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La morte di Barbara Balzerani, la malinconia, la rabbia

La morte di Barbara Balzerani ha riaperto lo scontro politico e culturale sul terrorismo, provocando, da un lato, attacchi forsennati della destra alle lotte e conquiste degli anni ‘70 e, dall’altro, post che esaltano la coerenza delle scelte brigatiste della “compagna Luna”. Senza cogliere, da entrambe le parti, che le battaglie degli anni ‘70 suscitano una legittima malinconia, mentre le azioni delle Brigate rosse meritano solo rabbia.

Gli anni di piombo e le torture rimosse

Verona-Padova, dicembre 1981-gennaio 1982. Durante e dopo il sequestro del generale Dozier da parte delle BR, alcuni dei rapitori vengono ripetutamente torturati. Lo accerterà, tra mille ostacoli, un processo e lo ammetteranno, anni dopo, alcuni protagonisti. Ma presto è intervenuta la rimozione, con grave danno per la verità e per una completa ricostruzione degli anni di piombo e dei loro effetti sulla vita del Paese.

Il “caso Moro”: un noir italiano

Tra i gialli, i noir e i thriller che costeggiano la nostra storia recente un posto di rilievo occupano il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, che, nell’immaginario collettivo, rimandano alla responsabilità esclusiva delle Brigate Rosse. In realtà molteplici ipotesi risultano ancora aperte in uno scenario in cui si sovrappongono e si intrecciano minacce americane, servizi segreti, loggia P2 e molto altro

Italia, anni’70: il terrorismo e la tortura

Roma, maggio 1977. Sono passati 9 giorni dall’uccisione di Aldo Moro e viene fermato “il tipografo delle Br”. L’uomo inizia a collaborare, ma poi si ferma e riferisce ai giudici di avere parlato solo perché sottoposto a tortura. Ne segue una condanna per calunnia. Ma più di 30 anni dopo una sentenza accerta che era tutto vero e svela gli abusi di uomini della polizia diretti da un funzionario soprannominato dottor De Tormentis.