Ma Nordio è garantista o giustizialista?

La nomina di Nordio a Ministro della Giustizia ha riportato alla ribalta la distinzione tra “garantismo” e “giustizialismo”. Ma proprio le sue posizioni oscillanti a seconda delle situazioni esaminate fanno ritenere che i due termini abbiano in buona parte perso significato e che si debba piuttosto guardare all’impostazione costituzionale che richiede regole uguali per tutti e, insieme, rispetto dei valori umani e sociali.

Le molte buone ragioni contro il presidenzialismo

Il presidenzialismo, oggi riproposto dalla destra, ha, nella realtà italiana, controindicazioni insuperabili: per il contesto culturale e politico, per il connesso ridimensionamento dei poteri di garanzia, per le ricadute sulla prima parte della Costituzione, per l’indebolimento dei corpi intermedi, per il rischio di derive autoritarie. Assai più produttivo (e possibile) è razionalizzare la forma di governo parlamentare.

Decreto anti-rave, quando la disubbidienza è consapevole

Di fronte alla legge ingiusta c’è modo di reagire legalmente? È possibile essere “ribelli secondo il diritto”, secondo la Costituzione? La risposta è “sì”, anche sotto il profilo giuridico. Anzi, la disobbedienza alle leggi ingiuste, nei casi in cui sono in questione valori essenziali come la vita, la libertà, la dignità delle persone, la democrazia, non è mera illegalità, ma è una virtù repubblicana.

Giorgia Meloni, il “destino della Nazione” e il marchio del fascismo

Una cosa è chiara dopo la formazione e l’insediamento del Governo Meloni: il ceto politico e le stesse politiche non sono molto diversi da quelli dei governi degli ultimi decenni (donde la servile acquiescenza dei grandi giornali), ma la cultura politica dei nuovi padroni del Paese è quintessenzialmente lontana da ogni forma di democrazia, agli antipodi dalla visione e dal progetto costituzionali.

La senatrice Segre e le vertigini della storia

È toccato a Liliana Segre investire della presidenza del Senato Ignazio La Russa. Ma il suo discorso ha fissato alcuni punti fermi: l’ancoraggio della vita pubblica alla Costituzione («testamento di centomila caduti nella lotta per la libertà»), da attuare più che da modificare, e la celebrazione non rituale delle ricorrenze «scolpite nel grande libro della storia patria», il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 giugno.

La bambina costretta dalle leggi razziste a lasciare i banchi di scuola

«In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca ad una come me che, bambina, in un giorno del 1938, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco di scuola elementare, assumere momentaneamente la presidenza del Senato della Repubblica. E mi è impossibile non provare una sorta di vertigine!».

Cambiare la Costituzione, eterno sogno delle destre

Cominciamo male. Chiuse le urne già si parla di riforme costituzionali. Nel mirino della destra c’è la figura del presidente della Repubblica, che si vorrebbe eletto direttamente dai cittadini. Senza un rigo di spiegazione e dimenticando che si tratta dell’istituzione che ha meglio funzionato. A dimostrazione che quel che si vuole non è perfezionare ma sovvertire il sistema costituzionale.

Un “volto nuovo”: Giorgia Meloni

Come preannunciavano i sondaggi, Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, portando il suo partito dal 4,3% delle precedenti politiche a oltre il 25%. Meloni non è un volto nuovo della politica italiana e la sua collocazione è chiara. La sua vittoria non significa tout court l’avvento del fascismo, ma certamente un governo di destra trainato da un partito che si richiama ad Almirante e a Rauti.

Alternanza sì ma senza sparare sulla Costituzione

L’alternanza di governo è coessenziale alla democrazia. Cambiano, dunque, i governi ma, nelle democrazie costituzionali, restano fermi i fondamenti del quadro istituzionale. L’anomalia italiana è il proposito della destra di sfasciare tale quadro agendo lungo tre direttrici: l’introduzione del “presidenzialismo, la “riforma della giustizia” e l’attuazione dell’Autonomia differenziata.