Frontex, i diritti umani, il Politecnico di Torino

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Lo scorso 17 marzo è avvenuto il secondo rinnovo tacito del contratto che lega Frontex, agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e il Consorzio formato dal Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico e dell’Università di Torino (DIST), Ithaca srl e LINKIS. Continua così, per il quarto anno consecutivo – dopo il biennio iniziale e il primo rinnovo tacito – una collaborazione per la quale l’Università di Torino ha ripetutamente espresso la propria contrarietà, di cui è importante spiegare i motivi.

L’annuncio del contratto, che prevede da parte del Consorzio la produzione di cartografia digitale, mappe di infografica e map book utili all’attività dell’Agenzia, fu dato in termini entusiastici il 14 luglio 2021 dall’agenzia stampa del Politecnico (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/05/12/il-politecnico-frontex-e-letica-della-ricerca/). Purtroppo, pochi giorni dopo, documentate denunce rendevano Frontex un partner assai poco raccomandabile: l’agenzia era coinvolta in azioni di respingimento dei migranti da parte di alcuni stati dell’UE compiute in aperta violazione dei diritti umani (https://www.articolo21.org/2021/07/violazioni-dei-diritti-umani-frontex-sapeva-e-non-ha-reagito). La situazione si aggravava ulteriormente quando, nell’aprile del 2022, il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, era costretto ad affrettate dimissioni per evitare le azioni disciplinari che pendevano sul suo capo in seguito al rapporto stilato dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), proprio sul tema del mancato rispetto dei diritti umani. Interessante notare, di passaggio, l’approdo di questo personaggio: candidato alle elezioni europee nelle liste del partito francese di estrema destra, Rassemblement National, guidato da Marine Le Pen.

Di fronte a tale delicata e complessa situazione le posizioni dei due atenei torinesi sono state profondamente diverse. Poiché il dossier sull’attività di Frontex si arricchiva sempre più di dati e notizie preoccupanti, il Consiglio di amministrazione di UniTo, che, come il corrispondente Senato Accademico, già aveva espresso forti perplessità sull’intera vicenda, votava, il 27 ottobre 2022, una nuova mozione in cui chiedeva agli organi competenti di PoliTo di sospendere ogni collaborazione con l’agenzia. Ma il Senato Accademico di PoliTo, riaffermava invece, seppure a maggioranza (con il voto contrario dello stesso rettore, prof. Saracco), la volontà di proseguire la fornitura di servizi cartografici. Una decisione grave, che non teneva nel dovuto conto la volontà del Consiglio di amministrazione di UniTo, e destinata ad essere messa ulteriormente in discussione dagli avvenimenti successivi, che hanno dimostrato come la fine della pessima gestione di Leggeri non abbia modificato molto il comportamento di Frontex di fronte alle tragedie umanitarie.

Non si possono dimenticare le immagini dell’aereo dell’agenzia che avvista la Summer Love, rilevando, a causa della temperatura termica, la presenza sottocoperta di molti esseri umani. E che, dopo aver avvertito le autorità italiane, sulle quali ricadono gravi responsabilità, si allontana senza farsi in alcun modo carico del destino di quelle persone lasciate in balia del mare. Un destino che si è compiuto sulla spiaggia di Cutro e i cui drammatici numeri sono purtroppo noti: almeno 94 vittime, tra cui 35 bambini.

Una tragedia ancora più grande è avvenuta a causa del naufragio dell’imbarcazione Adriana, a largo di Pylos, nel Peloponneso, dove sono morte oltre 600 persone. Anche qui sono emerse tutte le carenze e le dipendenze di Frontex nei salvataggi in mare. Carenze e dipendenze che hanno spinto la mediatrice europea Emily O’Reilly (prima “Ombudsman” donna), a chiedersi «perché le segnalazioni di sovraffollamento, l’apparente mancanza di giubbotti di salvataggio, i bambini a bordo e le possibili vittime non hanno innescato tempestivi sforzi di salvataggio che avrebbero potuto salvare centinaia di vite?». E, nel chiudere la sua indagine sulle operazioni di Frontex in mare, l’organo di controllo europeo ha chiesto all’agenzia di sospendere i rapporti con i paesi dell’UE che violano i diritti umani o non riescono a mettere in salvo i migranti, perché: «Cooperare con le autorità nazionali quando si teme che esse non adempiano ai loro obblighi di ricerca e di salvataggio rischia di rendere l’UE complice di azioni che violano i diritti fondamentali e costano vite umane». La relazione equilibrata di O’Reilly, che richiede in ogni caso nuove regole per Frontex, ha però suscitato una reazione abbastanza stizzita dell’attuale direttore, l’olandese Leijtens, che ha respinto le proposte della mediatrice e ha rivendicato il ruolo dell’agenzia nel proteggere le frontiere europee, senza preoccuparsi troppo se esse diventano un limite oltre il quale i diritti umani non sono più garantiti.

