Merito, Costituzione e giustizia sociale

Il “merito” è usato da una parte della politica e della cultura per dividere la società in vincenti e perdenti e rendere così accettabili le disuguaglianze. Non è la prospettiva disegnata dalla Costituzione, che lo esclude dai criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita “libera e dignitosa”. A questa impostazione dobbiamo fare riferimento senza lasciarci ammaliare da facili e spesso truffaldine scorciatoie.

Il Pd e l’alibi delle poltrone

La causa della sconfitta del Pd sta nell’essersi trasformato nel “partito delle poltrone”? C’è del vero in questa analisi (in qualche modo avallata dallo stesso segretario Letta). Ma c’è anche un alibi. Il punto, infatti, non stata in una troppo lunga partecipazione al governo ma nelle politiche realizzate o non realizzate in quella permanenza. Di questo soprattutto si dovrebbe parlare.

5 novembre, Roma: Non per noi ma per tutte e tutti!

C’è, nel Paese, un problema strutturale di povertà, disuguaglianza e sfacelo ambientale. I cambi di Governo non incidono su questa situazione. La politica si parla addosso e non risponde ai bisogni reali delle persone. Non c’è alternativa: bisogna costruire una imponente mobilitazione dal basso. Per questo scendono in campo centinaia di movimenti e realtà territoriali: a Roma, il 5 novembre.

Italia, un paese di infedeli…

Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate «sono 19 milioni le persone che hanno debiti con il fisco». L’ammontare complessivo di tutti i debiti da riscuotere (non solo tasse ma anche multe stradali etc.) è di 1.100 miliardi di euro. In media si tratta di oltre 57 mila euro a testa. Ma le medie – si sa – hanno solo valore statistico. In concreto, grazie anche all’evasione, crescono le disuguaglianze.

Disuguitalia 2022

Il titolo del Report del 2022 di Oxfam Italia, Disuguitalia, riassume in maniera icastica la situazione del nostro Paese, anche rispetto al mondo del lavoro, caratterizzato da marcate forme di sfruttamento. Il quadro, desolante, è di un mercato che ripropone un lavoro iniquo, sottopagato, discontinuo, insicuro, dal valore sociale scarsamente riconosciuto, con ampi divari territoriali, generazionali e di genere.

“Un quasi festival”. Tre giorni di incontro di pensieri critici

Dopo la pandemia, la guerra. E, senza interruzione, la crescita delle disuguaglianze e della crisi climatica. Ma l’establishment continua sulla propria strada e accusa chi esprime dubbi di essere antiscientifico, disfattista e via seguitando. In questo contesto, parlare fuori da coro e coltivare la memoria e il pensiero critico è già un atto politico. Anche a questo serve un “quasi festival”.

L’unica transizione ecologica desiderabile

Di fronte all’emergenza climatica, alle disuguaglianze sociali e alla pandemia c’è chi pensa che sia sufficiente introdurre nuove tecnologie. Le tecnologie ovviamente possono aiutare ma senza una comprensione della interconnessione tra i problemi si perde la visione d’insieme e si rischia di non cambiare il modello di società che ha portato a tutto questo.

L’inganno della meritocrazia

In occasione della nascita del Governo Draghi c’è chi, nell’esecutivo e nella maggioranza che lo sostiene, ha evocato il primato della meritocrazia. Non è la prima volta, ma ciò non basta a occultare il depistaggio cognitivo insito nell’operazione: si scrive merito ma si legge darwinismo sociale, legittimazione delle diseguaglianze di potere e di diritti.