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L’overdose di impegni dello sport professionistico

Sportivi sull’orlo di crisi di nervi, obbligati dai calendari internazionali e da un concetto di professionismo sempre più spinto a un’innaturale overdose di impegni che quasi fa sembrare minimali le circa 70 partite che il tennista Sinner gioca nel corso di un anno. Il tutto per alimentare un sistema che cerca di pompare sempre più soldi tra sponsorizzazioni, incassi al botteghino, proventi da diritti televisivi.

I soliti noti, ovvero l’eterna casta dello sport

L’esistenza di vere e proprie caste alla guida dello sport è un vizio radicato del nostro Paese. Il fermo immagine su chi governa le federazioni restituisce la fotografia sbiadita di una sinecura professionistica che garantisce introiti non trascurabili ma non altrettanti successi: basti pensare a Gianni Petrucci nel basket o a Gabriele Gravina nel calcio.

Oltre l’eurocentrismo: la lezione dello sport

Nei recenti mondiali di atletica di Budapest sono andate a medaglia ben 48 nazioni. Kenya, Etiopia e Uganda sono, in questa graduatoria, davanti all’Italia e ci sono, nell’elenco, Qatar, Grenada, Porto Rico, Pakistan, Isole Vergini, Botswana, Venezuela, India, Burkina Faso, Bahrein e via elencando. La cosa vale anche per gran parte delle altre discipline. Almeno nello sport l’eurocentrismo è finito.

Non solo calcio

Il calcio è scalzabile dalla graduatoria di popolarità tra gli sport nazionali? Probabilmente no, anche se, nelle competizioni mondiali, la sua stella brilla assai poco mentre sono in primo piano altri sport di squadra: dalla pallavolo al basket, dalla pallanuoto fino al baseball. Registrare questo stato di cose non vuol dire accettarlo ma rendersi conto della relatività di un primato quanto mai frangibile e contendibile.

La legione straniera del basket

Nel campionato di basket i minuti di presenza dei giocatori stranieri ammontano circa all’85% del totale. I quintetti base di gran parte delle squadre di club sono composti da giocatori straneri mentre anche i migliori talenti italiani siedono in panchina. Difficile, in queste condizioni, pensare a futuri successi della nazionale!

Il futuro giovane dello sport italiano

Lo sport in generale non gode, in Italia, di ottima salute ma quello giovanile lascia ben sperare per il futuro (almeno per l’Olimpiade del 2024 se non per la prossima): nel tennis, nell’atletica e nel nuoto ma ancor più negli sport di squadra, dal calcio alla pallanuoto, dal basket alla pallavolo (sia maschili che femminili).

Nel basket conta chi paga

Lo sport globalizzato obbedisce sempre più al business e al marketing più che a ragioni “olimpiche”. Oggi tocca in Italia alla nazionale di basket che torna, dopo molte occasione perdute, ad affacciarsi ai mondiali cinesi. Subito dopo le convocazioni i suoi “gioielli” che militano della Nba cominciano a sfilarsi.