Difensori dell’ambiente, non criminali né terroristi

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È stato reso pubblico il primo Rapporto sulla situazione dei difensori del clima in Europa, prodotto dal Relatore Speciale Onu sui Difensori dell’Ambiente Michel Forst (https://unece.org/sites/default/files/2024-02/UNSR_EnvDefenders_Aarhus_Position_Paper_Civil_Disobedience_EN.pdf). Forst, in precedenza Relatore Speciale Onu sui Difensori dei Diritti Umani, si era già occupato in quel ruolo della questione relativa ai difensori dell’ambiente, in particolare nei paesi del cosiddetto “Sud del mondo”. Da allora, seppur con modalità spesso differenti, e non con casi drammatici come quelli delle centinaia di omicidi di difensori dell’ambiente e della terra in paesi come la Colombia, Messico o Brasile, l’onda lunga della repressione è arrivata anche in Europa. Si moltiplicano i casi registrati di violazioni dei diritti di chi difende l’ambiente nel continente europeo come ricordato anche dalla Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Dunia Mijatović (https://www.coe.int/az/web/commissioner/-/crackdowns-on-peaceful-environmental-protests-should-stop-and-give-way-to-more-social-dialogue#).

Il nostro paese non fa eccezione. Va a tal riguardo ricordato che l’Italia è tenuta a rispettare e tutelare le attività dei difensori dei diritti umani anche al suo interno. Per difensori dei diritti umani, secondo la definizione contenuta nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sul punto (che lo scorso anno ha celebrato il suo 25esimo anniversario), si intendono anche coloro che, a titolo individuale o collettivo, si impegnano per il rispetto dei diritti dell’ambiente attraverso pratiche nonviolente. Pertanto, oggi gli attivisti e le attiviste, spesso descritti da taluna stampa o da decisori politici come ecovandali o ecoterroristi (addirittura è stato approvato un disegno di legge ad hoc che inasprisce le pene pecuniarie e di detenzione per attivisti e attiviste che svolgono azioni dirette nonviolente in musei, o monumenti: (https://studiquestionecriminale.wordpress.com/?p=5930), stanno operando assolutamente all’interno dei criteri internazionalmente riconosciuti riguardo la tutela e la promozione dei diritti umani. Il relatore speciale Onu ricorda che, nel Commento generale n. 37 (2020) sul diritto di riunione pacifica, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha specificamente ricordato che non equivale a violenza «la disobbedienza civile collettiva» e che «le campagne di azione diretta possono rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 21 a condizione che non siano violente». Inoltre, gli Stati hanno l’obbligo di rispettare e proteggere il diritto di impegnarsi nella disobbedienza civile pacifica, indipendentemente dal fatto che avvenga all’aperto, al chiuso, online o in spazi pubblici o privati.

Il diritto alla partecipazione, all’associazione, all’accesso all’informazione, al ricorso alla giustizia sono consacrati anche nella Convenzione di Aarhus sulla democrazia ambientale di cui il nostro paese è parte. Non stupisce pertanto che il relatore speciale Onu per i difensori dell’ambiente, figura creata all’interno di tale Convenzione, stia seguendo con grande preoccupazione e attenzione la situazione in Italia e in altri paesi europei. Nel nostro caso il ricorso a strumenti di diritto penale (lawfare) e civile per reprimere, disincentivare o criminalizzare chi oggi esercita il diritto sacrosanto a proteggere l’ambiente e anche la salute dei cittadini, l’uso di fogli di via e Daspo, che limitano la libertà di circolazione, la comminazione di multe ingenti mirate a inibire il diritto alla libertà di associazione sono in chiara violazione o per lo meno pregiudicano il rispetto pieno degli obblighi internazionali in materia di diritti umani e civili. Va anche detto che in gran parte il combinato disposto di tali misure, pur non portando poi a condanne definitive in campo penale, rappresenta quello che viene definito chilling effect, ossia un disincentivo ad agire, ulteriormente aggravato da sanzioni pecuniarie spropositate che di fatto, assieme alle alte spese legali, mirano ad azzoppare la capacità di iniziativa delle associazioni e movimenti, di fatto pregiudicando il diritto alla liberà di associazione.

Alcune recenti sentenze aprono però importanti spiragli. Nel caso di alcune azioni dimostrative svolte agli Uffizi a Firenze il Tribunale ha deciso il non luogo a procedere, mentre per fatti analoghi commessi a Bologna il Tribunale ha assolto gli imputati dalle imputazioni di danneggiamento e manifestazione non autorizzata e riconosciuto, in sede di condanna per violenza privata e interruzione di pubblico servizio, le attenuanti generiche e le attenuanti di aver agito per particolari motivi di ordine morale e sociale (cioè di avere esercitato, per proteggere il bene collettivo, il diritto-dovere di proteggere l’ambiente, oggi previsto, seppur indirettamente, nella nostra Costituzione che riconosce il diritto all’ambiente).

