I paradossi della democrazia: da Teheran a Brasilia

Mentre in Iran si lotta e si affrontano sofferenze inaudite per smantellare le strutture autoritarie del potere che soffocano i diritti umani e oltraggiano la dignità della persona, in altre parti del mondo, come il Brasile, esplodono vere e proprie ribellioni popolari che aggrediscono con modalità squadriste i Parlamenti e le istituzioni della rappresentanza. Sono i paradossi della democrazia.

Psicopatologia del sistema neoliberista

È una lezione che viene anche dalla pandemia: le malattie mentali non sono semplici problemi biologici ma condizioni dipendenti da variabili sociali, economiche, politiche, culturali. Non può esistere salute mentale senza una salute pubblica, comunitaria e universale, senza diritti sindacali, diritto allo studio, diritto alla casa, giustizia ambientale, abbattimento delle barriere, contrasto della violenza e dell’impunità.

Autonomia delle regioni e sistema dei diritti: un equilibrio a rischio

L’impianto costituzionale della Repubblica impone che il rapporto tra uniformità e differenziazione non sia sbilanciato a vantaggio di istanze di maggiore autonomia. La rottura di quell’equilibrio – evidente nella bozza di autonomia regionale differenziata presentata dal ministro Calderoli – mette a rischio la tenuta del sistema, che può essere regionale nell’articolazione, ma che resta nazionale nei principi.

Lotte ambientali, per il lavoro, per i diritti

Fiumi in secca, terreni aridi, ghiacciai che collassano, ondate di calore, alluvioni autunnali: effetti di un riscaldamento globale che non piove dal cielo. Il sistema economico e sociale che devasta il territorio e continua a investire sulle energie fossili per garantire profitti, è lo stesso che precarizza il lavoro, abbassa i salari, calpesta diritti e alimenta le discriminazioni.

5 novembre, Roma: Non per noi ma per tutte e tutti!

C’è, nel Paese, un problema strutturale di povertà, disuguaglianza e sfacelo ambientale. I cambi di Governo non incidono su questa situazione. La politica si parla addosso e non risponde ai bisogni reali delle persone. Non c’è alternativa: bisogna costruire una imponente mobilitazione dal basso. Per questo scendono in campo centinaia di movimenti e realtà territoriali: a Roma, il 5 novembre.

Il diritto all’aborto, le costituzioni, la lotta per i diritti

La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha cancellato il diritto di aborto è, per diversi aspetti, illuminante. Dice, in particolare, che i diritti non sono dati per sempre, ma vivono nella storia e sono l’esito di lotte e rapporti di forza. Certo, ci sono le Costituzioni, ma anch’esse possono essere oggetto di interpretazioni riduttive o abbandonate, sovrastate da una differente egemonia.

Armi all’Ucraina: una ferita che resta aperta

Il confronto auspicato su queste pagine in merito alla congruità dell’invio di armi all’Ucraina da parte della comunità internazionale e al ruolo di quest’ultima in favore della pace e a tutela dei diritti umani nel mondo stenta a decollare. A dimostrazione che la ferita è ancora aperta e difficilmente rimarginabile. Lo dimostra lo scambio tra Pierluigi Sullo e Livio Pepino che si riporta.

I diritti negati delle persone autistiche: un appello

Nel nostro paese sono 600.000 le persone autistiche. Sostanzialmente abbandonate, salvo meritorie eccezioni, dalla politica e dai servizi. Nella migliore delle ipotesi, ad esse sono offerte soluzioni assistenziali (magari con il supporto di psicofarmaci) che nulla hanno a che vedere con il soddisfacimento dei loro bisogni specifici. Senza un cambio di passo questa triste pagina di diritti negati si allungherà ancora.

Il Partito democratico, la sinistra, la guerra

Il PD non è più la mia casa. Da tempo non lo incrocio nei luoghi della mobilitazione e della difesa dei diritti (dei migranti come dei lavoratori). A ciò si aggiunge, oggi, la scelta della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali e la censura di ogni posizione dissenziente. Intanto, nei territori, i progetti innovativi lasciano il posto all’esclusivo interesse ad autoriprodursi.