Affrontare la paura che porta acqua al mulino delle destre

Marx ed Engels immaginarono che la piccola borghesia avrebbe finito per schierarsi con gli operai. La storia, però, prese un’altra direzione. Oggi le incertezze sociali tornano a pesare e impongono una ridefinizione del ruolo delle classi intermedie e un ripensamento del concetto di “sicurezza”. L’àncora contro ogni deriva autoritaria resta l’articolo 3 della Costituzione: una promessa di giustizia sociale oggi inattuata.

Sull’uso capitalistico dell’Intelligenza artificiale

L’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale ricorda quello di mezzo secolo fa sullo sviluppo tecnologico. Si disse, allora, che i nuovi macchinari venivano utilizzati, invece che per alleviare la fatica degli uomini e delle donne o per svolgere mansioni pericolose, per aumentare i ritmi di lavoro, incrementarne l’intensità, accrescere la produttività e lo sfruttamento a vantaggio dei profitti. Non sarebbe il caso di ripartire da lì?

La manomissione della rappresentanza

Il modo in cui si raccolgono le candidature, si ammettono le liste, si disegnano i collegi, si distribuiscono i seggi e si individuano gli eletti definisce il rapporto tra cittadini e Parlamento e, dunque, la democrazia rappresentativa. I dispositivi introdotti con la nuova legge elettorale (premio di governabilità, presentazione delle liste, disciplina delle preferenze etc.), manomettendo la rappresentanza, deformano la democrazia.

Il premierato surrettizio

Il progetto della destra di inserire il premierato in Costituzione è naufragato, ma la volontà di concentrare il potere e di imprimere un svolta autoritaria al sistema permane. Si inserisce in questo quadro la nuova legge elettorale che, con il premio di governabilità e l’indicazione del candidato presidente del Consiglio in sede di presentazione del programma, introduce in modo surrettizio il premierato perduto.

Un caso parallelo: gli Stati Uniti, dove il potere non può perdere

Il “caso Stati Uniti” è esemplare. Nonostante l’allentamento dei vincoli della democrazia liberale, c’è ancora una “democrazia elettorale”, cioè la possibilità che l’opposizione possa vincere, rovesciando chi governa. È contro questa possibilità che si sta scagliando, con varie misure, Trump, all’insegna dell’impostazione che “il potere non può perdere”. Comincia così un vero e proprio cambio di regime.

Il realismo dell’utopia

La democrazia, come l’abbiamo conosciuta nella modernità, non esiste più, la destra ha il vento in poppa e il mondo sta di nuovo precipitando nella guerra. In questo contesto, contenere l’avanzata della destra è una priorità, ma senza indebolire la prospettiva di un mondo diverso. Come? Immettendo nel confronto politico alcuni punti fermi (a cominciare dal no al riarmo) come precondizione per qualsivoglia sostegno o dialogo.

Antisemitismo: un disegno di legge contro la democrazia

Il 9 settembre riprende, alla Camera, l’iter del “disegno di legge antisemitismo”. Nel dibattito al Senato sono state eliminate alcune storture ma resta l’improprio recepimento della definizione di antisemitismo dell’IHRA e, con essa, la ghettizzazione (e, potenzialmente, la criminalizzazione) del dissenso rispetto ai crimini del Governo israeliano con ulteriore deterioramento della nostra già fragile democrazia.

Per non soccombere: mettere al centro la crisi climatica

La crisi climatica non è meno grave di quella pandemica. Se non viene affrontata con lo stesso impegno è perché le sue vittime stanno soprattutto nelle frange sociali più deboli e nei paesi alla periferia del mondo capitalista. Ciò evidenzia l’indissolubile connessione tra la giustizia sociale e quella ambientale. Per questo, se non cambia registro e non affronta di petto la questione del clima, non c’è futuro per la sinistra.

Il tumultuoso riassetto del continente africano

Il continente africano è in fase di tumultuoso riassetto. Da un lato, un imponente neocolonialismo economico (praticato da Stati Uniti, Cina e grandi multinazionali) tenta di impadronirsi di minerali preziosi, terre rare e combustibili fossili; dall’altro, c’è, nella regione del Sahel (Burkina Faso, Niger e Mali) un esperimento di decolonizzazione guidato da generali golpisti, con violazione dei diritti umani ma grande consenso.