La scuola, il velo e il razzismo di Stato

Vietare il burqa e il niqab nelle scuole, come previsto dal Governo, trasforma lo Stato in gendarme di un conflitto combattuto sul corpo delle donne. L’accostamento del divieto al numero degli studenti stranieri e alla lingua parlata dalle loro famiglie, poi, rivela un immaginario coloniale, che separa un “noi” da proteggere e un “loro” da cui proteggersi e mortifica la scuola, in grado di gestire al proprio interno tensioni e differenze.

Se il Governo evoca la “fuga dei bianchi”

Il senso del decreto-legge sul “tetto” di studenti stranieri è stato anticipato da Meloni: tenere gli alunni bianchi al riparo dalla minaccia nera indotta dalla prevalenza, in alcune classi, di alunni stranieri. Solo dopo è intervenuto il riferimento, strumentale e ipocrita, all’integrazione. Il decreto è, in gran parte, inattuabile e Meloni lo sa benissimo. Ma poco importa: l’intento è parlare, alla vigilia delle elezioni, alla pancia dei suoi elettori.