Per comprendere meglio gli effetti di un tale atteggiamento, basta leggere le recenti dichiarazioni rilasciate da Fulvia Conte, esponente di Medici Senza Frontiere, a proposito dei soccorsi in mare effettuati dalla nave dell’organizzazione, la Geo Barents, attualmente bloccata per fermo amministrativo nel porto di Marina di Carrara su richiesta della Guardia costiera libica. Nel rievocare il drammatico tentativo di salvare «un barchino con 100 persone in difficoltà» Conte osserva che era monitorato «da diversi aerei di Frontex». Il che non ha impedito certo il compiersi di una tragedia: «Quando siamo arrivati sul posto abbiamo assistito all’intercettazione della guardia Costiera Libica in acque internazionali, in zone di competenza Sar maltese, a sole 40 miglia da Lampedusa. La guardia costiera libica ha intercettato le 100 persone e le ha riportate in Libia, dove sappiamo che subiscono abusi e torture, e dove le stesse Nazioni Unite hanno dichiarato di essere un porto non sicuro» (https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/l-odissea-geo-barents-attaccati-guardia-costiera-libica/).

Insomma, il cambio di direzione non ha molto cambiato le cose e lo ha recentemente sottolineato il deputato europeo Pietro Bartolo (PD), che è stato dal 1999 al 2019 il responsabile sanitario delle prime visite ai migranti che sbarcavano a Lampedusa. Il parlamentare ha dichiarato esplicitamente di essere particolarmente preoccupato dei rapporti di Frontex con la Guardia costiera libica e, quindi, con i trafficanti di esseri umani (https://www.alanews.it/esteri/frontex-bartolo-pd-dopo-notizie-sui-rapporti-con-guardia-costiera-libica-cambio-di-strategia/).

Si tratta di preoccupazioni che non affliggono il Consorzio torinese che continua tranquillamente a fornire i servizi richiesti dall’Agenzia europea, malgrado le richieste di UniTo, che non solo non riesce a farsi ascoltare, ma non riesce neppure ad avere accesso alla documentazione (il contratto con Frontex sottoscritto a Torino e Varsavia rispettivamente il 10 e il 17 giugno 2021; l’atto che ha dato vita al Consorzio incaricato di gestire gli adempimenti contrattuali, che vede tra i suoi componenti il DIST; il Consortium Agreement), richiesta da tempo per meglio comprendere i caratteri della collaborazione. Al posto degli atti richiesti è stata invece fornita, al presidente Barge della Commissione Bilancio e al rettore Geuna, una narrazione del loro contenuto da parte del direttore del Dipartimento, prof. Bocco. Si paleserebbe – il condizionale è d’obbligo – una curiosa interpretazione che esclude l’università di Torino dalla lettura di tali atti e, soprattutto, da qualunque possibilità di intervento sulla collaborazione in corso con l’Agenzia. Interpretazione ardita perché c’è quella “I”, che indica l’appartenenza del Dipartimento a entrambi gli atenei. Perciò, come membro del CdA dell’Università di Torino, organo con responsabilità in materia di gestione amministrativa, economica e patrimoniale, chiederò formalmente al direttore del DIST di accedere agli atti prima citati. È un’esigenza di trasparenza, che sarà certamente condivisa da altri consiglieri.

Sulle azioni di Frontex si sta facendo finalmente un po’ di chiarezza. Sarebbe opportuno farla anche sui rapporti fra Frontex, Politecnico, DIST e Università di Torino.

Gli autori

Maria Chiara Acciarini

Maria Chiara Acciarini è stata insegnante e preside in una scuola media superiore e ha fatto parte della segreteria della CGIL Scuola di Torino. È stata consigliera comunale di Torino e, poi, deputata e senatrice in rappresentanza dei Democratici di Sinistra, che ha lasciato nel 2007. Ha scritto tra l’altro, con Alba Sasso, il libro “Prima di tutto la scuola” (2006).

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One Comment on “Frontex, i diritti umani, il Politecnico di Torino”

  1. Articolo molto interessante. Sul Politecnico di Torino ho dei dubbi soprattutto ho la netta sensazione che gestisca (dietro le quinte) la politica torinese che condivido sempre meno, non lavora sul superamento delle disuguaglianze tra centro e periferia, punto in modo assurdo sul turismo snaturando interi quartieri e ascolta poco ciò che i cittadini hanno da dire al di là delle finte chiacchiere occasionali. Insomma molto tecnicismo poca politica.

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