“L’imperfezione” dei temi per la maturità

L’esame di Stato di quest’anno ha presentato, nella prova destinata allo scritto di italiano, tracce eterogenee e di indubbio interesse. Lo dimostra subito il primo dato, emerso a ridosso della fine della prima prova, cioè la scelta individuale dei candidati. Le tracce proposte sono state suddivise con una ripartizione abbastanza equa tra i candidati, con un’adesione percentuale maggiore riservata al testo di Maurizio Caminito sul diario nell’era digitale mentre minori sono state le preferenze per il brano di Maria Agostina Caribbu sul patrimonio culturale e artistico. Questo dato, in prima analisi, testimonia un interesse trasversale da parte dei ragazzi, in quanto le tracce di letteratura vertevano su due classici, quali Ungaretti e Pirandello; mentre i testi argomentativi e le riflessioni critiche spaziavano ulteriormente, passando dall’elogio dell’imperfezione di Rita Levi Montalcini sino al tema di Nicoletta Polla-Mattiot sulla riscoperta del silenzio.

C’è, poi, la traccia più propriamente storica, ed è stata quella incentrata sul concetto di “guerra fredda” delineato nel brano scritto da Giuseppe Galasso e tratto dalla Storia d’Europa, della CDE edizioni, pubblicato nel 1998. Qui, a mio giudizio, emerge il primo elemento significativo. Perché questa traccia si presentava con un taglio molto accademico e non proprio facile per ragazzi di 18-19 anni, eppure è stata la seconda scelta in assoluto con un 17,3% all’interno del totale nazionale. Nel brano si accenna, dunque, alla “guerra fredda”, ma in modo ben poco scolastico e senza i consueti rimandi storiografici. Non si ricorda, per esempio, che la celebre espressione venne utilizzata per la prima volta da George Orwell e poi venne resa di dominio pubblico dal giornalista americano Walter Lippmann negli anni Cinquanta; all’interno del testo non si accenna mai direttamente né alla Conferenza di Yalta, né alle Nazioni Unite o al Patto di Varsavia, tantomeno alla celebre espressione della “cortina di ferro”. A ciò si aggiunge che in tutto il brano sottoposto ai maturandi non ci sono mai le parole Stati Uniti, Unione Sovietica oppure comunismo e capitalismo. Invece, ricorrente è il ricorso alla parola “atomica” e al suo corollario, cioè “l’equilibrio del terrore”, sul quale chiaramente c’era la volontà di fissare l’attenzione dei ragazzi, con un auspicato reindirizzamento verso un confronto con il presente. Ma non solo, perché il testo si soffermava anche sulle implicazioni etiche del possesso di armi atomiche, considerate come basi di una riconosciuta “politica della deterrenza” tra potenze belligeranti o tra loro ostili. «La responsabilità gravante sugli uomini politici e sui governi dei paesi provveduti di armi atomiche superava di gran lunga, nella sua portata e nella sua stessa qualità morale e politica, qualsiasi altro tipo di responsabilità che fino ad allora si fosse potuto contemplare nell’esercizio del potere», sostiene Galasso nel testo in questione.

Resta il fatto che uno scritto di questo genere, privato dei riferimenti scolastici essenziali per uno studente alle prese con la maturità, richiedeva un arduo lavoro di interpretazione per quanto fosse stimolante proporlo nel suo raffronto con l’attualità. A conferma di ciò, i due principali quotidiani italiani, il giorno dopo la prima prova, si sono presentati in edicola ai propri lettori con scelte differenti. Repubblica ha incaricato i sei finalisti di quest’anno del Premio Strega di scegliere ciascuno e analizzare una delle tracce proposte il giorno prima; guarda caso, l’unica che è rimasta fuori è stata appunto quella sulla “guerra fredda”. Il Corriere della Sera, invece, ha affidato ad Antonio Carioti una breve analisi del brano di Galasso, analisi che si è concentrata sul pericolo della proliferazione delle armi atomiche, oggi più che mai risultanti di non esclusiva pertinenza di Usa e Russia. Nulla di più, però, come indagine, anche nei termini di un approfondimento ermeneutico. La speranza è, dunque, che tra quei candidati appartenenti al suddetto 17,3% ce ne sia qualcuno che sia stato in grado di dare un contributo originale e qualche spunto nuovo a un tema, quello della contrapposizione ideologica e bellica, che ha visto spendere in questi lunghi anni molte parole talvolta banali e innumerevoli approcci, quasi mai portatori di un qualche arricchimento dialettico.

Infine, mi piace soffermarmi sulla bellezza, pedagogica e morale, dell’elogio dell’imperfezione, a firma di Rita Levi Montalcini («Il fatto che l’attività svolta in modo così imperfetto sia stata e sia tuttora per me fonte inesauribile di gioia, mi fa ritenere che l’imperfezione nell’eseguire il compito che ci siamo prefissi o ci è stato assegnato, sia più consona alla natura umana così imperfetta che non la perfezione»); oppure sulla traccia letteraria di Pirandello incentrata sui Quaderni di Serafino Gubbio operatore. Anche in questa occasione, il testo proposto ai ragazzi è stato di una attualità sconcertante. Riporto una citazione: «E come volete che ce le ridiano, l’anima e la vita, in produzione centuplicata e continua, le macchine? Ecco qua, in pezzetti e bocconcini, tutti d’uno stampo, stupidi e precisi». Se sostituissimo alla parola “macchine” la parola “smartphone” avremmo un brano che sembra scritto oggi, e non quasi un secolo fa. Per questo, dobbiamo interrogare il romanzo di Pirandello che, come sempre, parla direttamente all’anima del lettore. Cercando di stimolarlo, di spronarlo, di metterlo allo specchio. Così come avevano fatto, alla stregua di Serafino Gubbio, i personaggi di Mattia Pascal e di Vitangelo Moscarda, protagonisti di altri romanzi pirandelliani, che riflettevano su se stessi e sulla solo loro identità, unica e mutevole al tempo stesso. Ecco, dunque, un altro tentativo di attualizzare un’ulteriore tematica offerta ai nostri giovani: la speranza, infine, è quella di seguire Pirandello nella sua critica della meccanizzazione che diventa a sua volta critica della mercificazione. Augurandoci che i candidati di oggi siano stati in grado, a loro volta, di decodificare la nostra realtà industriale e massmediatica, soprattutto nel momento in cui questa trasforma tutto in merce, compresa la spontaneità dei sentimenti.

Gli autori

Michele Canalini

Michele Canalini insegna in un istituto professionale e tecnico della Lunigiana. Si occupa principalmente di scuola, tema su cui ha pubblicato due libri: "L’insegnante di terracotta. La Buona Scuola… e poi?" (Mimesis, 2018) e "La ricreazione a distanza. Una manica di studenti alle prese con quei pezzi di insegnanti" (Kimerik, 2021). Ha lavorato come docente di lingua italiana presso l’Università del tempo libero del comune di Carrara. Antifascista per educazione e convinzione, ha collaborato con l'Anpi di Pesaro e Urbino. Appassionato di cinema, ha scritto per il sito di divulgazione cinema4stelle.it e per il sito di informazione culturale idranet.it.

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