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Pacifismo e movimenti per la pace nel nuovo millennio

Con il nuovo millennio il pacifismo e i movimenti per la pace, pur senza riuscire a impedire nuove guerre, si sono fatti più consapevoli. È diventata, in particolare, percezione diffusa la convinzione che la guerra, vero flagello dell’umanità, si evita non solo omettendo di sposarne la cultura e di prepararla con nuove armi ma anche costruendo alleanze con chi opera per l’uguaglianza e la salvaguardia della natura.

Povertà e repressione: pessimi segnali

All’aumento dei poveri si accompagna non solo il disinteresse della politica ma il sentimento diffuso che la povertà sia una colpa. Con la conseguenza di una progressiva restrizione degli spazi di lotta, di espressione, di dissenso, di immaginazione. L’impressione è quella di avviarci verso uno stato orwelliano, in cui non si curano i mali ma si reprime chi li contesta e si emargina chi li subisce.

Tutelare la salute ma non troppo…

Parlamento e Corte costituzionale, parlano, a proposito dell’Ilva, di bilanciamento tra salute ed esigenze produttive. Ma come? Mettendo in conto 5 morti invece di 500? Difficile pensarlo soprattutto dopo che la Costituzione è stata modificata prevedendo che «la Repubblica tutela l’ambiente» e che «l’iniziativa economica privata non può svolgersi […] in modo da recare danno alla salute e all’ambiente».

Dalla Francia un appello: fermate il TAV Torino-Lione!

In un momento in cui bisogna fare di tutto per limitare il riscaldamento globale, il Governo sostiene di non avere i soldi per la sanità, i treni quotidiani sono degradati e le infrastrutture ferroviarie sono insufficienti, chiediamo di fermare il progetto Lione-Torino, la cui unica logica è quella di trasportare merci sempre più lontano e di mantenere questo culto energivoro e distruttivo. Questo l’appello di 150 personalità.

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del regista Edward Berger (terzo adattamento cinematografico del romanzo di Remarque), in questi giorni nelle sale, ci dice della stupida follia delle guerre. E ci parla della pace della natura. Peccato che la guerra sia anche nei confronti della natura. Siamo dentro la terza guerra mondiale, quella contro l’ambiente. Nessuno, uomo, animale o pianta, può dirsi tranquillo.

Le chiacchiere della COP27 e le alternative possibili

Anche la COP27 si sta chiudendo con molte chiacchiere e poca sostanza. Il clima è sparito dall’agenda politica che coglie ogni nuova emergenza per parlare d’altro. Ma su altri fronti arrivano segnali di speranza: ricerca scientifica e crescita prorompente delle energie rinnovabili indicano la strada. Comportamenti virtuosi e scelte politiche coraggiose potrebbero rallentare e fermare la corsa verso il baratro.

L’altra guerra

La Terra non può permettersi una nuova guerra, combattuta sul campo o fredda che sia. Solo il pacifico coinvolgimento di tutte le nazioni in scelte razionali sul piano dei modelli di consumo e dell’uso delle risorse può garantire un futuro non distruttivo. Questa indicazione, contro la guerra e contro la corsa agli armamenti, deve animare la grande manifestazione del prossimo 5 novembre.

Ambiente, parola sconosciuta ai politici

Il tema ambientale è quasi assente dai discorsi dei politici. Di tutti i politici. Nonostante la siccità, le bombe d’acqua (ultima quella delle Marche), l’estate uguale a quella del 2003, il consumo di suolo che avanza e via seguitando. Difficile votare per una classe politica inguardabile, completamente staccata dalla terra su cui cammina e che gli dà da mangiare e da bere.