La scuola, il velo e il razzismo di Stato

Vietare il burqa e il niqab nelle scuole, come previsto dal Governo, trasforma lo Stato in gendarme di un conflitto combattuto sul corpo delle donne. L’accostamento del divieto al numero degli studenti stranieri e alla lingua parlata dalle loro famiglie, poi, rivela un immaginario coloniale, che separa un “noi” da proteggere e un “loro” da cui proteggersi e mortifica la scuola, in grado di gestire al proprio interno tensioni e differenze.

Contro l’arroccamento identitario

L’apertura di una moschea a Mestre e l’aumento di alunni con retroterra migratorio di fede islamica hanno riacceso, su integrazione e multiculturalismo, un dibattito viziato da impostazioni culturali colonialiste e da grave disinformazione. La sfida, oggi, non è difendersi da “culture straniere incompatibili”, ma trasformare le aule scolastiche e universitarie da trincee identitarie in laboratori di un futuro comune.

Ferrara celebra Italo Balbo, squadrista e colonialista

Italo Balbo è stato un fascista della prima ora, picchiatore e squadrista, quadrumviro della marcia su Roma, ministro e governatore della Libia, dove si distinse per un colonialismo particolarmente sanguinario. Eppure oggi Ferrara lo celebra come cittadino illustre nel “Festival delle Città identitarie”. È una delle tecniche del nuovo fascismo: rendere i gerarchi neri simboli dell’identità italiana, normalizzarli, celebrarli.

Disarmare l’Intelligenza Artificiale

L’enciclica di Leone XIV prende il meglio del pensiero critico sulla rivoluzione digitale e lo usa contro la narrazione dominante degli ineluttabili benefici del progresso tecnologico fondato sulla IA. Particolarmente significativo è l’imperativo “Disarmare l’IA”, che non si limita a condannarne l’uso bellico ma denuncia anche l’impronta militare che caratterizza non solo l’uso, ma le caratteristiche stesse della IA attuale.

Intanto l’Africa va avanti…

La crescita economica complessiva dell’Africa è inferiore a quella dei paesi asiatici nelle loro prime fasi di sviluppo. Per molte ragioni, non ultima la notevole diseguaglianza da paese e paese. Tuttavia Il continente africano, contrariamente a un’opinione diffusa, si sta sviluppando economicamente a ritmi abbastanza apprezzabili. Particolarmente importanti in questa direzione sono i rapporti economici con la Cina.

Le migrazioni e la falsa coscienza dell’Occidente

Le cause delle migrazioni sono determinate, in massima parte, dalle politiche che l’Occidente ha perseguito per secoli e continua a perseguire nei confronti dei paesi da cui partono i flussi. Politiche che sono dettate dal sistema capitalista. Il momento di crisi estrema che stiamo vivendo offre l’opportunità per una critica radicale che metta in discussione il capitalismo, nella sua vera essenza liberticida e distruttiva.

L’attacco all’Iran e le guerre coloniali senza fine

Ogni generazione di inviati di guerra e di popoli mediorientali ha la sua devastante guerra del Golfo: ieri ne è arrivata un’altra, ampiamente prevista dopo il viaggio di Netanyahu a Washington e il fallimento annunciato della diplomazia. Ormai lo abbiamo imparato: il bottino di quelle guerre non è la democrazia e lo sviluppo dei popoli ma una nuova sottomissione coloniale e il controllo sulle risorse del Medio Oriente.

Per la Palestina, leggendo Paola Caridi

Parlare di Palestina – ancora – è necessario, per i palestinesi e per noi: perché il genocidio non è terminato e non si fermano le violenze in Cisgiordania; perché il “piano di pace” di Trump e dell’Onu è espressione del colonialismo più classico; perché la Palestina è un laboratorio di disumanizzazione in cui si disconoscono le peggiori atrocità e si annulla la dignità delle persone. Ci aiutano a farlo due libri di Paola Caridi.

Gaza. Non un piano di pace ma un furto di sovranità e di territorio

Tutti i leader occidentali, e anche il pontefice Leone XIV, sostengono il “piano di pace” per Gaza predisposto dal presidente Trump. Incredibilmente, ché quel piano è, in realtà, uno dei più grandi oltraggi al principio di autodeterminazione dei popoli. In esso, infatti, la sovranità del popolo palestinese non è un diritto ma un premio che potrà essere concesso solo se verranno rispettate le volontà di Washington.