Liberarsi dal virus del carcere

Una testimonianza dalla semilibertà. L’ansia e l’angoscia per il dilagare dell’infezione da Coronavirus stanno crescendo anche tra le mura del carcere. Per rendere la situazione sostenibile è necessario almeno liberare chi già gode di benefici, chi è sopra una soglia di età “a rischio”, chi ha un residuo di pena sotto i due anni.

Le nostre prigioni: l’indulto necessario

La paura per i rischi di contagio da Coronavirus e la rabbia per la limitazione dei colloqui stanno facendo esplodere un sistema carcerario sovraffollato e insicuro. Occorre, a tutela di tutti, un intervento immediato di rinvio dell’esecuzione della pena per i reati minori. E poi occorre ridare cittadinanza a indulto e amnistia.

Una lettera dal carcere

Nicoletta è in carcere da oltre un mese, quasi interamente trascorso nella sezione “nuove giunte”, caratterizzata da precarietà e ridotta socialità. In una lettera riflette sul carcere: «un’istituzione finalizzata unicamente al controllo sociale, la risposta repressiva a quei diritti che tante costituzioni sanciscono, ma che restano lettera morta».

Nicoletta, noi, la politica

Nicoletta Dosio ha scelto di andare in carcere piuttosto di chiedere misure alternative. Il suo è un gesto politico che richiede un seguito coerente. C’è una possibilità: la grazia, non come provvedimento di clemenza ma come atto di giustizia e di discontinuità. Chiederla spetta a noi, anche per cercare di aprire una nuova stagione politica.

Fabrizio de André, il carcere, la compassione

Carcere, pena, giudizio, potere. Sono anelli concentrici, tasselli di un sistema che costruisce marginalità, messi a nudo da Fabrizio De André in numerose canzoni. Molte e originali sono le storie raccontate, che seguono strade diverse, cifre differenti, che segnalano «come le verità del potere siano le verità di oggi».