Elezioni: “turarsi il naso”, con quel che segue…

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Se il PD avesse avuto intenzione di sconfiggere la destra, avrebbe proposto e sostenuto con forza una grande coalizione cercando un accordo su alcuni punti fondamentali. Invece, al Centro destra si contrappongono tre schieramenti e una moltitudine di liste che probabilmente resteranno tutte fuori dal Parlamento. C’è un grande pericolo democratico, recita la propaganda della “non destra”, ma niente accordi unitari e neanche accordi tecnici che potevano rendere contendibili molti collegi uninominali.

Evidente che in questo modo non c’è competizione nei collegi uninominali (stiamo parlando di 127 seggi uninominali alla Camera su 400 e 74 al Senato su 200), dove il CDX viaggiando mediamente intorno al 47% ha la probabilità di conquistare fino al 90% dei seggi. Si tenga presente che 8 seggi alla Camera e 4 al Senato sono destinati alle circoscrizioni estere e per comodità immaginiamo che tali seggi siano ripartiti in modo uguale tra destra e “non destra”.

Rimangono alla Camera 392 seggi da ripartire di cui 127 uninominali. Immaginiamo che la “non destra” recuperi e riesca a conquistare il 20% di questi seggi, vale a dire 25. Significa che al CDX andrebbero 102 seggi + 4 conquistati all’estero. Restano da ripartire 265 seggi con metodo proporzionale e al momento possiamo ipotizzare che al CDX andrà almeno il 46% di questi seggi, vale a dire altri 122 seggi. Il CDX dovrebbe quindi ottenere alla Camera 228 seggi, pari al 57%, ma la possibilità di arrivare a 280 (70%) seggi è tutt’altro che remota. Questa dovrebbe essere la forbice alla Camera, ma molto dipenderà da quanti saranno i voti dispersi (vale a dire i voti dati a liste coalizzate che non arrivano all’1% e alle liste che corrono da sole e non arrivano al 3%).

Al Senato le cose si complicano. Su 200 seggi, 4 sono riservati all’estero e 74 sono uninominali. Ne restano 122 da distribuire col metodo proporzionale tra tutte le liste che superano il 3%. Poiché l’assegnazione dei seggi proporzionali avviene su base regionale, non basta superare il 3% per avere la certezza di un seggio perché in quasi tutte le regioni il quorum naturale va dal 5 al 50%; in Piemonte, per esempio, occorre superare l’11% per avere la certezza di un seggio. Sotto queste soglie naturali si può ottenere un seggio solo grazie ai resti. Questi meccanismi, ovviamente, favoriscono la coalizione più forte e in questo caso la destra. Il risultato atteso dal CDX è di ottenere al Senato 115 seggi; con possibilità di spingersi verso quota 130 (65%). Ma al Senato ci sono anche i senatori a vita, attualmente 6, e considerati i loro nomi, difficilmente il CDX potrà arrivare ai 2/3 del Senato (137 seggi).

La possibilità che il CDX possa arrivare a 2/3 dei seggi in ogni camera è quindi abbastanza remota ma il 60% è invece a portata di mano e questa quota è sufficiente per eleggere i giudici costituzionali di nomina parlamentare. E tra il 2023 e il 2024 scadono ben 4 dei 5 giudici di nomina parlamentare.

Al di là di come ciascuno è politicamente orientato, chiunque consideri un pericolo che la destra possa disporre del 60% dei seggi o addirittura arrivare ai 2/3 dei seggi, dovrà esercitarsi con le torte e le frazioni. Evitare la dispersione di voti è fondamentale. Quindi, è bene evitare di votare qualsiasi lista coalizzata che rischia di stare sotto l’1% e quelle non coalizzate che rischiano di non superare il 3%, valutando se il superamento di tali soglie è realistico.

Al di là di cosa ci dice il cuore, occorre valutare l’effetto del proprio voto perché per chi non si riconosce nella coalizione di destra-centro non c’è voto utile ma solo votare il meno peggio! Così PD e Sinistra hanno ridato smalto e aggiornato il vecchio “turatevi il naso e votate…”. Completate voi l’invito come meglio vi garba, ma la sostanza non cambia!

Gli autori

Sergio Bagnasco

Sergio Bagnasco vive in provincia di Pavia e lavora nel campo dell’editoria. Da sempre orfano di sinistra, si occupa di politica e in particolare degli aspetti relativi a rappresentanza, costituzione e istituzioni. Fa parte del direttivo nazionale del Comitato per la difesa della Costituzione,

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3 Comments on “Elezioni: “turarsi il naso”, con quel che segue…”

  1. A me suona tanto di accanimento terapeutico. Si gioca con le pasticche di barbiturici rimasti nella dispensa del caposala piddì.

  2. L’unico modo per non disperdere il voto è votare massicciamente le liste di cui condividiamo il programma e che rischiano di non superare il 3% con l’obiettivo riportare in Parlamento finalmente un pensiero di sinistra.

  3. Sono trent’anni che si va a votare il meno peggio e i risultati sono evidenti a tutti! Come dice Vauro quest’anno però il meno peggio non si è presentato alle elezioni, quindi non resta che votare contro il “sistema”.

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