Un Papa al G7

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Una sera di aprile in tv, fra le analisi e le riflessioni sui fatti più importante della giornata, c’è stata la comunicazione della partecipazione di Papa Francesco ai lavori del prossimo G7, che si terrà in Italia nel mese di giugno. Tuttavia, nel successivo approfondimento delle notizie, quella comunicazione non è stata oggetto di riflessione e neppure nei dibattiti dei giorni a seguire. Interessata ai temi riguardanti la partecipazione delle comunità religiose nello spazio pubblico, considero necessari alcuni approfondimenti e una riflessione. In questo caso, per capire come le istituzioni esistenti in Italia siano immunizzate rispetto alla diversità e al pluralismo religioso, e creino le proprie arene pubbliche e i propri pubblici, è stato necessario in prospettiva storica, risalire fino agli anni Sessanta durante il Concilio Vaticano II.

È proprio con il Concilio, nel 1965, che si produce lo scostamento più radicale dalla tradizione della Chiesa cattolica. Esso avviene con la promulgazione della Gaudium et Spes, la “Costituzione pastorale della chiesa nel mondo moderno”, che ha riformulato la dottrina sui rapporti con lo Stato, abbandonando «ogni rivendicazione di qualsiasi forma di potestà diretta o indiretta nelle questioni di governo temporale». In quel documento si dichiara che, nel mondo moderno, lo Stato e la Chiesa cattolica, «anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane […] e svolgeranno questo servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo». Proprio tramite il Catechismo della Chiesa cattolica si insegna che «la legge (morale) naturale procura […] il fondamento necessario alla legge civile» (n. 1959). Ne consegue che il generale dovere di obbedienza all’autorità costituita viene meno «quando i Governanti emanino leggi ingiuste o prendano misure contrarie all’ordine morale» (n. 1903). Lo stesso documento dichiara che «l’autorità è esercitata legittimamente soltanto se ricerca il bene comune» e quest’ultimo «suppone il rispetto della persona in quanto tale. In nome del bene comune, i pubblici poteri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali e inalienabili della persona umana” (n. 1907). Secondo Casanova, nel suo fondamentale libro Oltre la secolarizzazione. Le religioni alla riconquista della sfera pubblica, è da questo momento in poi, che «l’azione in nome della pace e della giustizia e la partecipazione alla trasformazione del mondo diventano una dimensione […] costitutiva della missione divina della chiesa». Il compito della Chiesa cattolica sarà quello di appropriarsi del significato del Vangelo anche attraverso un’interpretazione storica.

Nel breve discorso pubblicato sulla pagina web del G7 per spiegare l’invito del Papa, la presidente Meloni ha dichiarato che il Pontefice è stato invitato a partecipare alla sezione dedicata all’intelligenza artificiale nella sezione Outreach, aperta anche ai paesi invitati e non solo ai membri del G7. Nella sezione dedicata all’intelligenza artificiale il Papa presenterà il percorso avviato dalla Santa Sede nel 2020, con il Rome Call for A. I. Ethics, un documento che la presidenza italiana del G7 intende promuovere, come contributo decisivo al processo di definizione di un quadro regolatorio etico e culturale all’Intelligenza artificiale. La stessa Presidente del Consiglio ha sottolineato che «sarà la prima volta nella storia, che un Pontefice partecip(erà) ai lavori del Gruppo dei Sette e questo non può che rendere lustro all’Italia e all’intero G7».

Facendo ancora un passo indietro, nel trattare la questione dell’Intelligenza artificiale e le sfide per il futuro, bisogna dire che negli Stati Uniti, nel 2018, era stata istituita la National Security Commission on Artificial Intelligence (NSCAI): una commissione indipendente con l’obiettivo di formulare delle raccomandazioni al Presidente e al Congresso per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ponendo la necessità di costituire un Artificial Intelligence Board. In Italia, negli stessi anni, per il Governo Conte si rivela impossibile attuare una simile proposta, cioè la creazione a Torino dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, promossa dall’allora Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia. Nonostante ciò, nel 2020, nello Stato del Vaticano, è stata promulgata la Rome Call for A. I. Ethics, un impegno siglato dalla Pontificia Accademia per la Vita, la FAO, alcuni players tecnologici, come IBM e Microsoft, e il Ministero dell’Innovazione italiano. Ai firmatari della Rome Call for A. I. Ethics, ricevuti successivamente da Papa Francesco, verrà sottolineata «l’importanza di garantire etica e rispetto allo scopo di evitare che un algoritmo possa arrivare a prendere decisioni sulla vita umana».

