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«E mi no firmo»: quando Basaglia disse di no

È il 16 novembre 1961 quando Franco Basaglia, 37 anni, entra nel manicomio di Gorizia. Da subito comincia a coltivare un pensiero mai pensato prima: che si debba e si possa distruggere un manicomio, non riformarlo, cambiarlo, modernizzarlo, ma proprio farne a meno. Ci riuscirà. Poi le cose sono cambiate. Tocca, sempre, ricominciare e continuare e cambiare. È faticoso e difficile. Ma l’alternativa è la vergogna.

Tranquilli, Marco Cavallo sta bene!

Dal 1973 Marco Cavallo, il grande quadrupede azzurro di legno e cartapesta costruito nel manicomio di Trieste e uscito in città con i suoi amici matti dopo che Basaglia aveva abbattuto un pezzo del muro di cinta, è un simbolo di libertà e di dignità. Ora il sindaco leghista di Muggia lo ha sfrattato dalla sua “casa” ma – tranquilli – lui non se ne preoccupa e continua a girare la penisola libero e fiero.

“Il sale e gli alberi”

Basaglia, l’antipsichiatria, la deistituzionalizzazione, la chiusura dell’ospedale psichiatrico di Imola negli anni Ottanta. Di questo, e di molto altro, tratta “Il sale e gli alberi” di Ernesto Venturini: una piccola storia nella grande storia del processo di liberazione dell’essere umano, tra successi e contraddizioni.