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Transizione ecologica versus transizione ideologica

Far roteare le parole e i numeri senza preoccupazioni per la loro coerenza logica ma in modo che colpiscano favorevolmente eventuali cittadini-elettori è da sempre una delle abilità retoriche di Giorgia Meloni. Oggi è la volta dell’affermazione secondo cui i cambiamenti climatici vanno affrontati con una transizione ecologica e non ideologica. Che, decodificata, significa solo che tutto deve restare com’è…

«Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso»

Intervenendo alla Cop27 Lula ha, tra i pochi, segnalato la drammaticità della situazione del mondo e assunto impegni precisi per contrastare il cambiamento climatico: «Dimostreremo che è possibile generare ricchezza senza provocare ulteriori cambiamenti climatici e promuovere crescita e inclusione sociale avendo la natura come alleato e non come nemico da massacrare con trattori e motoseghe».

Lotte ambientali, per il lavoro, per i diritti

Fiumi in secca, terreni aridi, ghiacciai che collassano, ondate di calore, alluvioni autunnali: effetti di un riscaldamento globale che non piove dal cielo. Il sistema economico e sociale che devasta il territorio e continua a investire sulle energie fossili per garantire profitti, è lo stesso che precarizza il lavoro, abbassa i salari, calpesta diritti e alimenta le discriminazioni.

Sorella acqua e il suo spreco

Ormai lo sappiamo tutti: l’acqua si sta riducendo drasticamente per le dispersioni, per la siccità e per il cambiamento climatico che porta alla scomparsa dei ghiacciai. E conosciamo anche gli interventi necessari: dal razionamento alla riduzione dei consumi alla necessità di evitare grandi opere inutili che distruggono le sorgenti. Ma la politica continua a comportarsi come se nulla fosse.

Il pianeta in crisi: tempesta perfetta o caos sistemico?

La guerra in Ucraina va ad aggiungersi ai tanti conflitti armati sparsi nel mondo, e i conflitti si aggiungono alla crisi alimentare e a quella climatica. Gli effetti di questi tre fattori, per di più, non sono additivi ma moltiplicativi. Così i paesi simultaneamente affetti da due o tre crisi fanno registrare livelli di denutrizione fino a 12 volte maggiori di quelli dei paesi affetti da uno solo.

Gli Stati, le lobby e il fallimento della COP26

L’esito della conferenza di Glasgow sui cambiamenti climatici è stato a dir poco deludente. Non si è andati al di là di impegni generici e di rinvii. Tra le cause, oltre a interessi geopolitici, va segnalata una intensa attività delle lobby dei combustibili fossili, affiliate ad alcuni dei più grandi colossi del petrolio, massicciamente presenti nella conferenza.

COP26: la riscoperta del futuro

I risultati concreti della conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow sono modesti e serpeggia la delusione: per la genericità degli impegni e per lo scarso coinvolgimento di Paesi fondamentali. Ma sarebbe un errore sottovalutare l’evento. Parole importanti sono state dette e d’ora in poi sulla loro base sarà giudicata ogni scelta politica.

Clima e nucleare: le contraddizioni della Turchia

La Turchia era l’unico paese del G20 a non aver firmato l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015. Il 6 ottobre questo vuoto è stato riempito. Ma la stessa sera sono stati approvati due disegni di legge che definiscono i rifiuti nucleari come prodotti che possono essere rigenerati e utilizzati, con il rischio di trasformare la Turchia in una discarica nucleare.

Il mondo brucia

La temperatura ha raggiunto nel nostro Paese punte di 48,8 gradi e il Sud e le isole bruciano. Lo stesso accade in Grecia, in Algeria, in Turchia. Non sono eventi eccezionali ma lo scenario abituale dei prossimi anni se non si interviene, subito, per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera. Ma i potenti della Terra restano inerti.