato si ripeta.