Carlo Smuraglia, l’antifascismo, i giovani

Carlo Smuraglia se ne è andato. Per quasi un secolo è stato un punto di riferimento per chi perseguiva libertà e giustizia sociale: nella politica, nelle aule di giustizia, nella società, nell’Anpi. Nel libro-intervista che è stato il suo testamento politico si rivolge ai giovani: «Il futuro è in gran parte nelle nostre mani. Se diciamo che non ci sono alternative e ci arrendiamo, non ci sarà avvenire».

Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

A casa nostra si mette il tricolore alla finestra due volte l’anno: il 25 aprile per la Liberazione dai nazifascisti, e il 2 giugno per la Repubblica, il voto alle donne, l’Assemblea costituente. Ma oggi alla finestra c’è la bandiera della pace: perché un coro assordante cerca di trasformare il 25 aprile in una festa del nazionalismo armato. Non è così e i miei compatrioti sono i costruttori di pace, i miei stranieri coloro che affidano il futuro alle armi.

La memoria perduta

Mentre la guerra non conosce soste, continua nel nostro Paese la rimozione della memoria. Ne sono segnali univoci gli attacchi scomposti all’ANPI e l’istituzione di una giornata del ricordo all’apparenza dedicata al corpo degli alpini ma in realtà celebrativa del nazionalismo e della guerra. È la distruzione di una storia e di una cultura. Ovviamente per sostituirla con un’altra.

Un 25 aprile in Val Susa

Anche questo 25 aprile è stato, in Val Susa, un giorno di impegno, oltre che di memoria. Prima l’incontro solidale con chi sostiene i migranti su un altro confine, a Trieste; poi un grande corteo no Tav, con le sezioni Anpi della Valle schierate in difesa dei diritti e contro la militarizzazione del territorio. La Resistenza è oggi.

Torino. La repressione continua

La repressione nei confronti di studenti e ricercatori dell’Università di Torino si intensifica. Il fatto è sempre la mobilitazione, il 13 febbraio scorso, contro un volantinaggio del FUAN con pesanti attacchi all’ANPI. E il senso dell’operazione è evidente: per polizia e magistratura ad essere pericoloso non è il rinascente fascismo ma chi vi si oppone.

Le piazze di oggi

Per fortuna, c’è stato il 10 febbraio a Macerata: quei 30.000 che hanno capito da subito qual’era “la cosa giusta”. E per fortuna c’è la mobilitazione di oggi, la piazza romana e le tante piazze italiane. Perché minimizzare la minaccia di questa destra orribile e spudorata è un atto suicida per una democrazia già lesionata.