Verso lo sciopero generale per il clima del 16 ottobre

Il 16 ottobre i movimenti ambientalisti riprendono l’iniziativa con uno sciopero generale. Malgrado cinquant’anni di appelli di scienziati per il clima e di impegni verbali degli Stati contro il consumo di combustibili fossili, gli interventi efficaci sono stati molto limitati. E la situazione si fa sempre più drammatica in un perverso intreccio di crisi climatica, ambientale e sociale. Solo un forte impegno dal basso può invertire la tendenza.

Cambiano gli studenti e il clima: per tutti, ma non per il Governo

Il caldo è insopportabile ma gli edifici scolastici non conoscono ristrutturazioni. La dispersione scolastica è elevatissima e raggiunge cifre da capogiro per i “nuovi italiani” ma, mentre molte scuole si attrezzano per contenerla, l’amministrazione centrale sembra ignorarlo. Gli infondati auto elogi del Governo non bastano ad affrontare l’impatto delle nuove generazioni e la complessità e le incertezze del loro cammino di crescita.

Ancora su Genova 2001: le ferite e l’eredità

Genova ci lascia insieme una ferita e un patrimonio. La ferita è quella della repressione, della violenza di Stato, della consapevolezza brutale dei limiti della democrazia quando si confronta con il conflitto radicale. Il patrimonio, invece, è quello di un movimento che ha saputo pensare il mondo in termini globali, che ha anticipato temi decisivi e che ha lasciato strumenti politici e culturali a molti dei movimenti venuti dopo.

Quando la tutela dell’ambiente è donna

I progetti nati dal basso per la salvaguardia del pianeta sono numerosi. Alcuni trovano riconoscimento con l’attribuzione del Goldman Environmental Price, una sorta di premio Nobel per l’ambiente. Quest’anno esso è stato attribuito congiuntamente a sei donne di varie aree del mondo, a dimostrazione dell’accresciuto protagonismo femminile nelle battaglie ambientali portate avanti nelle comunità e nei territori.

Provare a salvare il pianeta

C’è un caldo insopportabile. Fra un po’ terminerà con qualche disastrosa grandinata. Poi riprenderà e sarà ancora peggio, con eventi estremi e processi irreversibili come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari, gli incendi delle foreste e l’inaridimento di fiumi e laghi. L’impegno per attenuare tutto questo, coinvolgendo anche chi non lo capisce o non lo vuol capire, è la scadenza politica fondamentale.

Terra e cielo devastati. Non possiamo restare inerti

Il clima è praticamente scomparso dalle agende dei Governi, dei media, delle istituzioni internazionali e, in gran parte, anche delle nostre comunità di lotta. Eppure il grido della Terra offesa dalle guerre e dallo sviluppo economico e tecnologico è, con l’insostenibilità delle condizioni degli umili, degli sfruttati e degli oppressi, la priorità del nostro tempo. Dovremmo averlo presente anche nelle nostre scelte quotidiane.

Clima: fermare i diesel per qualche giorno non basta

La temperatura media in Italia si è alzata di 1,8°, la Pianura Padana è tuttora la regione più inquinata d’Europa, le città del Sud sono poco attente ai problemi del traffico, non incrementano la mobilità dolce e il trasporto pubblico. In questa situazione non basta fermare i diesel per qualche giorno. È necessaria una strategia politica di lungo respiro tesa a un cambiamento profondo. Ma non ce n’è traccia.

Harry è passato, ma è solo un avvertimento

Il ciclone Harry ha devastato Calabria, Sicilia e Sardegna. Onde alte fino a nove metri hanno travolto tutto quanto hanno trovato sulla loro strada lungo decine di chilometri. Mentre contiamo i danni, abbiamo due certezze: che altri cicloni si abbatteranno sul Mediterraneo con effetti ancora più devastanti e che ciò accade non per colpa della natura ma per l’azione irresponsabile dell’uomo.

Clima e ambiente: dal 2025 anche buone notizie

Il 2025 non è stato foriero solo di cattive notizie per le sorti dell’umanità e del pianeta. Le attività per la cura dell’ambiente e l’impegno per uno sviluppo sostenibile continuano ad avanzare, malgrado gli ostacoli posti dalle grandi lobbies del potere economico, finanziario e commerciale. Ad essi bisogna fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo.

Clima e ambiente: lo sconfortante bilancio del 2025

In chiusura del 2025 molti organismi di studio e controllo forniscono dati e notizie sullo stato di salute del pianeta. Il quadro complessivo è sconfortante: la quantità di gas alteranti prodotta nel mondo non è mai stata così alta, l’aumento delle temperature ha superato la soglia critica, l’utilizzo del petrolio e del carbone non accenna a diminuire. Ma alcuni nodi di queste politiche dissennate cominciano a venire al pettine.