In nome del buon costume

Dopo la triade Dio-Patria-Famiglia non poteva mancare, a completare il Pantheon della destra di governo, la riesumazione del caro, vecchio Buoncostume, offeso dallo spettacolo indecente dei corpi degli ultimi: prostitute, stranieri, senza fissa dimora, malati mentali. Perché il problema, per la destra, non è affrontare le situazioni di disagio ma fare in modo che esse restino occultate, invisibili ai cittadini per bene.

Questa destra al governo viene da lontano

Il successo di Fratelli d’Italia non è attribuibile solo alla presenza mediatica della sua leader. C’è, insieme, un blocco sociale di interessi e un solido radicamento territoriale costruito nel tempo lungo tre rivoli principali: appartenenti alla “destra storica” e/o “extraparlamentare”, transfughi di Forza Italia e una schiera di sindaci, assessori e consiglieri appartenenti alla piccola e media borghesia dei servizi.

Meloni, la retorica della nazione e il neoliberismo autoritario

La destra al governo usa un’idea arcaica e razzista di nazione per tutelare i più forti favorendo l’ingiustizia tributaria e l’evasione fiscale, sostenendo le regioni già ricche, propugnando l’autoritarismo nei confronti dei giovani, operando per la privatizzazione della sanità, osteggiando i diritti civili vecchi e nuovi e molto altro ancora. Politiche vecchie e contraddittorie a fronte delle quali, peraltro, non c’è un’opposizione credibile.

Le molte buone ragioni contro il presidenzialismo

Il presidenzialismo, oggi riproposto dalla destra, ha, nella realtà italiana, controindicazioni insuperabili: per il contesto culturale e politico, per il connesso ridimensionamento dei poteri di garanzia, per le ricadute sulla prima parte della Costituzione, per l’indebolimento dei corpi intermedi, per il rischio di derive autoritarie. Assai più produttivo (e possibile) è razionalizzare la forma di governo parlamentare.

La finanziaria della destra

E fu così che la misteriosa “agenda Draghi”, su cui tanto si era favoleggiato nel corso della campagna eletto­rale, finì per materializzarsi con la manovra del Governo guidato da Giorgia Meloni, colei che col suo par­tito aveva preso tanti voti fingendosi all’opposizione dell’esecutivo del banchiere. Ma la destra è fatta così. Incendiaria quando è fuori dal palazzo, padronale e compatibilista quando ne varca la soglia.

Il programma della destra e l’inganno del presidenzialismo

La coalizione di Governo ha nel suo programma il presidenzialismo, considerato produttivo di un sistema politico bipolare e di una solida maggioranza parlamentare. Non è, in realtà, così, come dimostra l’involuzione dei due principali modelli di riferimento: quello degli Stati Uniti e quello francese, entrambi in profonda crisi, sia sul piano della governabilità che su quello della rappresentanza.

La destra vince in Svezia e ferma l’alta velocità

Mentre in Italia il nuovo Governo prepara un’offensiva generalizzata sulle grandi opere, in Europa anche a destra è in corso un ripensamento. È il caso della Svezia dove la nuova maggioranza ferma i lavori di una linea ad alta velocità osservando, tra l’altro: «Puntare sull’alta velocità rischia di compromettere altri investimenti necessari. Gli investimenti nella rete ferroviaria devono privilegiare i treni pendolari».

La vera opposizione al Governo della destra sta nelle lotte sociali

La connotazione reazionaria del nuovo Governo è di tutta evidenza. Ma un’opposizione efficace non può fermarsi alla contrapposizione ideologica. L’analisi delle radici sociali del successo elettorale della destra fa ben comprendere che solo il protagonismo dei lavoratori e dei ceti più deboli attraverso le lotte sociali potrà erodere le basi di quel consenso e permettere la costruzione di una rappresentanza politica adeguata.

I muscoli del Governo: contro i rave o contro il diritto di manifestare?

Il nuovo Governo esordisce con un decreto legge che introduce il reato di invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno. È – si dice – una norma anti rave. In realtà è un pesante attacco ai diritti di riunione e di manifestazione di tutti e un’anticipazione delle politiche della destra in relazione al conflitto sociale.