Elogio della speranza

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«Le speranze sono i sogni di coloro che sono svegli» scriveva Pindaro nel 518 a. C. Ecco, io credo che la sinistra abbia perso di vista questa molla universale dei sentimenti, che ci spinge a metterci in gioco e a dare credito alla politica, per costruire un futuro migliore da lasciare a chi ci sta intorno e a chi verrà dopo di noi. Eppure, senza l’utopia che alimenta la speranza non si va da nessuna parte. Con l’utopia lontana e la speranza inesistente, l’impotenza sfocia nella rabbia che divampa incontrollata ma poi si spegne e arrivano sconforto, disimpegno, nichilismo. Da tempo sembra essersi affermato ovunque un generale senso di ripiegamento sulle necessità sempre più impellenti del vivere quotidiano con un progressivo abbandono dell’interesse per il voto e la vita pubblica. E le ultime due leggi elettorali (il Porcellum, a fatica abolito, e il Rosatellum, subito riproposto), che costringono gli elettori a optare per il candidato fisso imposto dai partiti e sono poco rispettose delle istanze di rappresentatività, contribuiscono a ingenerare nei cittadini un senso di sfiducia verso il voto e le istituzioni. Per fortuna in questo deserto di partecipazione, alcuni giovani, con tenacia verso il senso del bene comune e senza mai perdersi d’animo, hanno portato avanti le battaglie sui temi che stavano loro più a cuore, in particolare la difesa dei diritti civili, dell’ambiente e della pace.

Vi sono passaggi obbligati da seguire quando si affronta un problema e il mantenimento della democrazia in tutte le sue sfaccettature è l’eterno tema da affrontare e risolvere per ogni cittadino che creda nei valori fondanti della Costituzione. L’analisi serve per capire, la sintesi per avere ben chiari i punti fermi e i passaggi salienti, la capacità critica per mettere a fuoco in un’ottica illuminata, i collegamenti per individuare e creare relazioni, ma chi vuole intraprendere un cammino di sviluppo democratico deve essere spinto dall’utopia e sorretto dalla fiducia nel futuro, data dalla Speranza. Se uno pensa ai giovani partigiani/e che con passione e altruismo hanno dato la vita per costruire un futuro migliore, sa di non poter prescindere dalla speranza che li animava. Erano tempi bui; eppure, quei ragazzi e quelle ragazze che stavano lottando con gravissimi rischi contro l’orrore del fascismo e del nazismo, hanno coltivato la speranza con pazienza, tenacia e convinzione e hanno vinto sapendo trovare nelle posizioni differenti quello che univa, nel nome dell’utopia dell’Italia Repubblicana.

Assieme alla Speranza, base della passione politica, c’è l’aspirazione alla gioia, presente in particolare nelle generazioni più giovani. Alla base dei grandi movimenti del ‘68, che hanno dato un enorme impulso al cambiamento delle società occidentali, c’era la critica a un mondo inadeguato e agli stili di vita di fine ‘900, ma c’era anche un grandissimo entusiasmo. In tutte le fasce d’età e in tutti gli ordini di scuola, anche allora spiccava il bisogno di pace e c’era l’anelito a partecipare a un grande progetto fatto di momenti di confronto e costruzione, ma anche conviviali, solidali, gioiosi, pieni di speranza verso futuro.

Oggi i ragazzi e le ragazze di Friday for future, di Extinction rebellion e di numerose associazioni ambientaliste simili di tutto il pianeta sono consapevoli che un’economia predatoria ed energivora come quella attuale può mettere in grave pericolo, oltre al clima, il loro futuro e la stessa sopravvivenza del genere umano. Spesso ispirati dai popoli nativi, essi credono nell’utopia di costruire un mondo sostenibile, per il bene proprio e delle generazioni future e solo la Speranza li sostiene nel mettere a rischio la propria incolumità. Ma la presentazione dei dati che contengono una critica puntuale e dettagliata delle ingiustizie sociali e delle incongruenze non può, da sola, smuovere le coscienze: è una comunicazione troppo riduttiva e monca poiché si rivolge solo alla nostra parte razionale e spesso manca di empatia verso le intuizioni dei giovani. Per coinvolgere in un progetto di rinascita del paese, occorre arrivare al cuore della gente, smuovere la passione di tutte le generazioni.

Anche il linguaggio è importante. Chi usa termini criptici e altisonanti manca di rispetto verso gli altri. Non si tratta di parlare per slogan ma ci vuole una visione etica per confrontarsi sui complessi temi della politica, con parole semplici e dati obiettivi esposti in modo empatico verso chi ascolta, con rispetto verso i temi/problemi più sentiti. Solo così si toccano la mente e il cuore degli interlocutori e li si coinvolge emotivamente. Ci vuole, inoltre, una visione globale che si elevi sopra miopi scaramucce di partito e che tenga conto dei reali bisogni delle generazioni future, bisogni di cui molti giovani sono ben consapevoli. Solo così li si può coinvolgere appassionandoli di nuovo alla politica. Tutte le battaglie per il Bene comune e per uno sviluppo sostenibile, che garantisca risorse adeguate, una buona qualità di vita, l’avverarsi di un sogno di felicità, sono state portate avanti da giovani sorretti da un forte entusiasmo utopico, ancorato al pensiero di grandi vecchi visionari che da sempre hanno lottato e lottano per un’idea di futuro aperta, dinamica, inclusiva e collaborativa.

È arrivata l’ora che la sinistra esca dal ripiegamento su sé stessa e riprenda in mano l’utopia di un mondo più giusto dove le grandi ricchezze accumulate vengano distribuite equamente, arrivando anche a coloro che con il lavoro queste ricchezze hanno costruito. È arrivata l’ora che la sinistra si faccia portavoce dei diritti delle generazioni future, entrati nelle costituzioni di tutta Europa sulla scia dell’Agenda ONU 2030. Quello di oggi non è il migliore dei mondi possibili, ma solo pensando che sia migliorabile si può partecipare alla vita sociale e politica del paese. Solo a quel punto, invece di inseguire il miraggio dei facili guadagni, costi quel che costi alla comunità che ci sta intorno, ci si dedica a costruire una società più equa e sostenibile, con i suoi meravigliosi ecosistemi ed esseri viventi.

Solo con la Speranza – come dice Vandana Shiva – si passa “dall’avidità alla cura”.

Gli autori

Margherita (Rita) Corona

Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali

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