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A Firenze e per le europee: cosa voterò

Confesso che, questa volta, sono stato tentato dall’astensione. Per senso di rigetto, di inutilità, di resa. Ma anche per la convinzione che la politica, per come la intendo, non abita più nei processi elettorali. Eppure, no: non ci riesco. E allora, alla fine, ho scelto, pur consapevole che le mie sono scelte deboli, cercando le singole persone, non i partiti. Per Firenze e per le europee: non a caso in modo diverso.

Il divorzio tra rappresentanza e democrazia

Il giudizio di Valentina Pazé (“I non rappresentati. Esclusi, arrabbiati, disillusi”, Edizioni Gruppo Abele) è netto: tra rappresentanza e democrazia è in corso un divorzio. Non solo, ma si sta tornando a modelli predemocratici: coloro che oggi sembrano non volere essere rappresentati corrispondono a coloro a cui un tempo la partecipazione era negata di diritto. C’è di che riflettere a fondo per la politica.

Giorgia detta Giorgia: il nome e la cosa

La presenza del nome del leader sulla scheda elettorale non è soltanto una operazione di “marketing”: è il segno di un rapporto insondabile fra la massa e il carisma del capo che annichilisce la qualità di una democrazia sempre più prossima alle democrature. Impostare la campagna elettorale sul brand di “Giorgia” fa parte del codice genetico della destra, accodarsi a questa deriva sarebbe stato catastrofico per il Pd.

La sinistra sedotta dalla guerra

Non è solo oggi che la sinistra è sedotta dal nazionalismo e dalla guerra. Basta rileggere le parole di Rosa Luxemburg dopo che la socialdemocrazia tedesca, rinnegando se stessa, aveva approvato i crediti di guerra e legittimato l’entrata nella prima guerra mondiale della Germania. La situazione è profondamente cambiata ma resta la cecità della sinistra, questa volta di fronte all’intreccio tra capitalismo, tecnica e guerra.

Elogio del conflitto e del dissenso

Le ricorrenti cariche di polizia tese a impedire manifestazioni di studenti (e non solo) ripropongono il tema della liceità e della legittimità del dissenso in uno Stato democratico. La risposta, nel pensiero moderno è univoca: una libera democrazia è tale se fa vivere il dissenso mentre la pretesa di unanimismo è la cifra delle dittature, delle autocrazie e delle cosiddette “democrazie illiberali”.

Il caso Di Cesare: un post infelice e gli impropri richiami alla “fedeltà all’istituzione”

Il post di Donatella Di Cesare in morte di Barbara Balzerani ha prodotto una tempesta mediatica, travolgendo ogni parvenza di razionalità in punto uso dei social, conti con il terrorismo e ruolo degli intellettuali. Era un post infelice. E allora? In una democrazia bisogna garantire anche il diritto di dire “stronzate”. Per poterle criticare, smontare, relativizzare. Ma mai per metterle a tacere. È ciò che compete all’intellettuale pubblico.