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A Piadena tra passato e futuro

La festa della Lega di Cultura di Piadena è, ogni primavera, l’occasione per ragionare sul mutualismo e per praticarlo, almeno per qualche giorno, tra canti popolari, convegni e convivialità. Anche quest’anno è stata una boccata di aria fresca tra ricordi del passato delle mitiche Società di mutuo soccorso e apertura a un futuro all’insegna di un “altro mondo possibile”

Uomini e donne: tra dominanza e uguaglianza

La prevaricazione, fino alla violenza, degli uomini sulle donne è una triste costante nella società non solo italiana. Essa è in genere spiegata con il perdurare della cultura patriarcale. Questa interpretazione non riesce però a chiarire perché il modello dell’uomo dominante e della donna subordinata sia così ampiamente diffuso in culture e tempi storici molto diversi tra loro.

Il campo di battaglia del patriarcato vacillante

I femminicidi non sono un fatto nuovo nella lunga storia del patriarcato. Ma ne sono un sintomo. Finché le donne sopportavano in silenzio, non c’era bisogno di sopprimerle, bastava un ceffone per tenerle in riga. Oggi la libertà femminile e la fine del consenso femminile al dominio maschile hanno inferto una ferita insanabile al patriarcato, che proprio perché è ferito e destabilizzato reagisce con maggiore violenza

Se la Costituzione ci vuole tutti più sportivi

«La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme»: è il nuovo ultimo comma dell’art. 33 Costituzione, approvato all’unanimità dal Parlamento. Non se ne sentiva, in verità, il bisogno. Ma tant’è. Diamo ai nostri figli e nipoti un “fisico bestiale” per resistere in un ambiente sempre più ostile!

La violenza maschile sulle donne non è una malattia

«Il maschio violento non è malato, è il figlio sano del patriarcato»: lo slogan coniato da “Non una di meno” esprime la consapevolezza del significato politico del sessismo e della necessità di contrastarlo su quel piano. Ma il progetto per la scuola del ministro Valditara sembra andare nella direzione opposta, riconducendo, impropriamente, la violenza contro le donne nell’ambito della patologia e del disagio psichico.

La cultura in trincea

La trincea, evocata in una traccia dell’esame di maturità, ha oggi significati opposti: camminamento scavato sul fronte di una guerra anacronistica e linea di resistenza contro la strumentalizzazione della cultura a fini di parte. È quest’ultima accezione che dobbiamo coltivare, memori che la lezione della storia impone di resistere durante i periodi bui nonostante l’arrivo dei nuovi “dominatori”.

Razzismo: il ministro Lollobrigida ci ricasca

Il ministro Lollobrigida ci ricasca anche se tenta, goffamente, di occultare la propria ideologia xenofoba sostituendo il termine “razza” con “etnia”. Quel che il ministro non coglie è che – come la storia insegna – si è italiani non per via di sangue, etnia, fede o lingua, ma solo per via di cultura, ricerca, patrimonio storico e artistico: cioè per via di inclusione, evoluzione continua, contraddizione, pluralità.

A cosa serve la cultura?

La cultura è fondamentale, soprattutto nei momenti di crisi. Ci serve, anzitutto, ad acquisire e salvaguardare uno spirito critico e, poi, a regalarci le parole il cui uso appropriato è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità. Poche parole e poche idee, poche possibilità e poca democrazia; più sono le parole che si conoscono, più ricca è la vita democratica.

Dante e il ministro della propaganda

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano derubrica Dante a padre della destra sulla base di un sillogismo la cui premessa maggiore è che l’autore della Divina Commedia sia il fondatore della nazione italiana. Evidente l’infondatezza dell’affermazione, che riproduce un’invenzione del fascismo, resta lo sconcerto per la trasformazione in atto del ministero della Cultura in ministero della Propaganda.

Il miraggio delle “competenze”

L’invocazione del governo dei “competenti” è diventato un mantra indiscusso. A torto ché l’attuale classe politica difetta non tanto di “competenze” quanto di cultura. Questo danno è stato causato negli ultimi decenni da una dissennata gestione della formazione. Ed è un danno assai difficile da riparare, che, anzi, si appresta ad essere ulteriormente approfondito dall’attuale governo.