Elogio del conflitto e del dissenso

Le ricorrenti cariche di polizia tese a impedire manifestazioni di studenti (e non solo) ripropongono il tema della liceità e della legittimità del dissenso in uno Stato democratico. La risposta, nel pensiero moderno è univoca: una libera democrazia è tale se fa vivere il dissenso mentre la pretesa di unanimismo è la cifra delle dittature, delle autocrazie e delle cosiddette “democrazie illiberali”.

E poi c’è Renzi…

E poi c’è Renzi. Il premierato della Meloni? No, grazie. Troppo poco. Alle preoccupazioni per le sorti della democrazia, l’ex aspirante riformatore, affossato dal voto popolare nel 2016, risponde da par suo: attaccando da destra e prendendo a modello le regole, lesive del pluralismo democratico, impiegate, dal 1993, nei comuni. Senza cogliere che la crisi del sistema non sta nella debolezza del Governo, ma in quella del Parlamento.

Il premierato, ovvero il fascino del Capo

Il mantra dei sedicenti riformatori è il rafforzamento dell’esecutivo. Una delle strade per perseguirlo è il cosiddetto premierato: una modalità di scelta del Capo solo all’apparenza meno drastica del presidenzialismo o del semipresidenzialismo. In realtà può essere altrettanto pericolosa per gli equilibri e la limitazione del potere propri di una democrazia costituzionale. Dipende da quale premierato.