Armani: tra flop sportivo e sfruttamento di manodopera

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Armani è un brand di consolidata fama. Inscalfibile? Non direi.

Sul piano sportivo, con la versione jeans sponsorizza da tempo la squadra di basket che ha il peggior rapporto in Europa tra soldi spesi e risultati ottenuti. Una creatura costosa che da tre anni, nonostante massicci investimenti, non riesce a inserirsi tra le prime quattro d’Europa, preceduta da club dal minor budget ma che sanno scegliere giocatori e allenatori. Milano targata Armani quest’anno si è classificata 12esima su un lotto di 18 squadre in un torneo in cui non figurano più le squadre russe. Il suo presunto guru è l’allenatore Messina, talmente contestato dalla piazza, che sul sito della società vengono puntualmente cancellati i commenti sulfurei dei tifosi che propendono per il suo radicale allontanamento. Ma non si può neanche in termini formali perché Armani attraverso i suoi delegati ha promosso Messina a presidente. E si è mai visto un presidente che licenzia se stesso? L’anno scorso Messina è riuscito a perdere nove partite consecutive in Eurolega senza addivenire alle dimissioni. Rispetto del contratto tombale a prezzo di una costante perdita di prestigio. Non dimenticando che, nonostante arroganza e ambizione, non è mai riuscito a coronare il sogno di allenare una squadra in NBA, le Mecca del basket mondiale, venendo frustrato persino nel tentativo di promuovere la squadra azzurra ai Giochi Olimpici del 2016 perdendo in casa contro la Croazia, nonostante l’investimento federale di 1,5 milioni per ottenere l’organizzazione del match tra le mura amiche. Bocciata in Eurolega, sconfitta nella Coppa Italia e nella Supercoppa, per un totale en plein a Milano manca solo di perdere il campionato. Ma è sulla buona strada per l’attuale terzo posto che può farle perdere il vantaggio del fattore campo nei playoff. Tanto per dare un’idea delle spese fuori controllo si può aggiungere che l’Armani Milano ha messo sotto contratto quest’anno, nell’illusoria speranza di fare il salto di qualità, il più pagato giocatore europeo, il montenegrino naturalizzato spagnolo Mirotic: quattro milioni a stagione. Ma senza cavarne risultati perché la squadra non ha gioco, non ha chimica, non ha grinta.

E veniamo alla società civile fuori dall’orticello dello sport. È recente lo scandalo che ha riguardato la produzione delle borse Armani, messe in vendita nei negozi d’élite a 2.000 euro. Si è scoperto che il marchio ha disposto per il 2024 la fabbricazione a società esternalizzate. Manovalanza in nero, cinese, con lavoratori pagati 3 euro l’ora. Con questo giochino le borse venivano girate ai titolari dell’appalto a 93 euro per poi essere rivendute alla casa madre a 250 euro. Potete immaginare le plusvalenze, passaggio dopo passaggio, prima di approdare alla fatidica vendita a 2.000 euro al pezzo. Viene da chiedersi – ma il discorso vale anche per altri celebrati marchi – che differenza ci sia tra le borse originali e quelle falsificate finendo con l’adombrare il sospetto che la casa madre sia perfettamente al corrente di quanto avviene nel suo nome e, in un certo modo, ne sia perfettamente complice. Vale la pena di aggiungere che negli opifici dove si lavora per il marchio Armani, in presunta totale segretezza, rotta dalle indagini di polizia, non c’è rispetto per la sicurezza, la salute né compare alcun riferimento ai contratti nazionali di lavoro del reparto di settore.

Tutto questo naturalmente non è a conoscenza del grande pubblico né tanto meno degli ignari giapponesi che a via Condotti a Roma o a via Monte Napoleone a Milano sono ben lieti di acquistare i prestigiosi prodotti Armani. Inoltre dato che Giorgio Armani ha 90 anni e i soldi non sono un problema ma il futuro sì, ci sono al vaglio ipotesi per la possibile vendita di questo impero commerciale. Visto l’andazzo, fondi stranieri in agguato per la cessione di uno degli ultimi eroi del decaduto e ormai obsoleto Made in Italy.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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