Secondo le considerazioni del Papa lo sviluppo tecnologico deve essere sempre al servizio della giustizia e della pace nel mondo. A tale scopo, il 12 aprile 2021, istituisce la Fondazione RenAIssance con personalità giuridica canonica pubblica. La Fondazione, senza scopi di lucro, con sede nello Stato della Città del Vaticano presso la Pontificia Accademia per la vita, ha «l’obiettivo di sostenere la riflessione antropologica ed etica delle nuove tecnologie sulla vita umana, promossa dalla Pontificia Accademia per la Vita». Per raggiungere questi obiettivi, la Fondazione RenAIssance, si propone di incoraggiare iniziative scientifiche e collaborazioni con Organismi Internazionali, Stati Sovrani, università, centri di ricerca, aziende private e pubbliche che sviluppano attività, servizi e studi nel campo dell’intelligenza artificiale per diffondere la Rome Call for A. I. Ethics, proprio come uno stakeholder (o portatore di interessi) organizzato.

Poiché è certo che il coinvolgimento degli stakeholder sia una componente fondamentale del G7, anche il Papa può essere invitato. Tuttavia, l’esistenza di “pubblici” e di rivendicazioni di “pubblicità” all’interno di “ente con personalità giuridica canonica pubblica” come la Fondazione RenAIssance indica già che uscire dalla classica dicotomia pubblico/privato può permettere di scoprire molti livelli pubblici. Per la storia giuridica della divisione tra pubblico e privato molti studiosi hanno evidenziato soprattutto le asimmetrie strutturali di potere “private”, cioè fuori dall’agenda pubblica/politica, che si possono imporre. Sia l’appropriata “divisione tra sfera pubblica e privata”, sia l’intervento legittimo o illegittimo dello Stato nelle associazioni e organizzazioni religiose “private”, sono tra le questioni più dibattute nella teoria e nella pratica giuridica e politica recente, particolarmente in Europa (Foner/Alba 2009).

Nel 2023 per la Rome Call for A. I. Ethics si impone anche un altro obiettivo: la necessità di superare i confini religiosi della Chiesa cattolica. A tale scopo, però, all’evento promosso dalla Fondazione vaticana RenAIssance, per la firma del documento, verranno invitati soltanto i rappresentanti di altre due religioni abramitiche: l’una dal Forum per la Pace di Abu Dhabi (Emirati Arabi) e l’altra dalla Commissione per il dialogo interreligioso del Gran Rabbinato di Israele. I tre leader religiosi presenti, l’Arcivescovo Vincenzo Paglia (presidente della Pontificia Accademia per la Vita), il rabbino capo Eliezer Simha Weisz (membro del Consiglio del Gran Rabbinato di Israele) e lo sceicco Al Mahfoudh Bin Bayyah (Segretario Generale del Forum per la Pace di Abu Dhabi, in rappresentanza dello sceicco Abdallah bin Bayyah, presidente del Forum per la Pace di Abu Dhabi e presidente del Consiglio emiratino per la Shariah Fatwa), hanno sottoscritto insieme il documento. In quell’occasione è stato annunciato e previsto un secondo step, con la firma delle religioni orientali in Giappone. Ad oggi questi accordi non fanno altro che confermare «una politica di stretta uguaglianza formale o legale ingiusta e dura in tutti i casi in cui gli Stati hanno sistematicamente o strutturalmente svantaggiato le religioni minoritarie o, detto in modo leggermente diverso, in cui il campo di gioco effettivo nel mercato religioso è stato massicciamente e ingiustamente modellato dai governi» (Bader 2010). Questi accordi si aggiungono alla storia degli Stati democratici, ricca di esempi di politiche e norme di regolamentazione giuridico-costituzionale a cooperazione selettiva, come nel caso dell’Italia, che permette alla religione di maggioranza di costruire e mantenere la propria posizione predominante.