Nel rapporto Forst, oltre a fornire dati sulla situazione dei difensori del clima in alcuni paesi europei, cita anche casi relativi all’Italia, da lui visitata nell’aprile 2023 (https://www.editorialedomani.it/idee/voci/the-criminalisation-of-environmental-defenders-is-not-an-adequate-response-to-civil-disobedience). In quella occasione si svolsero vari incontri con associazioni, movimenti e autorità competenti e una conferenza stampa promossa da Amnesty International, Volere la Luna e Rete In Difesa Di con la partecipazione, tra gli altri, di Dana Lauriola del Movimento No TAV e di referenti di Ultima Generazione. La scelta non era casuale visto che Torino rappresenta un caso di studio dell’accanimento repressivo e giudiziario verso gli attivisti e le attiviste per la giustizia ambientale e climatica, come sottolineato in una conferenza stampa organizzata da Extinction Rebellion! il 17 gennaio di quest’anno (https://www.youtube.com/watch?v=POriuZ-dMOI).

Nel corso degli incontri e consultazioni svolte in vari paesi europei dal Relatore Speciale sono state registrate molteplici modalità di repressione o intimidazione, che vanno dalla delegittimazione o diffamazione a mezzo stampa o da parte di politici all’uso della legislazione antiterrorismo o di leggi ad hoc (come nel caso, in Italia, del decreto “ecovandali”), situazioni registrate anche in Germania, Spagna, Danimarca e Inghilterra, abusi ed arresti indiscriminati da parte delle forze di polizia (Francia, Spagna, Danimarca, Portogallo Italia), brutalità della polizia e abusi delle autorità nel corso di proteste (Portogallo, Polonia, Spagna, Francia, Germania, Austria, Finlandia, Olanda), abusi su attivisti/e in stato di custodia (Polonia, Germania, Portogallo, Spagna, Danimarca, Finlandia), inasprimento delle pene (Spagna, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Svezia), criminalizzazione di movimenti quali Letze Generation (Austria, Germania) o Soulevements de la Terre (Francia), detenzione preventiva e condanne a pene sproporzionate. Questa torsione repressiva contro attivisti che usano modalità di disobbedienza civile pacifica in Europa rappresenta per Forst «una grave minaccia per la democrazia e i diritti umani. L’emergenza ambientale che stiamo affrontando collettivamente, e che gli scienziati documentano da decenni, non può essere affrontata se coloro che lanciano l’allarme e esortano all’azione vengono criminalizzati per tale ragione. L’unica risposta legittima all’attivismo ambientale pacifico e alla disobbedienza civile a questo punto è che le autorità, i media e il pubblico si rendano conto di quanto sia essenziale per tutti noi ascoltare ciò che hanno da dire i difensori dell’ambiente».

In tal senso il contributo della associazioni e dei movimenti all’attuazione degli accordi di Parigi per il clima e all’abbandono della dipendenza dai combustibili fossili è considerato essenziale e imprescindibile (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0921800922000180). Oggi chi scende in piazza – come Extinction Rebellion! o anche Ultima Generazione o Fridays for Future – svolge un ruolo essenziale nel concorrere alla riduzione delle emissioni e all’abbandono del fossile, puntando il dito su ritardi e incongruenze che pregiudicano il contributo che il nostro paese può offrire nella lotta ai cambiamenti climatici. Il contributo dei movimenti, delle mobilitazioni nonviolente e delle azioni dirette nel ridurre le emissioni di gas serra è confermato da importanti ricerche indipendenti e stride con la modalità con cui le autorità del nostro paese affrontano la questione. A maggior ragione a fronte dei recenti dati diffusi dall’Unep riguardo la crescita esponenziale, nei prossimi anni, dell’estrazione di combustibili fossili a livello globale. Esiste pertanto una forte correlazione tra il rispetto del diritto a difendere l’ambiente e la salute pubblica, del diritto a mobilitarsi per contribuire all’adozione di effettive ed efficaci politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, e di mitigazione e riduzione delle emissioni.

In conclusione Michel Forst formula alcune raccomandazioni agli Stati membri della Convenzione di Aarhus sulla democrazia ambientale tra le quali il rispetto degli obblighi internazionali relativi alla libertà di espressione, di assemblea e di associazione per quanto riguarda le modalità con le quali vengono trattate le iniziative di protesta e disobbedienza civili relative a questioni ambientali, e l’impegno a non utilizzare misure previste per la lotta al terrorismo o al crimine organizzato. Gli Stati membri dovranno anche intraprendere iniziative immediate per contrastare la narrazione che definisce i difensori dell’ambiente e i movimenti come criminali, ed evitare di utilizzare la crescita del numero di azioni di disobbedienza civile come pretesto per restringere gli spazi di agibilità civica e l’esercizio delle libertà fondamentali.

Un messaggio chiaro e forte al Governo italiano e al Parlamento che si accinge a discutere in prima lettura in Commissione Giustizia al Senato il “pacchetto sicurezza” (che prevede, tra l’altro, l’inasprimento delle pene per il reato di blocco stradale, pratica riconosciuta come forma legittima di protesta e di esercizio del diritto a riunirsi pacificamente, e pertanto da non considerare come reato, dalla relatrice Onu sul diritto alla associazione e riunione in una comunicazione sul tema dell’attivismo climatico e dei diritti umani presentata nel 2021 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (https://www.ohchr.org/en/documents/thematic-reports/a76222-exercise-rights-freedom-peaceful-assembly-and-association).

L’articolo è pubblicato, con alcune varianti, anche nel sito Ecor.network