Alla sinistra non far sapere quant’è orrendo delle armi il potere

La disputa agostana sul woke, seguita a un articolo, volutamente deformato, di Giuseppe Conte è stata inutile e fuorviante. La sinistra, infatti, non deve scegliere fra diritti civili e diritti sociali. Deve chiedersi perché i primi vengano spesso trattati come un universo autosufficiente e i secondi come un elenco di desideri privo di copertura. Ma farlo pone la questione delle spese per il riarmo che tutti preferiscono accantonare.

Woke all’italiana. A proposito di un “allarme” di Giuseppe Conte

Giuseppe Conte lancia un allarme contro “gli eccessi” della cultura woke che impedirebbero alla sinistra di prestare la dovuta attenzione alle urgenze delle fasce più deboli. Difficile non condividere la denuncia delle omissioni e dei ritardi della sinistra, ma ancor più difficile è collegarli a un eccesso di attenzione ai diritti civili anziché all’adesione ai paradigmi neoliberisti. Meglio sarebbe tornare alla Costituzione.

E se il surreale dibattito sul “woke” servisse a svegliare la sinistra?

Il dibattito sui guasti del “woke” riguarda, nel nostro Paese, un fenomeno che non c’è e ha, dunque, un che di surreale. Ma può, forse, rilanciare l’indivisibilità dei diritti, richiamando la sinistra alle sue responsabilità nello smantellamento di quelli sociali. La speranza è un programma del centrosinistra che rilanci i diritti costituzionali nel loro complesso, senza discriminazioni e finanziandoli con un fisco realmente progressivo.

Tassare i grandi patrimoni è necessario

Tassare i grandi patrimoni, cioè la quota eccedente i due milioni di euro (esclusa l’abitazione principale), come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare per cui è in corso la raccolta delle firme, non ha niente di rivoluzionario. È una “semplice” attuazione della Costituzione che peraltro, nell’attuale contesto di liberismo sfrenato, si presenta come alternativa radicale e può dare una scossa alla politica.

Inattualità del Primo Maggio?

La democrazia del lavoro si reggeva sulla necessità del capitalismo di estendere la società dei consumi e di “addomesticare” le rivendicazioni sociali dei lavoratori. Quando al capitalismo tutto questo non è servito più il compromesso è stato abbandonato. E allora? Chi siamo noi oggi? Quelli che vedono nella democrazia del lavoro un esperimento del passato? O quelli che scendono in piazza per difendere ancora i diritti sociali?

Il sindacalismo USA tra resa e tentativi di riscossa

I grandi sindacati degli Stati Uniti attraversano una situazione difficile tra difficoltà di sindacalizzazione, tensioni interne, arretramenti occupazionali e ambiguità politiche. Non manca, peraltro, qualche segnale nel senso della possibilità di tornare a essere un tassello fondamentale della mobilitazione per la democrazia e la solidarietà, per lo Stato sociale e la difesa dell’ambiente e contro il razzismo. E contro la guerra.

Diritti sociali e potere democratico

La destrutturazione dei diritti sociali e del lavoro, come si è verificata in questi anni nel nostro Paese, ha comportato, oltre a un impoverimento diffuso, un indebolimento della democrazia e una perdita di sovranità popolare. Da questa consapevolezza occorre muovere se si vuole avviare un nuovo corso della politica.