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Il 1° maggio che ci attende

Che 1° maggio sarà, quello che ci attende? Se il 25 aprile smette di essere la festa della Liberazione per trasformarsi nella festa della libertà, come da anni pretende la destra, allora il 1° maggio potrebbe diventare la festa neutrale dei lavoratori e dei padroni. Le premesse ci sono tutte. Per contrastare un simile esito bisognerà tornare ai valori su cui è nata la festa del primo maggio: solidarietà, pace e internazionalismo.

Dopo il 1° maggio

Il 1° maggio a Torino è, come si dice, andato bene… Dopo anni, il corteo ha potuto raggiungere piazza San Carlo tutto intero, compreso lo spezzone sociale, senza blocchi e attacchi di polizia. L’esito positivo è stato consentito da una preparazione in cui si sono confrontate realtà diverse accomunate dall’obiettivo di realizzare il massimo di unità possibile. L’alternativa, per una sinistra divisa, può cominciare da qui.

Un 25 aprile a Torino, aspettando il 1° maggio

A Torino, nella fiaccolata del 24 aprile, chi contestava le bandiere della Nato è stato manganellato dalla polizia. È un pessimo segnale per il corteo del 1° maggio. Ma, come denuncia il Coordinamento antifascista, ogni intervento preventivo delle forze dell’ordine teso a impedire allo spezzone sociale del corteo di raggiungere la piazza del comizio conclusivo, come accaduto negli anni scorsi, è illegittimo.

Primo Maggio. Perché in piazza ci sia spazio per tutti

Spezzare e militarizzare un corteo, come ha fatto la polizia il 1° maggio a Torino, non è accettabile. La piazza è di tutte e tutti. Rispettado la libertà altrui, tutte e tutti devono poter esprimere il proprio consenso o dissenso verso posizioni politiche e sindacali e verso le autorità presenti. Come diceva Sandro Pertini, «Libero fischio in libera piazza»: è l’ABC della democrazia.

Primo maggio a Torino: ancora violenze di polizia

Il corteo del 1° maggio a Torino è stato vivace e partecipato. Ma, ancora una volta, violente cariche di polizia hanno impedito allo spezzone antagonista di raggiungere la piazza dove era in corso il comizio. Senza giustificazioni se non impedire ai dimostranti di “disturbare il manovratore” (politico o sindacale che fosse). Così – la storia lo insegna – diritti e libertà degradano in privilegi di alcuni.

Torino e il suo 1° maggio: 45 anni in un libro

Il 21 aprile a Torino vanno in scena, riassunte in un libro unico nella sua specificità, le strutture e i pupazzi costruiti per la festa dei lavoratori, in 45 anni, da Piero Gilardi, Pietro Perotti e Carlo Minoli. Sono immagini “agite”: dal basso e dal popolo, come in un grande teatro popolare mobile. Come se le facciate dipinte di una città insorgente si mettessero in marcia, ogni primo maggio a Torino.

Il 1° maggio in Svezia: una nuova guerra delle rose?

Per la prima volta nella storia, il movimento operaio svedese ha cancellato la festa del 1° maggio. E, insieme, è esploso il conflitto che da tempo oppone il sindacato operaio, LO, al partito socialdemocratico al governo. L’appello del sindacato alla lotta, in nome di una società egualitaria, sarà, a emergenza finita, un fronte aperto.

1° maggio a Firenze

La Colonna della Giustizia si trova in piazza Santa Trìnita dal 27 settembre 1563, Da allora parla ai fiorentini di giustizia. Questa mattina, 1° maggio, alla base della Colonna era affisso un miniscolo manifesto che annunciava lo sciopero dei riders. Non c’è un modo più alto e più degno per usare il patrimonio culturale.

Quel che ci insegna il 1° maggio

Per riaffermare le ragioni del lavoro, ovunque calpestate, c’è una sola strada: l’unità dei lavoratori e il conflitto sociale. È una strada dura e troppi vi hanno rinunciato, almeno in Italia. Non nel mondo: in India, in Brasile, in Cile e nella stessa Francia milioni di lavoratori sono scesi in sciopero. Questo ci ricorda il 1° maggio.

1° maggio a Torino: 1976-2019

Da oltre 40 anni a Torino il corteo del 1° maggio è un momento di mobilitazione e di lotta ma anche di festa, di allegria, di satira, grazie all’animazione teatrale di strada, alle maschere e ai pupazzi di artisti come Piero Gilardi e Pietro Perotti. In quest’anno di forzato silenzio e di assenza ci sono, a ricordarlo, un libro e un filmato.