Libertà di insegnamento o scuola di regime?

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Giorni fa alcuni quotidiani hanno riportato la notizia che la giornalista ucraina Irina Cascei e Massimiliano Di Pasquale, “esperto di guerre ibride e di misure attive” e direttore dell’Osservatorio Ucraina presso l’Istituto Gino Germani (che si occupa, fra l’altro, di intelligence e analisi strategica), hanno chiesto al Ministro della Pubblica Istruzione Valditara di valutare tredici manuali di storia e geografia delle scuole medie, editi dai più grandi gruppi editoriali scolastici italiani, perché i capitoli che trattano di Russia, guerra in Crimea, Donbass, Odessa, si avvalgono di interpretazioni e analisi dei fatti, a loro avviso, errati in quanto espressione di una visione “putiniana” della storia (https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/20/nei-libri-scolastici-di-storia-e-geografia-narrazione-che-pare-dettata-dal-cremlino-valditara-annuncia-verifiche-del-ministero/7486535/).

A stretto giro di posta il Ministro Valditara ha fatto sapere con un comunicato stampa ufficiale che: «In relazione alla notizia della diffusione di libri di testo scolastici per le scuole secondarie di primo grado con un’impostazione faziosa e distorta della realtà storica, in favore della narrazione della Russia putiniana e dell’Unione Sovietica comunista nelle discipline di storia e geografia, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato verifiche per appurare se i contenuti dei manuali presentano effettive criticità». Da parte sua Massimiliano Di Pasquale ha promesso di approfondire e indagare la lettura storica proposta nei libri di testo scolastici attraverso un dossier più analitico: evidentemente, secondo l’esperto è possibile che i manuali siano stati scritti sotto dettatura di Putin; del resto il suo mestiere sono le “guerre ibride” e questa dei testi scolastici ne è un esempio classico.

Non sappiamo se si tratti di uno dei soliti fuochi di paglia di natura pre-elettorale, ma nell’attuale clima guerrafondaio la vicenda ci appare un tassello emblematico della più ampia tendenza in atto da tempo in Italia. Senza entrare nel merito della storia dell’Ucraina e della guerra, di cui, come Scuola per la pace abbiamo ampiamente discusso e stiamo discutendo in occasione delle presentazioni del libro di Giorgio Monestarolo, Ucraina, Europa, mondo (Asterios, 2024), quello che ci colpisce è l’atteggiamento inquisitorio, dal carattere peraltro preventivo, del Ministro della Pubblica Istruzione che, sulla base di segnalazioni provenienti dal mondo dell’intelligence strategica, elimina alla radice qualunque possibilità di discussione in merito all’interpretazione dei fatti storici.

Dunque, alla presenza di Forze armate e Forze dell’ordine nelle scuole che fanno attività didattiche e promuovono l’arruolamento (come stiamo denunciando insieme con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università), si aggiunge uno sguardo occhiuto sui libri di testo che, in quanto sintesi di un dialogo tra editori, studiosi e docenti, dovrebbero invece garantire una visione complessa e articolata della realtà storica e geopolitica contemporanea: un interventismo governativo, perciò, fuori luogo e inopportuno che, oltrepassando le usuali norme di regolazione dei contenuti dei libri di testo scolastici, azzera il pluralismo culturale e la natura democratica della conoscenza. Per assurdo, cosa pensereste se a novembre, di fronte a un’eventuale vittoria di Trump, gli USA chiedessero a Valditara di correggere i nostri libri di storia e geografia e di raccontare l’“Assalto a Capitol Hill“ del 6 gennaio 2021 non come un goffo tentativo di colpo di Stato, ma come un modo per ristabilire la verità sulle elezioni truccate?

Non è certo quello dei libri scolastici il solo caso in cui la storia diventa terreno di scontro politico in spregio delle fonti e della ricerca documentata, ma in questo tempo di guerra le interpretazioni storiche in ambito scolastico assumono una valenza strategica centrale. La propaganda di guerra impone di serrare i ranghi e di marciare compatti verso una sola interpretazione della realtà, condizione necessaria per attuare quella manipolazione psicologica tesa all’ottenimento del consenso e della mobilitazione delle masse in favore della guerra. La scuola, per il suo ruolo formativo ed educativo, è perciò un terreno privilegiato: attraverso i manuali si può fondare una nuova narrazione collettiva cui attingeranno le future generazioni in termini di visione del mondo e scelte politiche.

Ma anche gli insegnanti sono esposti alla nuova inquisizione, come mostra l’episodio gravissimo avvenuto a Roma in cui un docente è stato sottoposto a provvedimento disciplinare e a interrogatorio da parte degli ispettori per aver affrontato in classe la questione palestinese. Anche questo è un manifesto segnale della pulsione censoria e autoritaria che agita i nostri attuali governanti.

Da docenti siamo sempre più allarmati. La risposta del ministro Valditara ci fa pensare al testo unico di Stato del ventennio fascista. Ci inquieta profondamente constatare come la scuola sia diventata terreno di propaganda di guerra e che, come tale, sia controllata, indirizzata e corretta: dalla “didattica militare” ai manuali di storia e geografia, fino all’intima e libera coscienza del singolo insegnante.

La scuola democratica è per noi un luogo di costruzione di sapere e conoscenza, di ricerca dei significati attraverso la discussione e l’approfondimento critico. Per questo, ribadiamo che la libertà d’insegnamento, prerogativa fondamentale e non negoziabile della scuola pubblica e democratica, si articola nella libertà didattica di cui fa parte la libera scelta dei manuali scolastici. Rivendichiamo e difendiamo, cioè, l’attuazione piena degli articoli 11 e 33 della Costituzione italiana.

Gli autori

Scuola per la pace Torino

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