L’overdose di impegni dello sport professionistico

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Sportivi sull’orlo di crisi di nervi, obbligati dai calendari internazionali e da un concetto di professionismo sempre più spinto a un’innaturale overdose di impegni che quasi fa sembrare minimali le circa 70 partite che il tennista Sinner gioca nel corso di un anno su diverse superfici.

Lo sport maggiormente sotto pressione è naturalmente il calcio che si è visto rimuovere gli sbarramenti per una Superlega in fieri che chissà se mai sarà promossa. Ma intanto si gonfia il meccanismo della Champions League, sostituendo allo schema delle 32 squadre finaliste quello delle 36 del futuro con la possibilità per una quinta squadra italiana di entrare a regime in una fase più che mediaticamente interessante. Anche i criteri per la partecipazione ai mondiali delle squadre nazionali vengono artatamente gonfiati (tanto da far ritenere ridicola e implausibile l’eliminazione della squadra azzurra quando le ammesse sono addirittura 48). La scusa è di promuovere il calcio anche nei continenti depressi ma dal punto di vista tecnico il contentino abbassa il livello della manifestazione e la rende simile a una sfida circense dove alla fine vince non il migliore ma il più resistente. È una quantità che livella la qualità (anche se l’Italia di Spalletti, da campione uscente, ha arraffato quasi l’ultimo posto utile per iscriversi al prossimo campionato europeo quando la rosa delle promosse è allargata a 24 compagini). Parafrasando un antico slogan pubblicitario il logorio del calendario moderno fa sentire la propria malevola influenza al capitolo infortuni. Le rose delle squadra di calcio si gonfiano proprio in ragione di questo turn over auto-distruttivo. Una statistica dimostra la fragilità di sistema: a tutto il 2023 il Milan ha contato 15 giocatori infortunati e, in graduatoria seguono Roma, Salernitana, Napoli con influssi rilevanti sulla classifica e sul rendimento collettivo.

Il basket ha eletto l’Eurolega a manifestazioni principale. Le due squadre italiane – Milano e Bologna – giocano in media due partite settimanali oltre all’impegno festivo di campionato. Lo schema è di 34 partite di qualificazioni continentali a cui segue, poi, un lungo meccanismo di playoff per arrivare alla concentrazione della Final Four. Ebbene, al momento Milano non può contare su Shields e Mirotic, i giocatori di maggiore rendimento, mentre Bologna ha dovuto rinunciare al pivot Cacok, contrattualizzando due nuovi giocatori a gennaio. Sono club che nel corso di un anno solare devono mettere in preventivo circa 90 match, uno ogni quattro giorni. E i giocatori devono anche rispondere alle chiamate delle rispettive nazionali. In ragione di questo spesso Milano e Bologna incespicano nel campionato nazionale preferendo puntare le proprie fiches sull’evento europeo. I 12 giocatori in rosa non bastano più e gli staff allargano il roster a 16-17 elementi.

Anche l’atletica, dove gli impegni, per una evidente ragione tecnica, sono minori, nel 2024 deve fare i conti con la doppia periodizzazione degli europei di Roma e dell’olimpiade di Parigi, costringendo le federazioni a scelte delicate e in un certo senso geopolitiche. In ogni caso, se una squadra italiana di pallavolo deve interrompere i propri impegni in campionato per andare a giocare un torneo intercontinentale a migliaia di chilometri di distanza è evidente il sistema sportivo è sempre più fuori controllo.

Superfluo dire che i responsabili di questa intensificazione spinta di un sistema che cerca di pompare sempre più soldi tra sponsorizzazioni, incassi al botteghino, proventi da diritti televisivi sono le Federazioni internazionali, le Leghe preposte e persino il Cio, che pure dovrebbe fare da super-controllore.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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