Tutti insieme, in comunione ma senza liberazione

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Ho meditato a lungo se intervenire o meno sulla fotografia che ritrae tutti i principali leader politici (Conte escluso) al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

Ho infatti immaginato in anticipo le possibili repliche, come quella già fornita da Letta: «era per concordare le regole del dibattito» oppure «gli avversari politici non devono essere nemici e possono frequentarsi in privato».

Tutto accettabile ma un punto resta, oltre a quello della lunga durata di questo incontro che non motiva la mera condivisione delle regole del dibattito. Ed è un punto in stridente contraddizione con ciò che quell’immagine trasmette: il tema della pace e di come conseguirla è pressoché assente dalla campagna elettorale eppure i politici nostrani, in nome del politically correct, affermano di voler stabilire e rispettare nei loro incontri regole di confronto pacifiche.

Non so a voi, ma a me (se dobbiamo credere a Letta) questa comunione pacifica di intenti senza liberazione per cittadine e cittadini dalla guerra e dagli squilibri economici e sociali appare ipocrita, disgusta e fa sospettare che si tratti, per dirla con Conte, di «una sfilata di politici che fanno finta di litigare in pubblico e poi intorno a un tavolo trovano sempre l’accordo» (chiosa dello scrivente, proficuo per il loro interesse).

Una misura anche simbolica della distanza della politica dalla collettività che alimenta vieppiù disaffezione e sfiducia.