Legalizzare la cannabis? L’esempio della Germania

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Una buona notizia di ferragosto. Il più grosso Paese dell’Unione europea, la Germania, legalizza il consumo ricreativo della cannabis. Dopo le “pulci”, Malta (2021) e Lussemburgo (2023), ora è il Governo tedesco che, con l’approvazione del progetto di legge sull’“uso controllato della cannabis”, si pone come punto di riferimento per una decisa svolta politica al proibizionismo del continente per marijuana e hashish. La legge era nell’accordo di programma della coalizione giallo rosso verde, composta da liberali, socialdemocratici e verdi. Il suo varo ha subito un ritardo e una modifica per l’opposizione dell’Unione europea, ma si prevede che con la fine dell’anno la nuova normativa entri in vigore.

La legge, fortemente voluta dai verdi tedeschi (che ne hanno fatto un punto di forza della loro campagna elettorale e che ha motivato al voto la popolazione giovanile), consente un consumo personale sino al limite di 50 grammi al mese, che per i giovani tra 18-21 anni è ridotto a 30 grammi, e la possibilità di coltivare, sempre per uso personale, fino a tre piante alla volta. Inoltre, per i giovani tra 18 e 21 anni la cannabis non può contenere un principio attivo di Thc superiore al 10%. Per l’acquisto bisogna essere membri di un “cannabis social club”. Ogni cannabis social club può avere fino a 500 iscrizioni, ma ne può essere creato uno ogni 6.000 abitanti. La cannabis non potrà essere consumata all’interno del club. Il social club è un’organizzazione non profit e il costo economico della coltivazione è sostenuto dai soci in base ai programmi del loro consumo.

Due gli obiettivi della nuova legge.

Il primo concerne la lotta al narcotraffico e la restituzione ai consumatori dei loro diritti. La nuova modalità di contrasto alla criminalità del narcotraffico avviene sottraendole gran parte del mercato col rendere il prodotto legale. A circa cinque milioni di consumatori tedeschi dichiarati sarà consentito di rientrare nella legalità. La depenalizzazione del possesso della sostanza vale anche per le condanne antecedenti dell’entrata in vigore della legge. Venendo meno la criminalizzazione del consumatore, si riduce anche l’effetto dello stigma sociale. La diminuzione dei costi per le operazioni di polizia, per l’attività degli organi giudiziari e per il sistema carcerario è stimata intorno a un miliardo di euro all’anno.

L’altro obiettivo è quello della protezione della salute e della prevenzione. L’illegalità del consumo aggrava, infatti, rischi e pericoli sanitari. Con il prodotto certificato, gli acquirenti sanno esattamente cosa consumano e conoscono la quantità dei diversi principi attivi contenuti. Il prodotto non viene “innaffiato” con altre sostanze illegali o dannose. Viene eliminata ogni contiguità di mercato con gli spacciatori, diminuendo un significativo fattore di rischio per chi ritiene che la cannabis possa agire da droga di ingresso all’assunzione di stupefacenti più pericolosi. Il divieto del consumo rimane per i minori di età. La legge insiste molto sul rafforzamento degli interventi di prevenzione ed educazione alla salute. Il quadro della normativa, allineandosi ad altre proibizioni di comportamenti per i minori, rende più chiara e sgombra la cornice in cui si colloca l’agire educativo. Il proibizionismo non solo non ha fermato il consumo (l’uso di cannabis in Germania, come in altri Paesi, è dato di nuovo in forte espansione dopo la stasi del Covid) ma rende più difficile l’intercettazione precoce delle situazioni problematiche, per la paura dei ragazzi di essere scoperti e incappare nelle maglie della repressione. Il potenziamento della rete degli interventi psico socio educativi è in grado di consentire, nel nuovo quadro di legalità del comportamento di assunzione, un consumo più sicuro, una più pronta capacità di intervento nelle situazioni critiche, un maggiore contenimento dell’uso precoce da parte dei minori.

Oltre ad affrontare una forte opposizione politica interna, la legge ha richiesto un accordo con l’Unione europea, che ha comportato significative modificazioni al testo originario. Qualche critica sostiene che non si tratti più di una normativa per la legalizzazione della cannabis, ma di una nuova regolamentazione nella depenalizzazione della problematica. L’Unione ritiene che un programma di vendita capillare della cannabis in tutto il paese, e di commercializzazione tramite negozi specializzati, violi il diritto europeo, in quanto contrastante con gli obblighi delle Convenzioni internazionali in materia di stupefacenti sottoscritte dalla stessa. Vengono richiamate al riguardo la Decisione quadro 2004/757/GAI del Consiglio d’Europa e il Trattato di Schengen, che, se disattesi, comporterebbero un’infrazione della disciplina europea con conseguenti pesanti sanzioni economiche. La soluzione del conflitto ha comportato il compromesso di una gradualità di obiettivi e di tempi di realizzazione. Una prima fase della legalizzazione comporta l’accesso alla cannabis limitato ai cannabis social club. La seconda fase, che si realizzerà in un arco temporale di quattro anni, prevede la sperimentazione in alcune città di aperture di negozi specializzati, di cui sarà valutato l’impatto in base a una serie differenziata di parametri tra cui il possibile aumento del consumo. I timori di un ampliamento della platea dei consumatori, la preoccupazione della diffusione di maggiori pericoli per la salute in particolare per i più giovani, lo spettro della cannabis come droga di iniziazione verso altre sostanze, sono, infatti, i cavalli di battaglia dell’opposizione interna, che rifiuta una politica di “bilanciamento” che contempli la riduzione dei rischi e dei danni come più efficace politica di governo del fenomeno.

La legge, in quanto testo federale, deve passare al Bundestag (Camera dei deputati), ma non al Bundesrat (la Camera dei Laender), dove l’opposizione si coagulerebbe. Si vedrà se singole contee potranno decidere di non consentire la creazione dei cannabis social club. Comunque il passo decisivo è stato compiuto e anche in Europa si apre uno scenario significativo per un’inversione di tendenza per le politiche sulle droghe.

Gli autori

Leopoldo Grosso

Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta, è stato per molti anni coordinatore del settore Accoglienza del Gruppo Abele e fondatore dell’Università della strada. Tra i suoi libri più recenti: “La comunità terapeutica per persone tossicodipendenti” (con Maurizio Coletti, 2011), “Atlante delle dipendenze” (con Francesca Rascazzo, 2014), “Questione cannabis. Le ragioni della legalizzazione” (2018), tutti per le Edizioni Gruppo Abele.

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One Comment on “Legalizzare la cannabis? L’esempio della Germania”

  1. Il dibattito sulle “droghe leggere” è ormai stantìo, da entrambe le parti che qualcuno ha voluto cristallizzare nei decenni. Per questo, in gran parte l’antiproibizionismo non può gridar vittoria quando un singolo “cavallo di battaglia” della fazione avversa viene sbugiardato. E’ l’impianto che va smontato, costasse anche smontare anche il proprio impianto ultradecennale…
    Politicamente, guardiamo la questione un po’ meglio. In Germania le nuove generazioni (se è vero quanto dice l’articolo) votano centrosinistra per legalizzare la cannabis, a costo di far emergere una superguerrafondaia come la Baerbock. Da noi cosa succederebbe, visto che per avere un reddito di cittadinanza ci siam ritrovati un Di Maio?
    Da noi cosa succederebbe, con una legge avente i dettagli di quella proposta in Germania? Il meno che mi aspetterei, per i cannabis social club, è il destino dei centri per l’impiego. Più realisticamente, il destino sarebbe meglio dipinto da Crozza.

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