Sempre nel 2023, alla 78esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi a New York il 20 settembre, nel suo discorso, la presidente Meloni ha affermato quanto sia importante «garantire l’applicazione pratica del concetto di “algoretica”, cioè l’etica per gli algoritmi». La Presidente del Consiglio ha citato nel suo intervento la parola alla base della Rome Call for A. I. Ethics. L’algoretica è un termine che tenta di opporsi al dominio degli algoritmi e di indicare la necessità di studiare le loro implicazioni etiche derivanti dall’uso crescente dell’intelligenza artificiale.

Nella Città del Vaticano, proprio il 24 aprile 2024, Chuck Robbins, CEO di Cisco System Inc., rappresentante di un altro grande player tecnologico, si è unito all’appello per una algoretica che regoli l’intelligenza artificiale, offrendo competenza per l’infrastruttura e l’implementazione di questo progetto. In riferimento al temine algoretica va segnalato il collegamento alle costanti domande di eticità che si pongono nel libro di Salvatore Veca, Un’idea di laicità si fa necessario. L’autore ha tentato di interpretare in prospettiva politica la libertà democratica, per mettere sotto pressione il carattere laico o neutrale delle istituzioni e delle norme pubbliche, nei confronti del «pluralismo persistente delle credenze». Sono domande necessarie inoltre, per tentare di comprendere quanta possa essere l’autonomia dei decisori pubblici, e se questa possa rivelare «una preferenza o una dipendenza nei confronti di una singola dottrina comprensiva di valore religioso o etico». In accordo con il parere dell’autore queste domande di eticità «mirano ad ottenere dall’autorità politica la produzione e la tutela di comunità morali omogenee, che siano immunizzate rispetto alla diversità e al pluralismo degli stili di vita».

La sfida dell’intelligenza artificiale al confine tra attori privati e decisori pubblici diventa così un ottimo esempio della persistenza del problema della garanzia non solo formale del pluralismo religioso, con un’attenzione tanto necessaria quanto ignorata nei confronti delle minoranze. Nell’età del pluralismo religioso è necessario affrontare questo dibattito per meglio comprendere l’agire delle comunità religiose nello spazio pubblico, in rapporto alle numerose espressioni di libertà religiose che si manifestano nei vari ambiti della vita civile e politica. Non vi è dubbio che la funzione attuale della politica in relazione alle religioni stia proprio nella capacità di garantire i confini fra sfera privata e sfera pubblica, ma non si può svolgere degnamente questa funzione senza essere in grado di elaborare ciò che accade nella collocazione strutturale delle comunità religiose tra lo Stato e la società in Italia. A mio parere l’appello della Chiesa cattolica ai valori etici di fronte alle sfide dell’intelligenza artificiale si scontra di fatto – all’interno di una società italiana le cui esperienze religiose non si possono ormai definire se non in termini pluralistici – con le esigenze poste dalle comunità religiose diverse dalla cattolica. Qui faccio riferimento soprattutto alle comunità religiose, prive di accordi con lo Stato, che devono ancora oggi far riferimento a una legge fascista, la n. 1159/1929 sui culti ammessi, oppure devono adattarsi a vivere il vuoto legislativo derivante dall’assenza di una legge generale per la libertà religiosa e per tanto raramente attori da considerare nello spazio pubblico.

Proprio per questo l’invito del Papa a un evento politicamente così rilevante diventa occasione per porsi un interrogativo radicale: è lecito rivendicare un’etica per l’intelligenza artificiale a partire da una posizione di forza che nega o omette di occuparsi di un’etica concreta del pluralismo religioso?

Riferimenti:

https://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm

https://www.g7italy.it/it/g7-il-presidente-meloni-annuncia-la-partecipazione-di-papa-francesco/

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-01/etica-dell-intelligenza-artificiale-l-impegno-delle-religioni.html

https://www.esg360.it/governance/rome-call-for-ai-ethics-2023-etica-e-innovazione-devono-superare-anche-i-confini-religiosi/

https://www.alpinadialexis.com/istituita-in-vaticano-la-fondazione-renaissance-che-si-occupera-dintelligenza-artificiale/

Gli autori

Galina Gonzalez

Galina Gonzalez, da 30 anni in Italia, nel 2008 si scopre straniera, nonostante la cittadinanza italiana. Per capire il fenomeno dell’immigrazione in Italia, studia Scienze Sociali e Antropologia culturale ed etnologia all’Università di Torino, ma non basta. Oggi è dottoranda al Corso di diritti e istituzioni del Dipartimento di Giurisprudenza

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