Il futuro dell’Europa e il silenzio della sinistra

Le elezioni europee si avvicinano e in molti (a cominciare da sua maestà Draghi) si stanno posizionando. Solo la sinistra tace. Forse perché è consapevole che il federalismo di Draghi è una trappola, ma diffida – giustamente – dei nazionalismi cari a Salvini e ai suoi alleati. Eppure la via d’uscita è chiara: non si tratta di scegliere tra Salvini e Draghi ma di combatterli entrambi.

Sinistra. La lunga marcia verso la sconfitta

I dati sono chiari: le elezioni non le ha vinte la destra, le hanno perse tutti gli altri. E la sconfitta ha radici risalenti. Comincia col sistematico smontaggio del progetto costituzionale iniziato dal centrosinistra 30 anni fa e arriva fino all’entusiastico sostegno al Governo Draghi. L’esito è un’Italia diseguale, abbandonata, antipolitica che ha perso ogni stimolo a votare a sinistra (e a votare tout court).

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Il disastro della politica estera Usa. E noi?

Mentre nel mondo è sempre più evidente la crisi dell’egemonia americana, il futuro del nostro Paese è stato anticipato da Draghi: qualunque sia il governo che si formerà dopo le elezioni, la sua politica economica è già stata determinata dalla Commissione europea e la sua politica estera (e militare) è già stata determinata da NATO e USA. Il nostro compito è provare a incrinare questa granitica sicurezza.

Finale di partita per la scuola: il “docente esperto”.

L’ultimo (si spera) regalo per la scuola del Governo Draghi è il “docente esperto”. Cosa farà questo nuovo severo docente non è dato conoscere. Per ora sappiamo solo che sarà uno ogni cento colleghi, che dovrà aver superato tre percorsi formativi non sovrapponibili e che vedrà la luce nel 2032. Si, proprio così, nel 2032. C’era proprio bisogno che fosse varato da un governo in carica solo per gli affari correnti?

È morto il governo Draghi: ci vuole una sinistra!

Le elezioni di settembre consegneranno il governo alla destra? È probabile. La colpa, peraltro, non è di chi ha fatto cadere Draghi, ma di chi non ha mai contrastato la destra facendo la sinistra. La destra fascista che fomenta la guerra tra poveri bianchi e poveri neri si batte solo costruendo il conflitto tra poveri e ricchi. Tra sommersi e salvati. Tra oppressi e oppressori. Un conflitto tanto incruento quanto intenso.

La trappola del centrodestra

Si annuncia, per il Paese, un avvenire inquietante all’insegna del populismo affaristico di Berlusconi, di quello razzista della Lega e di quello di diretta matrice fascista che, insieme ai grandi poteri economici e finanziari, hanno giocato bene le loro carte. Le alternative sul piano politico sono assai fragili. Converrà che i cittadini si attrezzino per difendere loro il regime democratico.

grande fuga

La grande fuga

I 523 giorni del governo Draghi hanno lasciato il sistema politico italiano in uno stato di disgregazione senza precedenti. La grande fuga del Migliore dalle sue responsabilità – perché è di questo che si è trattato – lascia dietro di sé scenari aperti a una preoccupante rivincita della destra peggiore. La mancata riforma elettorale in senso proporzionale è una responsabilità inescusabile del Pd in primo luogo e dell’intero campo democratico.