Sulle orme di Felice Besostri: abrogare il Rosatellum

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Il 5 gennaio di quest’anno l’avvocato Felice Besostri ci ha lasciati. È stata una perdita incolmabile. Grazie al suo tenace lavoro politico e giuridico, prima il famigerato “Porcellum“, poi il pessimo “Italicum” arrivarono al giudizio della Corte Costituzionale ricevendo sonore bocciature. Il suo contributo al lavoro del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale è stato prezioso, partecipando a tutte le campagne, a cominciare da quella che portò alla vittoria nel referendum popolare del 2016 contro lo stravolgimento della Costituzione voluto da Renzi. Negli ultimi due anni, fino agli ultimi suoi giorni, ha promosso e sostenuto una serie di ricorsi contro l’attuale legge elettorale, il “Rosatellum”, mettendone in luce l’incostituzionalità. Ma va subito ricordato che la sua lotta non finisce con la sua scomparsa. Infatti, partendo proprio dai suoi ricorsi contro la legge elettorale “Rosatellum”, si è nel frattempo sviluppato a livello nazionale un vero e proprio movimento civico, definito “NO Rosatellum” e supportato dai CDC nazionale e territoriali, che ha promosso iniziative di contrasto nei confronti dell’attuale legge elettorale.

Le ragioni della protesta

Il Rosatellum contiene elementi di incostituzionalità perché, con esso, vengono sistematicamente coartate la libertà di voto e la volontà dell’elettore, almeno in tre situazioni: quando un elettore vota SOLO un candidato uninominale e invece, contro la sua volontà espressa, il voto è trasferito anche alle liste collegate; quando un elettore vota SOLO una lista e, contro la sua volontà, il voto è conteggiato anche a favore del candidato uninominale collegato (che magari non gradisce); quando un elettore vota un partito coalizzato con altri e, nel caso in cui esso non arrivi al 3% (cosa che l’elettore non sa) ma superi l’1%, i voti dati a quel partito vanno a rafforzare gli altri partiti della coalizione sebbene non esistano un programma, un capo e alcun vincolo di coalizione. È quindi ingannevole far credere all’elettore che sia un suo dovere esercitare il diritto di voto se, nei fatti, egli è privato della possibilità di scegliere il candidato preferito (e persino il partito preferito!)

La mobilitazione ai seggi e i ricorsi alla Giunta delle elezioni

Sull’onda dei ricorsi presentati in vari tribunali, durante le votazioni del 25 settembre 2022 migliaia di elettrici ed elettori presentarono ai presidenti di seggio una protesta scritta (http://www.terra32.it/CdCTs/reclamoodaconsegnarealseggio.pdf) da allegare al verbale elettorale. Con il reclamo si contestava il Rosatellum, oltre che per gli elementi di incostituzionalità, anche per la discriminazione dei diritti di molte minoranze linguistiche e politiche e per l’obbligo della raccolta delle firme di presentazione solo per le forze politiche non presenti in Parlamento. Ai seggi si registrarono reazioni stupite, ma raramente ostili, da parte di presidenti e scrutatori e pochi episodi di ostilità o di rifiuto. I reclami ai seggi, messi a verbale, furono purtroppo ignorati ma il movimento NO Rosatellum decise di presentare, come seconda iniziativa, più di cento ricorsi individuali alla Giunta delle elezioni di Camera (102 ricorsi) e di Senato (105 ricorsi), contro la convalida degli eletti nel collegio uninominale e per il rinvio della legge alla Corte costituzionale, come previsto dall’art 7 del Regolamento per la verifica dei poteri. Anche questi ricorsi furono respinti, molti per mancata autenticazione della firma (ostacolata dal rifiuto di quasi tutti gli Uffici comunali), in contrasto con principio di autocertificazione della propria identità in vigore ormai in tutti gli atti pubblici. I ricorsi giunti “sani e salvi” a destinazione non furono comunque accolti perché la Giunta delle elezioni non ebbe il coraggio politico di inviarli alla Corte costituzionale. Con una considerazione piuttosto beffarda si suggeriva candidamente ai cittadini la possibilità di attivare “gli ordinari rimedi giurisdizionali”, cioè i ricorsi ai tribunali ordinari già attivati da Felice Besostri.

