Dando i numeri sui salari

Le rilevazioni statistiche non lasciano dubbi: i lavoratori italiani hanno i salari più bassi d’Europa. La paga oraria lorda più bassa è di 5,64 euro/ora, quella media di 7,79 euro/ora. La contrattazione è un rimedio? I fatti dicono di no; e, per di più, sono moltissimi i contratti nazionali non rinnovati da anni. Eppure c’è chi non vuole il salario minimo e chi considera eccessiva la sua fissazione in 9 euro/ora

Solidarietà nazionale contro l’autonomia differenziata: Napoli 17 marzo

Il disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata ha avuto il via libera delle Regioni di centrodestra ma, insieme, l’opposizione delle altre Regioni e della Conferenza dei Comuni. Tra questi ultimi la posizione più netta è stata quella del Comune di Napoli che, con un ordine del giorno ad hoc, ha impegnato la Giunta a chiedere il ritiro del disegno di legge e ha indetto una manifestazione di protesta.

La restaurazione fiscale

Negli ultimi 50 anni nel nostro Paese l’aliquota fiscale più elevata è scesa dal 72 al 43%, cioè i ricchi hanno pagato sempre meno. Parallelamente gli scaglioni sono diminuiti da 32 a 4: così facendo il criterio della progressività è stato compresso. Ora il Governo propone di ridurre le aliquote da quattro a tre. Esattamente l’opposto di quanto necessario per diminuire le disuguaglianze e osservare la Costituzione.

L’imbroglio della meritocrazia

Come segno di modernità e di cambiamento il nuovo Governo ci regala un ministero del merito (oltre che dell’istruzione). Il tutto – dice il neoministro – per valorizzare i talenti e le capacità. È, all’evidenza, un imbroglio ché, al contrario, modellando la società intorno al paradigma del merito non si fa che introdurre una legittimazione morale delle diseguaglianze, spogliandole della loro connotazione sociale di classe.

Capitalismo, diseguaglianza e instabilità

Le diseguaglianze tra e nei Paesi del mondo hanno attraversato i secoli e i diversi modelli di produzione e di società. Ma oggi sono aumentate in modo esponenziale. Senza giustificazioni convincenti, come dimostra Pierluigi Ciocca nel suo ultimo libro (“Ricchi e poveri. Storia della diseguaglianza”, Einaudi). Vale dunque la pena impegnarsi ancora per cercare alternative.