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Se il genocidio è un rumore di fondo

Nel film “La zona d’interesse”, attraverso il racconto della vita del comandante del lager di Auschwitz in una residenza signorile adiacente al campo, il regista Jonathan Glazer segnala come il male assoluto può essere trasformato in semplice “rumore di fondo”: oggi come ieri, ad Auschwitz come a Gaza. E lo ha ribadito con coraggio all’atto del ritiro dell’Oscar assegnato al film, pur tra molte polemiche.

Vista sul male

Dal film “Zona d’interesse” all’attualità. La bella famiglia del comandante di Auschwitz si cura dei figli e si gode il suo giardino ricolmo di fiori. Sa cosa sta accadendo al di là del muro, sotto le torrette, ma non avverte il tanfo dei propri privilegi. Qual è, oggi, il nostro muro? Le violenze chiuse nelle carceri, nelle fabbriche, nei cantieri, nel mare aperto, a Gaza sono lontane. Basta accusare di “buonismo” chi le evoca.

Per continuare a riflettere sulla Shoah

Il sentimento della pietà sembra essere stato rimosso dalla nostra società. Soccorrono le testimonianze raccolte in due antologie di Giovanni Tesio dedicate alla Shoah. Come ha scritto Primo Levi, «Auschwitz è il frutto di una civiltà in cui noi siamo inseriti, anche se il nazismo era un ramo degenere di questa civiltà» e oggi le ruote spanate della politica e della storia si sono rimesse a girare al contrario.

Lorenzo Perrone, un uomo integro e retto

Lorenzo (Perrone) che salvò Primo (Levi) nell’inferno di Auschwitz era un uomo di poche parole. Così lo ricostruisce, fin dal titolo del suo ultimo libro, lo storico Carlo Greppi. E da quel ritratto si dipana una coinvolgente riflessione sul rapporto tra umanità e semplicità, sul bene e il male e il loro contesto, sul senso della vita e, a volte, della morte.

Fare memoria

Cosa significa fare memoria in modo propositivo e non semplicemente declamatorio? Significa trasmettere un sistema di valori, di idee, di modi di agire in grado di orientare nelle scelte e di guidare a riconoscere e denunciare i carnefici e gli indifferenti nel mondo. A ciò sono funzionali esperienze di comunità che mettano in dialogo realtà e persone che provano a farlo, ogni giorno, opponendosi alla barbarie.

Giobbe e la Shoah

Dopo Auschwitz si ha il dovere di dubitare anche delle figure più insospettabili. Persino di Giobbe, simbolo della sofferenza e dell’ingiustizia subìta. Perché spesso quest’ultima e l’ingiustizia agìta si intrecciano. Come quando, ritenendoci giusti ed essendo considerati tali, con il nostro disimpegno e il nostro disinteresse perpetuiamo l’ingiustizia, magari inconsapevolmente, nei confronti degli altri.

Giorno della memoria 2022: «Meditate che questo è stato»

Il 27 gennaio 1945 caddero i cancelli di Auschwitz. 77 anni dopo, il Giorno della Memoria ci ricorda l’abisso in cui era precipitata l’umanità, ma anche coloro che vi si opposero. Di quella tragedia stanno venendo a mancare anche gli ultimi testimoni, ma resta il dovere di ricordare, spiegare, discutere, accettare tutte le domande, anche le più difficili. Per evitare che quel che è stato si ripeta.