La lingua biforcuta della guerra

Austin che parla di cessate il fuoco mentre la sua amministrazione stanzia 40 miliardi per la guerra, Draghi che dice di aver convinto Biden a cercare una soluzione di pace e fa un deccreto per mandare in Ucrania armi pesanti sono la lingua biforcuta della guerra, quella che prepara uno scenario da incubo con lo smantellamento di tutti i dispositivi di sicurezza creati al tempo della guerra fredda

«Ahi serva Italia, di dolore ostello»

La decisione dell’Italia di incrementare le spese militari fino a portarle al 2% del PIL (passando da 25 a 38 miliardi annui) non è un destino o un vincolo imposto da trattati internazionali. È una scelta. Coerente con l’atteggiamento di tutti i governi che si sono susseguiti in epoca repubblicana, abituati, in sede di Consiglio atlantico, a dire sempre e soltanto sì, anzi signorsì!

In fine

Motus in fine velocior

Viviamo in “democrature”: della democrazia è rimasta la buccia o, se si preferisce, la forma in cavo. Lo dimostra la grottesca vicenda della “crisi di gennaio” in cui sono emersi tutti i guasti di una politica ridotta a governance e ostaggio di un management totalitario, descritta alla luce di due magistrali testi di Luciano Canfora.

Il bis di Mattarella e il commissariamento della democrazia

La rielezione di Mattarella non mette in sicurezza la democrazia ma ne conferma il commissariamento iniziato con l’affidamento del governo a Mario Draghi. Non solo: la trasformazione del reincarico da fatto eccezionale (come lo definì Napolitano) a prassi normale mina profondamente la Costituzione. È, dunque, un drammatico errore che apre la strada a nuove e più gravi eccezioni.

Democrazia italiana

Democrazia italiana – Finale di partita

L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!

“Sono peggio tutti e due”

Ma per il Quirinale è peggio Berlusconi o peggio Draghi? L’elezione del primo aprirebbe uno scenario da incubo. Inutile persino segnalarlo. Ma la scelta del secondo non sarebbe meno devastante. Perché Draghi rappresenta l’anticostituzione fatta ideologia. Come le malattie nascoste non sono meno letali di quelle palesi, le conseguenze dell’arrivo di D. al Quirinale non sarebbero meno letali di quelle dell’arrivo di B.

Un anno da Draghi

A dispetto di chi lo definisce keynesiano, Draghi è un fermo sostenitore del verbo thatcheriano, secondo cui la politica non può e non deve scartare di lato rispetto al binario unico disegnato dal mercato: per questo il suo approdo a Palazzo Chigi segna il culmine della interminabile stagione liberista che stiamo vivendo. Le scelte del suo Governo, mese per mese, ne sono la più limpida manifestazione.

bugie

Le bugie di Draghi e il marasma prossimo venturo

Il combinato disposto tra la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Draghi (con relative bugie) e le reazioni dei partiti politici della sua maggioranza (con relativi sgambetti) la dice lunga sul drammatico marasma istituzionale che si rischia a inizio ‘22. E anche sullo strato di ipocrisia che ha avvolto sia le parole dell’uno che quelle degli altri.