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Rafael Cozzi, Estadio National (Abbot Edizioni, 2023)

Cile, settembre 1973, il colpo di Stato. Niente più libertà civili, niente più cultura, musica, cinema, arte. Persone torturate, uccise, svanite nel nulla. Rafael, studente di 19 anni viene arrestato insieme a due amici. 46 giorni di prigionia tra gradinate e spogliatoi dello stadio, raccontati, con lucidità, senza pietismo o esaltazione. Un’umanità spaventata e violentata riesce, nonostante tutto, a vivere.

1973-2023. Le parole di Allende: per il Cile e per noi

«Apparentemente possono dirci che siamo riformisti, ma le misure che abbiamo preso significano implicitamente che vogliamo fare la rivoluzione, cioè trasformare la nostra società, cioè costruire il socialismo» (Allende): è la via cilena al socialismo, stroncata nel sangue l’11 settembre 1973. Cinquant’anni dopo resta una grande lezione su tutti i problemi attuali.

1973. Il golpe cileno e il giardino di casa degli Stati Uniti

Negli anni Sessanta nel mondo soffiavano impetuosi venti di cambiamento, alimentati dalla rivoluzione cubana che nel 1959 aveva spodestato il dittatore Fulgenzio Batista e parlava di socialismo, di giustizia sociale, di un mondo diverso e migliore. Il golpe cileno dell’11 settembre 1973 fu una delle reazioni degli Stati Uniti, insofferenti ai cambiamenti in atto in quello che consideravano il proprio “giardino di casa”.

Ora lo conosci, Víctor Jara

Un po’ di giustizia è alla fine arrivata, anche se con mezzo secolo di ritardo. Lunedì la Corte suprema del Cile ha condannato in via definitiva a pene tra gli 8 e i 25 anni di carcere sette militari per il sequestro e l’assassinio del musicista, poeta, regista e autore teatrale Víctor Jara, comunista e grande sostenitore del Governo Allende, catturato, torturato e finito a rivoltellate cinque giorni dopo il golpe del 1973.

Cile: il nuovo Governo di Gabriel Boric

Gabriel Boric ha presentato il nuovo Governo cileno. Un squadra che promette profonde trasformazioni sociali ed è probabilmente la più diversificata mai vista nel paese: più donne che uomini, per metà formati nella pubblica istruzione, alcuni membri di partiti, altri indipendenti. Sono il simbolo di un Cile che si sta allontanando dalle élite sociali che lo hanno governato dalla fine della dittatura.

Buon Natale dal Cile

C’è, in questo Natale, una lieta novella che viene dal Cile. L’elezione alla presidenza di Gabriel Boric non è una semplice alternanza di governo. È la fine dell’eredità di Pinochet rimasta fino ad oggi viva anche se scalfita. È, dopo quasi 50 anni, il ritorno della speranza incarnata da Salvador Allende e, con lui, da Gabriela Mistral, da Pablo Neruda, da Violeta Parra.

Il Cile volta pagina

Il 15 e il 16 maggio in Cile si è votato per l’Assemblea costituente e per molti consigli comunali. Sull’onda della mobilitazione popolare, ha vinto la sinistra. Per la prima volta Santiago ha una sindaca comunista. L’eredità di Pinochet è archiviata nonostante il tentativo del presidente Pineira di restaurarla con una pesante repressione.