Colpi di testa. Una serie C da brividi…

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di Giorgio Barberis e Alessandro Francini

Alessandria ha una squadra di calcio dal passato glorioso, e con una maglia grigia che è un unicum nel panorama calcistico nazionale. Attualmente la società guidata da Luca Di Masi milita in Serie C, e dopo anni da protagonista (con una promozione sfiorata più volte e una leggendaria impresa in Coppa Italia tre stagioni or sono, conclusa solo alle semifinali contro il Milan), ora vivacchia nei bassifondi della classifica. I Grigi per noi sono una vera passione (di quelle con poco fondamento razionale) e da qualche anno gestiamo una rubrica che si chiama Materia grigia (sul quotidiano online Alessandrianews). E dunque seguiamo regolarmente il campionato di calcio di Serie C.

Nella cosiddetta “terza serie” capita sovente di dover raccontare di situazioni al limite dell’inverosimile. Non poche società, praticamente ogni anno, cadono in disgrazia nel corso della stagione per mancanza di fondi. In campo, negli spogliatoi o nel corso delle interviste post partita può capitare di assistere a momenti di tensione. Senza contare le incertezze che durante la pausa estiva si vivono per settimane in attesa che la Lega si pronunci su questo o quel ricorso o su una qualsivoglia modifica al format dei tre campionati.

Quello che sta succedendo nella stagione in corso, però, sta assumendo i contorni della farsa.

Iniziato (in ritardo) sotto auspici tutt’altro che incoraggianti, il campionato di Serie C 2018-2019 sta faticosamente procedendo tra mille difficoltà e non pochi episodi che attestano il marasma nel quale sembra essere precipitata tutta la categoria e il sistema che la governa.

La testata di Favarin, mister della Lucchese, all’allenatore in seconda dei Grigi, Gaetano Mancino, nel finale di Lucchese-Alessandria è solo l’ultima (e forse la peggiore) di una serie di nefandezze che si susseguono da inizio stagione. Le immagini fanno davvero impressione:

«Episodi del genere allontanano la gente dal calcio», ha dichiarato il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, in riferimento allo sconsiderato gesto del tecnico toscano. Ed è senz’altro vero, al punto che appare veniale la squalifica di cinque mesi comminata dal giudice sportivo.

Allo stesso modo, però, permettere a una società come il Pro Piacenza, sostanzialmente fallita già a dicembre, di continuare la propria agonia per più di un mese con il rischio di compromettere il regolare percorso delle altre società può rivelarsi altrettanto penalizzante in termini di credibilità per chi, nel calcio, certe regole dovrebbe farle rispettare rigorosamente. L’avvilente sceneggiata ha toccato il culmine domenica 20 gennaio, quando un manipolo di ragazzini arruolati all’ultimo momento da patron Pannella (l’intera rosa ha abbandonato il progetto durante la sosta post natalizia) avrebbe dovuto affrontare proprio l’Alessandria, giunta fino al “Garilli” per poi sentirsi dire solo alle 14.45 (il match era in programma alle 14.30!) che la gara non si sarebbe disputata.

In attesa che il Pro Piacenza venga ufficialmente radiato dal campionato, anche la Lucchese sta rischiando grosso per una fidejussione che risulterebbe irregolare e per le pendenze con il Comune di Lucca che molto presto potrebbero precludere alla squadra rossonera l’utilizzo del proprio stadio. Per non parlare della sequela di punti di penalizzazione inflitti a numerose altre società. Impressionante e quasi ridicolo il –26 assegnato (lunedì 28 gennaio) al Matera, praticamente già condannato alla retrocessione in Serie D a quasi quattro mesi dall’ultima di campionato.

La nuova formula introdotta a partire dalla stagione 2014-2015 che ha ridotto da 69 a 60 le squadre ammesse alla Serie C, a detta degli stessi vertici della Lega aveva proprio lo scopo di ridurre il pericolo di fallimenti in corso d’opera, negando l’accesso a quelle società finanziariamente non attrezzate per garantire determinati parametri economici necessari in un campionato professionistico. A poco più di quattro anni di distanza non si può certo dire che l’esperimento abbia portato i frutti sperati.

Tornando all’increscioso episodio di Lucchese-Alessandria, fa davvero specie constatare come, dalla stessa dirigenza della Lucchese, siano arrivate parole di sostanziale giustificazione per la reazione di Giancarlo Favarin, a suo dire ricoperto di insulti (e anche da qualche sputo) dallo staff tecnico dell’Alessandria. La società grigia non ha negato la propria parte di responsabilità per il clima di tensione a fine gara, e qualche atteggiamento poco ortodosso può esserci stato, ma certamente senza quelle esagerazioni attribuitele in modo strumentale da chi si è reso protagonista di una fatto di assoluta gravità. La testata di Favarin è orrenda da tutti i punti di vista. Un gesto violento e inqualificabile, che non dovrebbe avere più spazio su un campo da calcio. E invece, ancora una volta la giustizia sportiva è stata troppo clemente.

Accade spesso, in effetti, che episodi anche molto spiacevoli siano sanzionati con misure piuttosto blande. Domenica 24 gennaio, ad esempio, in Pro Vercelli-Albissola si è verificato un caso analogo a quello di Lucca; il difensore dei liguri Jonathan Rossini ha colpito prima con una testata e poi con un pugno l’allenatore della Pro Vercelli, Vito Grieco, indirizzando inoltre uno sputo a un giocatore avversario. Ebbene, il tutto verrà “pagato” da Rossini con una ridicola squalifica di cinque giornate. Purtroppo scene simili si stanno ripetendo con troppa frequenza, tra i professionisti così come tra i dilettanti.

È ora di fermare bulli e bulletti che sfogano sul terreno di gioco la loro frustrazione, magari malmenando il direttore di gara (fenomeno che sta assumendo proporzioni inquietanti nelle categorie minori), dando sfogo alle più odiose pulsioni razziste o adottando comportamenti violenti che non sarebbero ammissibili in nessun contesto civile (e infatti bisognerebbe che, almeno in alcuni casi, intervenisse anche la giustizia ordinaria). Altrimenti il processo di primitivizzazione dei nostri comportamenti e dei riferimenti etici condivisi non avrà più alcun argine. La (cattiva) politica che a questa primitivizzazione scientemente lavora ha pesanti responsabilità, e i riflessi si vedono anche in ambito sportivo. Occorre invertire la rotta! Ovunque…


Gli autori
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Giorgio Barberis è docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università del Piemonte orientale e vicedirettore dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria.
Alessandro Francini è giornalista di Alessandrianews.

Giorgio Barberis

Giorgio Barberis è docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università del Piemonte orientale e vicedirettore dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria. È autore di numerosi volumi e saggi nell'ambito della storia e della filosofia politica contemporanee.

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