La detenzione di Öcalan e le responsabilità dell’Italia

La detenzione di Öcalan è iniziata 23 anni fa, il 15 febbraio 1999, con la sua cattura a Nairobi da parte dei Servizi segreti turchi. Su quell’arresto pesa l’inerzia del Governo italiano, allora retto da Massimo D’Alema, che evitò di impegnarsi per concedere asilo al leader kurdo, che pure ne aveva diritto (come poi riconosciuto dal Tribunale di Roma), e lo indusse a lasciare il Paese.

Turchia. Morire in cella per rompere l’isolamento

Negli ultimi due anni il regime turco di Erdogan ha incarcerato oltre 10mila curdi e sostenitori dell’HDP. Dal novembre 2018 è stato lanciato uno sciopero della fame che si è esteso a oltre 7mila persone, dentro e fuori le carceri. Negli ultimi mesi sono stati cinque i morti a seguito dello sciopero e otto detenuti si sono tolti la vita come estremo gesto di protesta.

Dalle carceri turche … resistenza a oltranza

Dopo 63 giorni di sciopero della fame, si aggravano le condizioni di salute di Leyla Güven, parlamentare dell’HDP in carcere in Turchia, che dichiara di essere pronta ad andare fino in fondo, cioè alla morte, se non verrà accolta la sua richiesta: la fine dell’isolamento totale in cui è sepolto Abdullah Öcalan e, con lui, le speranze in una soluzione al conflitto in Kurdistan.