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Dopo l’attentato di Mosca: per non diventare “bestie con le zanne di uranio”

Il terribile attentato di Mosca si inserisce in una situazione internazionale bloccata nella quale l’unico paradigma in campo, dall’Ucraina a Gaza, è lo scontro armato, fino alla vittoria. Variano, tra le parti, le valutazioni sulle responsabilità, non le prospettive di soluzione dei conflitti. Eppure, se non saranno messi in capo strumenti alternativi nonviolenti, l’esito non potrà che essere la reciproca distruzione.

Capire: il ruolo (dimenticato) dell’intellettuale

Per il pensiero dominante “spiegare è già giustificare”. Così, con riferimento alla guerra in Ucraina (come in passato di fronte ad alcuni attentati islamici), chi esce dal coro e prova a ragionare è coperto di contumelie. Accade, in questi giorni, a Moni Ovadia. È un atteggiamento tanto facile quanto fallace. Perché il compito dell’intellettuale è quello riassunto nel motto di Spinoza: «Non ridere, non piangere, ma capire».