I ricorsi ai tribunali ordinari e alla Corte europea

Ma a che punto sono i ricorsi ai tribunali ordinari avviati, ben prima delle elezioni, da Felice Besostri in collaborazione con i Comitati locali a Difesa della Costituzione? Per quelli presentati presso i fori di Messina, Bologna, Roma, Catanzaro la sentenza in primo grado è stata negativa ed ora è in corso l’appello, mentre sono ancora in primo grado i ricorsi presentati a Trieste, Milano, Reggio Calabria e Torino. Nei ricorsi sono stati evidenziati i profili di incostituzionalità della legge elettorale, chiedendone il rinvio alla Corte per il ravvisamento di violazioni della Costituzione (artt. 3, 48.2, 51, 56, 58 e 67): impossibilità del voto disgiunto; trasferimento inconsapevole alle liste collegate del voto dato unicamente al candidato uninominale; ripartizione alle liste collegate in proporzione ai voti ottenuti da ogni lista e quindi sulla base di scelte fatte da altri elettori; esenzione dalla raccolta delle firme dei partiti già presenti in Parlamento; discriminazione tra minoranze linguistiche delle regioni a statuto speciale e delle regioni a statuto ordinario; esclusione dalla ripartizione dei seggi per le liste non coalizzate che non raggiungono il 3% a livello nazionale; criteri irragionevolmente diversi tra Camera e Senato nell’arrotondamento del rapporto dei seggi da attribuire. Le udienze di Trieste e di Milano, cui Besostri ha partecipato attivamente a poco più di un mese dalla scomparsa, farebbero ben sperare per un possibile rinvio del Rosatellum alla Corte costituzionale. Ad ogni buon conto, in attesa delle decisioni dei tribunali ordinari, i CDC locali e il movimento “No Rosatellum” hanno deciso, come extrema ratio, di ricorrere alla Corte europea dei diritti umani. Sono stati quindi preparati due ricorsi europei, uno per il Senato e uno per la Camera, sia nel merito (la decisione delle Giunte di non rimettere il Rosatellum alla Corte costituzionale) sia nel metodo (il rifiuto di accettare ricorsi con firma autocertificata quando alcuni Comuni rifiutavano di autenticare le firme e suggerivano proprio, come alternativa, l’autocertificazione). Il ricorso relativo al Senato è già stato presentato, quello relativo alla Camera è in corso di presentazione. Anche qui i tempi previsti saranno lunghi.

Verso un referendum abrogativo del Rosatellum

La via logica per mettere definitivamente da parte il Rosatellum sarebbe l’approvazione per via parlamentare di una nuova legge elettorale, preferibilmente proporzionale, che restituisca ai cittadini un voto libero, diretto ed eguale: ma è evidente a tutti come questa strada appaia difficile e complicata. Per questo motivo è stata presa in considerazione l’ipotesi di un referendum che modifichi le parti più clamorosamente anticostituzionali della legge e restituisca ai cittadini un voto libero e consapevole. A questa ipotesi ha lavorato intensamente Felice Besostri con il suo gruppo di lavoro negli ultimi mesi della sua vita. Gli obiettivi di un referendum possono essere così sintetizzati: abrogare il meccanismo della ripartizione del voto dato al solo candidato uninominale a favore della lista o delle liste collegate e viceversa; abrogare il voto congiunto obbligatorio, così che ogni elettore possa apporre due segni che andranno conteggiati separatamente (uno per il candidato uninominale e uno per la lista plurinominale anche non collegata al candidato uninominale votato); abrogare tutte le soglie di sbarramento; limitare la possibilità di candidatura a un solo collegio uninominale e a un solo collegio plurinominale; eliminare l’esonero delle firme per la presentazione delle candidature per i gruppi politici già presenti in Parlamento: tutti dovranno raccogliere le firme. I quesiti specifici sono in via di perfezionamento, per minimizzare il rischio di inammissibilità, e appena disponibili verranno resi pubblici con l’obiettivo di costituire al più presto comitati referendari i più ampi possibile, con la partecipazione di forze politiche, associazioni e movimenti. Tutto questo mentre si profila la necessità di un contrasto politico all’ipotesi di “elezione diretta del Presidente del Consiglio” proposta dal Governo, che, con il previsto premio di maggioranza del 55%, sposterebbe tutto il potere sull’esecutivo: il Parlamento verrebbe praticamente esautorato, il Capo dello Stato ridotto a un ruolo notarile, la Corte costituzionale diventerebbe facile preda della maggioranza. Si apre quindi una nuova fase di mobilitazione referendaria per difendere la repubblica democratica parlamentare da qualsiasi torsione autoritaria e per consegnare ai cittadini una legge elettorale che consenta un voto libero, diretto, personale ed eguale.

Gli autori

Geni Sardo

Geni Sardo è componente del direttivo nazionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e del Comitato Difesa Costituzione di Trieste.

Tommaso Russo

Tommaso Russo è componente del Comitato Difesa Costituzione di Trieste

Sergio Bagnasco

Sergio Bagnasco vive in provincia di Pavia e lavora nel campo dell’editoria. Da sempre orfano di sinistra, si occupa di politica e in particolare degli aspetti relativi a rappresentanza, costituzione e istituzioni. Fa parte del direttivo nazionale del Comitato per la difesa della Costituzione,

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