«Voi la malattia, noi la cura»

Vent’anni dopo Genova il conflitto fra la malattia, un neoliberismo sempre più aggressivo, e la cura, la lotta per una radicale inversione di rotta, per la giustizia sociale e ecologica, si manifesta in modo ancora più netto e aspro. La forza e l’immaginazione dei movimenti può rivitalizzare la democrazia, nella prospettiva che «un altro mondo è necessario».

2021: il trilemma oggi

Difficile trovare il giusto compromesso tra gli interessi che governano il mondo. Iperglobalizzazione, sovranità, democrazia non possono coesistere. Almeno uno soccombe. O forse a sopravvivere è solo un governo centrale basato sull’imperio della finanza, con svuotamento dei governi nazionali e dei parlamenti.

Chiudere con la pandemia

Il problema centrale non è la pandemia ma la sua gestione. Quel che si deve fare a livello planetario è chiaro, ma vi ostano interessi nazionalistici e delle case farmaceutiche che suggeriscono chiacchiere inutili e fuorvianti, fonte di una fitta nebbia conoscitiva. Così il Covid-19 si trasforma da questione sanitaria in test di democrazia.

Mario Draghi e i polli di Renzi

La Banca sopra la Politica, il Nord sopra il Sud, i maschi sopra le donne. Questa appare, ridotta all’essenziale, la struttura del nuovo governo: una fotografia perfetta dello stato di cose esistente e delle sue inamovibili gerarchie. Così si vorrebbe cancellare l’anomalia selvaggia del voto del 2018. Rischiando di preparare un disordine peggiore e un vulnus alla democrazia.

Proporzionale è meglio

Governabilità e maggioritario sembrano parole vincenti. Soprattutto nel mezzo di una crisi di governo incomprensibile ai più. Ma le ragioni della crisi sono politiche e non stanno nel sistema elettorale. La pratica della democrazia è difficile ma non ci sono scorciatoie e il sistema proporzionale ne è garanzia insostituibile.

«La notte più lunga eterna non è»

La crisi dovuta al Coronavirus si intreccia con altre crisi ancor più profonde: quella della democrazia, quella ambientale e quella della partecipazione e dell’agire collettivo. Ma uscirne è possibile: riqualificando la politica a partire da un agire ispirato al principio del «restare umani» e dagli interventi concreti sul territorio.