Affrontare la paura che porta acqua al mulino delle destre

Marx ed Engels immaginarono che la piccola borghesia avrebbe finito per schierarsi con gli operai. La storia, però, prese un’altra direzione. Oggi le incertezze sociali tornano a pesare e impongono una ridefinizione del ruolo delle classi intermedie e un ripensamento del concetto di “sicurezza”. L’àncora contro ogni deriva autoritaria resta l’articolo 3 della Costituzione: una promessa di giustizia sociale oggi inattuata.

Contenuti e incongruenze di una legge incostituzionale

La legge elettorale della destra, approvata in via definitiva l’8 ottobre, è tesa a impedire la vittoria della parte avversa ed è guidata dall’idea che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. A questo vizio di fondo si aggiungono numerosi profili di irrazionalità, incongruenze e incostituzionalità.

Elezioni in Brasile: un bivio

Le elezioni in Brasile hanno mostrato, con il sorpasso di Flavio Bolsonaro su Lula, un paese inatteso, in cui ha vinto l’estrema destra, sostenuta dalla rete delle chiese neopentecostali e dalle interferenze degli Stati Uniti. Un giudizio definitivo sarà possibile solo all’esito del secondo turno, ma, intanto, la destra ha conquistato una consistente maggioranza al Senato e ben venti Stati. Il Brasile è a un bivio.

Se il Governo evoca la “fuga dei bianchi”

Il senso del decreto-legge sul “tetto” di studenti stranieri è stato anticipato da Meloni: tenere gli alunni bianchi al riparo dalla minaccia nera indotta dalla prevalenza, in alcune classi, di alunni stranieri. Solo dopo è intervenuto il riferimento, strumentale e ipocrita, all’integrazione. Il decreto è, in gran parte, inattuabile e Meloni lo sa benissimo. Ma poco importa: l’intento è parlare, alla vigilia delle elezioni, alla pancia dei suoi elettori.

L’eterno loop del voto utile

Evitare che la destra, rivincendo, abbia la massima libertà di scatenare le proprie inclinazioni autoritarie. È necessario. Ma non si può evitare la sensazione di essere di fronte all’eterna riedizione di un loop infinito e, come la storia dimostra, improduttivo. Ognuno, nell’urna, farà le sue scelte. Ma, parallelamente, occorre lavorare a una forza popolare innovativa. Per battere la destra, ma soprattutto per sapere cosa fare dopo.

Il realismo dell’utopia

La democrazia, come l’abbiamo conosciuta nella modernità, non esiste più, la destra ha il vento in poppa e il mondo sta di nuovo precipitando nella guerra. In questo contesto, contenere l’avanzata della destra è una priorità, ma senza indebolire la prospettiva di un mondo diverso. Come? Immettendo nel confronto politico alcuni punti fermi (a cominciare dal no al riarmo) come precondizione per qualsivoglia sostegno o dialogo.

La scuola della destra e quella che vogliamo

Dietro i provvedimenti del ministro Valditara c’è un disegno: riportare indietro le lancette dell’orologio e restaurare la rigorosa selezione di classe e la scarsa democrazia che hanno caratterizzato per decenni la scuola. Molti i temi implicati. Alcuni su tutti: la questione dell’autonomia, l’assetto della scuola secondaria di secondo grado, la repressione del dissenso, gli effetti del calo demografico, l’inclusione.

Scuola delle discipline e scuola del disciplinamento

Con il Governo della destra, nella scuola convergono la nostalgia per il passato e una crescente repressione verso i ragazzi che in qualche modo, anche con comportamenti impropri, evocano il futuro. La scuola delle discipline si trasforma così in scuola del disciplinamento, in un processo di cui è segno evidente il rilievo attribuito al voto di condotta che fa media con gli apprendimenti e può provocare la bocciatura a prescindere.

La resistibile ascesa dell’onda nera e le sue premesse

L’impoverimento di massa attraversa l’Occidente e le forze economiche e politiche che lo producono lo cavalcano, poi, attribuendone la responsabilità ai migranti. Ma non può essere questa la soluzione. E siamo davanti a un bivio: il superamento del capitalismo o il suo consolidamento autoritario, come nella prima metà del ‘900. Manca il soggetto politico che intraprenda la prima via. Per la seconda basta guardare a destra.

«Bandiera rossa, ridiventa straccio»: perché i “poveri” non votano sinistra

Si è affermato, nella sinistra, un curioso paradosso in forza del quale la perdita di consenso nei ceti popolari viene attribuita a colpa degli elettori che non capiscono… Non è ovviamente così, e neppure si tratta di trovare parole più semplici per spiegare ai poveri le ragioni per cui dovrebbero votare a sinistra. Il punto è ricostruire le condizioni perché essi possano riconoscere in quel voto uno strumento utile alla propria vita.