Sull’uso capitalistico dell’Intelligenza artificiale

L’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale ricorda quello di mezzo secolo fa sullo sviluppo tecnologico. Si disse, allora, che i nuovi macchinari venivano utilizzati, invece che per alleviare la fatica degli uomini e delle donne o per svolgere mansioni pericolose, per aumentare i ritmi di lavoro, incrementarne l’intensità, accrescere la produttività e lo sfruttamento a vantaggio dei profitti. Non sarebbe il caso di ripartire da lì?

La resistibile ascesa dell’onda nera e le sue premesse

L’impoverimento di massa attraversa l’Occidente e le forze economiche e politiche che lo producono lo cavalcano, poi, attribuendone la responsabilità ai migranti. Ma non può essere questa la soluzione. E siamo davanti a un bivio: il superamento del capitalismo o il suo consolidamento autoritario, come nella prima metà del ‘900. Manca il soggetto politico che intraprenda la prima via. Per la seconda basta guardare a destra.

Guardare la luna con i piedi per terra

La drammaticità della fase non lascia alternative: non basta limitare gli effetti negativi del sistema dominante ma bisogna contrastarne le cause profonde, individuando il nemico da battere nel capitalismo tecno-finanziario. A partire da qui va costruita un’alleanza tra le forze e i movimenti politici autenticamente di sinistra e individuata una tattica capace di sparigliare sul campo, modificando gli schemi usuali e prevedibili.

La falsa rivolta della destra sociale

C’è una destra che non ama Wall Street, non sogna Silicon Valley e non considera il mercato l’ultimo giudice della storia. È la cosiddetta “destra sociale”, di cui è espressione Giorgia Meloni, simbolo del populismo contemporaneo che critica il capitalismo ma si allea, con la destra economica. La sua genialità politica consiste nel dare agli elettori popolari il nemico simbolico e ai ceti dominanti il beneficio materiale:

Il grido di Prevost: i morti in mare non sono frutto del caso

Leone XIV a Lampedusa è stato lapidario. Subito è iniziata la corsa a interpretare e minimizzare, ma il papa non poteva essere più preciso: “I morti in mare non sono frutto del caso, sono la conseguenza di decisioni prese e di decisioni mancate”. Sono dichiarazioni che collocano la Chiesa cattolica non solo contro i governi ma contro il capitalismo della globalizzazione. Nella speranza che ci sia la forza per continuare.

In fuga dal capitalismo, ma per andare dove?

Fuggire dal capitalismo. D’accordo, ma come e per andare dove? Bisogna muoversi collettivamente e dal basso. Ma non basta senza un progetto capace di impedire che si consolidi la guerra tra i poveri, di cogliere le nuove forme di sfruttamento, di adottare analisi scientifiche su dove si sta andando, di avviare tentativi credibili per superare la frammentazione delle sinistre evitando di concentrarsi sulla scelta del leader.

Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

Dagli anni ‘60 del secolo scorso a oggi la situazione è profondamente mutata ed è evidente l’incomparabilità dell’innovazione tecnologica di allora e dell’intelligenza artificiale. Ma un punto resta fermo. La tecnologia non è mai oggettiva o “neutra”. Qualunque essa sia, se si sviluppa per un uso capitalistico in un contesto di squilibrio di potere, essa contribuirà ad accrescere quello squilibrio, non certo a ridurlo.

La truffa del capitalismo: a margine di un libro di Clara Mattei

L’idea che la forma economica della nostra attuale società, cioè il capitalismo, sia qualcosa di naturale, di inevitabile ed eterno quanto la forza di gravità è una truffa. È la linea guida dell’ultimo libro di Clara Mattei (“Fuga dal capitalismo”) che ricostruisce e analizza alcune delle tappe che hanno prodotto questa costruzione sociale. Resta aperto il problema del come costruire un’alternativa…

Stop a fossili e fracking, la lenta svolta di Santa Marta

Nella città colombiana di Santa Marta si è svolto il primo vertice globale autoconvocato sulla transizione dai combustibili fossili. Il vertice ha evidenziato una notevole tensione politica ma continua a mancare una roadmap per l’attuazione dei progetti di transizione. Tutto resta affidata alla sola volontà degli Stati e si fa sempre più pressante la domanda se il capitalismo possa adattarsi a un sistema energetico non fossile.

Inattualità del Primo Maggio?

La democrazia del lavoro si reggeva sulla necessità del capitalismo di estendere la società dei consumi e di “addomesticare” le rivendicazioni sociali dei lavoratori. Quando al capitalismo tutto questo non è servito più il compromesso è stato abbandonato. E allora? Chi siamo noi oggi? Quelli che vedono nella democrazia del lavoro un esperimento del passato? O quelli che scendono in piazza per difendere ancora i diritti sociali?