Citare a vanvera la Carta per piegarla alla guerra

Le parole della segretaria dei Giovani democratici («Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori») hanno provocato, da più parti, reazioni inconsulte e improbabili lezioni di diritto costituzionale. In realtà nessuna disposizione costituzionale legittima la guerra. Non l’articolo 52 e, men che meno, l’articolo 11.

La corsa al riarmo, un po’ di storia per capire dove si va

Fino ai primi anni ’90, le forze armate italiane hanno mantenuto un’impostazione sostanzialmente difensiva, pur all’interno della Nato, con leva obbligatoria e un livello di spesa relativamente basso. Ma già nel 1993 l’obiettivo è cambiato: dalla difesa da eventuali aggressioni alla “difesa degli interessi italiani, ovunque nel mondo siano minacciati”, così preparando la svolta attuale in cui la guerra è all’ordine del giorno.

La scuola di Leonardo: spazi educativi e industria militare

Negli ultimi anni la scuola ha subìto un processo di ristrutturazione, riconducibile al paradigma neoliberale, con l’introduzione di logiche manageriali e una crescente subordinazione alle esigenze del mercato. A ciò si affianca la compenetrazione tra il sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il comparto industriale-militare. Lo evidenzia una ricerca del Bds sugli istituti scolastici romani.

Chi mette davvero le mani nelle tasche degli italiani?

Negli ultimi anni sta procedendo una sottrazione di ricchezza ai danni dei cittadini e di intere nazioni, molto più profondo rispetto alla promessa di Berlusconi di non mettere le mani in tasca agli italiani. È la corsa agli armamenti, folle e pericolosa, che porterà l’Italia, nel 2028, a una spesa militare di circa il 3,2% del Pil. Nel 2035, poi, essa ammonterà a 498 miliardi con una soglia annua di 145 miliardi (a fronte dei 40 attuali).

Psicologia è pace? Riflessioni in tempi di guerra

“Psicologia è pace. Costruire ponti non muri”: è il titolo scelto dall’Ordine degli psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia 2025. Titolo avvincente, ma lontano, purtroppo, dagli atteggiamenti più diffusi tra gli operatori del settore in cui prevalgono l’incentivazione alla diffidenza o addirittura all’inimicizia verso l’altro e la propensione a curare i danni della guerra anziché a creare un clima idoneo a prevenirla.

Valorizzare la montagna?

Ogni grande opera che incide sulle montagne, magari per fare nuove funivie e piste di sci, viene chiamata dagli amministratori “valorizzazione”. Il termine denuncia una visione del mondo secondo cui la natura in quanto tale non vale nulla e assume un valore (monetario ed estetico) solo a fronte di un intervento umano. Eppure i fatti mostrano l’esatto contrario e richiedono il riferimento a un altro termine: difendere.

All’Europa servono più armi o una politica diversa?

In Ucraina i morti salgono vertiginosamente e il fronte non si è spostato molto. Tutti i paesi europei insieme possono contare su due milioni di soldati, la Russia su un milione e mezzo. Gli Europei spendono più di 400 miliardi di dollari nella difesa, la Russia 90 miliardi. La domanda è d’obbligo: all’Europa servono più armi o una politica diversa e un forte progetto comune intorno a valori basati sul progresso e la solidarietà?