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La destra ridisegna l’Europa e i socialisti hanno già perso

Le elezioni europee sono alle porte in un quadro inquietante. La destra, in ascesa in tutti i principali paesi dell’Unione, arriva all’appuntamento con il vento in poppa. Di fronte c’è una sinistra pallida, stinta, spaventata dalla sua stessa ombra e accompagnata da una diffidenza popolare indotta dai cedimenti politici di questi anni. Il cambio di maggioranza è un’eventualità niente affatto remota.

Antisemitismo e critica di Israele: di cosa parliamo?

Sul termine antisemitismo si giocano partite rischiose. Il meccanismo che si sta attivando è simile a quello che riguarda l’abuso della parola terrorismo, impiegata per squalificare qualsiasi forma di opposizione all’ordine dominante. Allo stesso tempo i richiami a un antisemitismo da polemica televisiva depotenziano l’opposizione all’antisemitismo sempre più aggressivo di gruppi fascisti e nazisti.

La “primavera di Catania”: un caso di postdemocrazia?

C’è stato un periodo, nell’ultimo decennio del secolo scorso, in cui il governo della sinistra a Catania sembrò aprire una stagione di rinnovamento dell’intero Paese. Non è andata così: per ragioni specifiche, ma anche per una incapacità strutturale della sinistra di socializzare la capacità di governo, di dialogare con i cittadini e di far comprendere la necessità di non fermarsi all’oggi ma di investire sul futuro.

La riforma della destra e la Costituzione sfigurata

Il disegno di legge di riforma costituzionale della destra introduce una torsione monocratica e maggioritaria del sistema senza precedenti. Se fosse approvato, ci consegnerebbe una Costituzione sfigurata. La destra non ha i numeri per approvarlo con la maggioranza dei due terzi, richiesta per impedire il referendum “confermativo”. Per questo la presidente Meloni già cerca di trasformare il referendum in un plebiscito.

Gli aspiranti riformatori della Costituzione e la resurrezione dei morti

La disinvoltura degli aspiranti costituenti è, a dir poco, imbarazzante. Non si lasciano scoraggiare neppure dalla morte. Si prevede, infatti, che «nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario». Semplice, basta assicurarne la resurrezione!

Le catene di Ilaria e il Governo Meloni

Il disimpegno del Governo Meloni nei confronti della situazione di Ilaria Salis, colpevole di antifascismo, è un segnale inquietante. La carcerazione della giovane italiana in Ungheria e il suo trattamento pongono alla ribalta la rinascita dei fascismi in Paesi che già non ne furono immuni negli anni bui del nazismo. Anche per questo l’inerzia del governo italiano conferma l’ideologia e i progetti della destra che lo esprime.

Un’Europa federale per uscire dalla palude

Tra ritorno all’austerità e riarmo, l’Unione Europea, dimentica della propria storia, non riesce a esprimere alcuna idea rinnovatrice ed è sempre più simile alla confederazione intergovernativa voluta dalle destre. Per uscire dalla palude bisogna rimettere in discussione questo assetto. Qui sta il ruolo di una sinistra non subalterna e capace di intercettare le aspirazioni profonde soprattutto dei giovani.

Tutto il potere a un solo partito

Quello di Meloni non è il primo governo della destra, con all’interno esponenti postfascisti o fascisti tout court. È già accaduto 30 anni fa con il primo Governo Berlusconi. Ma c’è, oggi, del nuovo: l’ostentazione delle radici, la bulimica pretesa di occupare tutti i posti e, soprattutto, il tentativo di sostituire una destra di coalizione con una destra egemonizzata da un solo partito, anzi da un clan politico-familiare.