La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…

Suonare Mozart costa, oggi più di ieri

Le polemiche tra il mondo dello spettacolo e il ministro della Cultura rivelano, oltre all’intolleranza di quest’ultimo, un problema strutturale. A differenza della produzione manifatturiera, i concerti, il teatro, il cinema (e molte altre attività) richiedono gli stessi addetti di un secolo fa, ma con costi molto più elevati. E il mancato aumento della relativa spesa equivale a un de-finanziamento. Ma la politica non se ne accorge.

Diamanti, il coming out di Ferzan Özpetek

Finalmente Ferzan Özpetek ha fatto coming out e, rivelandosi per quello che è davvero, con “Diamanti” ha realizzato il suo film migliore. Abbandonate pensosità, metafore, arzigogoli e patemi autoriali, Özpetek svela la sua vera natura girando benissimo l’idea platonica della soap-opera, condensata in un’unica puntata; o forse è solo l’inizio di una futura serie TV?

“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini

Francesca Comencini si racconta e racconta il suo rapporto col padre, il regista Luigi. Una sorta di duetto padre-figlia per farsi spazio, almeno nella memoria, in una famiglia affollata. Un pugno di ricordi isolati, uniti da un filo come i grani di un rosario, in cui spicca una comune concezione del cinema come artigianato. Una concezione che, peraltro, collide con la forma autoriale del film.

Il genocidio palestinese e il silenzio di Hollywood

Hollywood – alla cui costruzione hanno contribuito straordinari produttori, registi e attori ebrei –, è una formidabile macchina di propaganda dei democratici statunitensi e della loro narrazione. Raramente essa si è discostata dalla rappresentazione degli Stati Uniti come esportatori di democrazia. Ma oggi si raggiunge il paradosso: nella sua sterminata produzione filmica il conflitto israelo-palestinese è totalmente assente.

L’ambiente al cinema

Anche quest’anno il Festival di Cinemambiente di Torino ha regalato sei giorni di grandi emozioni e di inaspettate conoscenze, alternando denunce socio ambientali a racconti di riscatto e speranza. Con una buona notizia finale: informazioni e programma dei filmati si trovano sul sito di Cinemambiente 2024; gran parte di essi può essere vista in streaming sulla piattaforma di cinema indipendente OpenDDB.

Valerio Zurlini, la grazia nonostante tutto

Valerio Zurlini, seppur non sempre riconosciuto, è uno dei registi più talentuosi della sua generazione: non una generazione qualunque, ma quella di Federico Fellini, Francesco Rosi e Pier Paolo Pasolini. In questi giorni la “Cinémathèque française” gli dedica un’importante retrospettiva. L’auspicio è che anche gli spettatori scoprano il piccolo, prezioso patrimonio di film che ci ha lasciato.