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Discriminazioni e razzismo nello sport: il caso Italia

Gli stadi e i luoghi sportivi sono laboratori di sperimentazione sociale e politica di grande importanza per legittimare o delegittimare la discriminazione e il razzismo. Da questa premessa prende le mosse il rapporto di Lunaria e Uisp al riguardo che, a partire da 21 interviste a interlocutori privilegiati, fornisce importanti indicazioni anche sul modo per monitorare il fenomeno del razzismo nello sport.

L’overdose di impegni dello sport professionistico

Sportivi sull’orlo di crisi di nervi, obbligati dai calendari internazionali e da un concetto di professionismo sempre più spinto a un’innaturale overdose di impegni che quasi fa sembrare minimali le circa 70 partite che il tennista Sinner gioca nel corso di un anno. Il tutto per alimentare un sistema che cerca di pompare sempre più soldi tra sponsorizzazioni, incassi al botteghino, proventi da diritti televisivi.

I soliti noti, ovvero l’eterna casta dello sport

L’esistenza di vere e proprie caste alla guida dello sport è un vizio radicato del nostro Paese. Il fermo immagine su chi governa le federazioni restituisce la fotografia sbiadita di una sinecura professionistica che garantisce introiti non trascurabili ma non altrettanti successi: basti pensare a Gianni Petrucci nel basket o a Gabriele Gravina nel calcio.

Il calcio italiano balla sul Titanic

Anche se vuol continuare a esporre un profilo alto, il calcio italiano presenta contraddizioni crescenti e un andamento economico sempre più prossimo al fallimento. E non si emenda da solo, né sono bastati gli scandali e la purga di Calciopoli. Del resto gli italiani, rassegnati e silenti di fronte alla riforma delle pensioni, metterebbero a ferro e fuoco le piazze per la sospensione di un torneo calcistico…

Il calcio italiano? Un Titanic allo sbando

Il calcio italiano vive in una bolla (fatta di conti in rosso, di scandali montanti, di una nazionale di nuovo esclusa dai mondiali) che lo allontana dalla dimensione del miglior football continentale giocato in Inghilterra, Spagna, Francia. Per esorcizzare questa marginalità si rilancia il mercato di gennaio, senza succo e senza nerbo, che si appoggerà a prestiti, riciclaggi e operazioni di basso profilo.

Il calcio è lo specchio della società

Quel che accade oggi nel calcio è ciò che accade quando il capitalismo prende possesso di ogni angolo della società. Non c’è mano invisibile, ma le mani visibilissime di coloro che elargiscono mazzette e modificano bilanci senza alcun controllo. E lo fanno con il disprezzo di chi sta in alto e pretende che chi sta in basso lavori perché possa continuare la festa dei pochi.

Lo tsunami Juventus affonda il calcio

La Juventus di Andrea Agnelli, travolta da indagini e intercettazioni, rischia la retrocessione. E – cosa ancor più grave – emerge, attorno al “pesce pilota” bianconero, un mondo calcistico dedito a inciuci e scambi fittizi e supervalutati. Una rete che coinvolge Sassuolo, Atalanta, Udinese, Sampdoria ed Empoli in una attività lobbistica che non poteva non avere ricadute sulla regolarità del campionato.

Non solo calcio

Il calcio è scalzabile dalla graduatoria di popolarità tra gli sport nazionali? Probabilmente no, anche se, nelle competizioni mondiali, la sua stella brilla assai poco mentre sono in primo piano altri sport di squadra: dalla pallavolo al basket, dalla pallanuoto fino al baseball. Registrare questo stato di cose non vuol dire accettarlo ma rendersi conto della relatività di un primato quanto mai frangibile e contendibile.

Il calcio in fuga dalla borsa

Alla fine del secolo scorso sembrò aprirsi, per le società di calcio, una nuova strada: quella della quotazione in borsa. La seguirono Lazio, Roma e Juventus. Ma, nonostante le apparenze, i risultati sono stati fallimentari. Oggi è iniziata una provvidenziale marcia indietro, salvo forse per la Juventus (perché negli interessi degli Elkann & Agnelli il calcio è solo uno dei tanti addendi).