Il ministro Crosetto e il dirottamento inventato

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Doveva arrivare un autorevole quotidiano straniero, il Guardian, per dire quello che in Italia qualche sito di informazione, perlopiù ignorato, ha affermato sin dal principio: lo scorso 7 giugno non c’è stato nessun tentativo di dirottamento nelle acque di Napoli e il ministro della Difesa Guido Crosetto ha mentito, nonostante sapesse sin da subito come si fossero svolti i fatti.

«I dirottatori della nave sono stati catturati. Tutto è finito bene. I miei complimenti ai ragazzi del Battaglione San Marco, ai poliziotti ed ai finanzieri, che hanno concluso una splendida operazione in collaborazione. Ognuno per la sua parte. Bravi!». Questo è il testo del tweet che il ministro Crosetto ha pubblicato il 9 giugno scorso alle ore 22.35, ovvero dopo che sia i migranti, che lui ha continuato a definire «dirottatori», che l’equipaggio della Galata Seaways erano stati sentiti dalla Procura di Napoli.

Ergo, il ministro non poteva non sapere che nessuno mai, a parte lui, aveva parlato di dirottamento. Le immagini che ho deciso di mostrarvi questa settimana descrivono l’operazione militare avvenuta sulla Galata Seaways. Le ho scelte perché fosse chiaro come, quella che potrebbe essere considerata una prassi in caso di segnalazione di intrusi a bordo, nella comunicazione di questo Governo xenofobo diventa allarme immigrato – sempre – esponendo al ridicolo quegli stessi militari con cui Crosetto, nel suo tweet, si era complimentato.

Il quotidiano britannico The Guardian ha sentito la procura di Napoli che ha smentito la ricostruzione di Crosetto. Non solo, il capitano della Galata Seaways, sin dalla sua prima comunicazione, nel chiedere soccorso non ha mai denunciato alcun tentativo di dirottamento, questo è sempre la Procura di Napoli ad averlo detto al Guardian. «La Procura di Napoli» – scrive infatti Lorenzo Tondo sul Guardian «ha avviato un’indagine, ma dopo aver interrogato richiedenti asilo e membri dell’equipaggio, ha concluso che il gruppo di profughi non rappresentava una minaccia e ha rifiutato di accusarli di tentato dirottamento».

In queste immagini la sequenza dell’approdo dei militari italiani sulla nave-traghetto Galata Seaways al largo di Napoli. Nell’ultima immagine gli uomini del Battaglione San Marco in mimetica arrivano davanti al cassone con telone di uno dei camion in cui si erano nascosti i migranti per la traversata in mare (foto Ansa).

Il ministro Crosetto ha mentito e per questo, in qualsiasi democrazia che possa dirsi tale, sarebbe costretto alle dimissioni; la menzogna da un lato, dall’altro la profonda mancanza di rispetto per i militari che non meritano di essere strumentalizzati in questo modo. Ma qui da noi nemmeno una misera rettifica. Anzi, Crosetto mantiene il punto coprendo di ridicolo sé stesso e anche la Marina Militare.

Ma come si sono svolti i fatti? Il cargo turco, come ricostruisce il Guardian, aveva solo segnalato che c’erano dei migranti a bordo e che avevano un coltellino utilizzato per aprire il telone del camion dove erano nascosti, per evitare di morire soffocati, come accaduto ad altri disperati prima di loro. «Ogni giorno, migliaia di persone sono spinte a intraprendere rotte sempre più pericolose per evitare la feroce violenza delle forze di sicurezza negli Stati balcanici e di essere fermate dalla Guardia costiera libica nel Mediterraneo centrale», riporta il Guardian, per spiegare come quanto accaduto nelle acque di fronte a Napoli non sia affatto un caso isolato. «A febbraio, le autorità bulgare hanno trovato 18 persone morte in un camion abbandonato vicino al villaggio di Lokorsko, 20 km a nord-est di Sofia. Nel 2020, sette uomini nordafricani sono saliti a bordo di un container nella città serba di Šid, sperando di raggiungere qualche giorno dopo Milano. I loro corpi sono stati scoperti il 23 ottobre 2020, quattro mesi dopo essere entrati nella scatola di metallo, ad Asunción, la capitale senza sbocco sul mare del Paraguay».

A bordo della nave turca, tra i 15 «pericolosi dirottatori», una donna incinta, due minori in ipotermia e un ferito, tutti stremati da giorni di viaggio nella stiva. L’Italia ha smesso di prestare soccorso in mare – il naufragio di Cutro, a poche centinaia di metri dalla costa, resterà per noi una ferita che non si rimarginerà mai – e spaccia persone che hanno diritto all’asilo (iracheni, siriani e iraniani) per pericolosi dirottatori. All’estero tutto questo è chiaro, ma da noi si è deciso di seguire un Governo criminale che mente su tutto sapendo di mentire. E che minaccia e querela chiunque glielo faccia notare.

L’articolo è tratto da 7-Corriere della Sera del 23 giugno
https://www.corriere.it/sette/attualita/23_giugno_23/ma-quale-nave-dirottata